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Orban: “Ue ritiri le sanzioni contro la Russia entro la fine dell’anno”. Medvedev: “disposti anche al nucleare per proteggere i territori”

Il discorso fatto da Vladimir Putin alla Russia e le minacce all’uso del nucleare continuano a scuotere gli animi nel mondo, mentre in madrepatria proseguono le proteste.

Secondo il Segretario di Stato americano Antony Blinken le parole del presidente russo, e in particolare la decisione della mobilitazione parziale per il conflitto in Ucraina, denoterebbero “le difficoltà del Cremlino sul campo di battaglia, l’impopolarità della guerra e la riluttanza dei russi a combatterla“. «Non sta operando da una posizione di forza ma questo è piuttosto un segno del fallimento della sua missione», ha aggiunto Blinken. Poco prima, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro, il presidente Biden ha bollato come “spericolate e irresponsabili” le minacce di Putin a una escalation nucleare.

Oggi dal Cremlino sembra aprirsi uno spiraglio, quantomeno negli intenti, con il viceministro degli Esteri Ryabkov che conferma di prendere “seriamente ogni segnale di una volontà degli Usa di migliorare le relazioni“, anche se al momento la direzione di Washington “è contraria“.

Parole meno concilianti arrivano invece da Medvedev, secondo cui la Russia sarebbe pronta anche al nucleare pur di difendere i territori annessi. «Si terranno referendum e le repubbliche del Donbass e altri territori saranno annessi alla Russia. La protezione di tutti i territori che hanno aderito sarà significativamente rafforzata dalle Forze Armate russe – spiega il vicepresidente del consiglio di sicurezza. – La Russia ha annunciato che non solo le capacità di mobilitazione, ma anche qualsiasi arma russa, comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi, potranno essere utilizzate per tale protezione».

A New York, a margine della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha incontrato il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin.

La mobilitazione dei riservisti

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov smentisce quanto riferito dalla Novaya Gazeta Europe secondo la quale i soldati che potrebbero essere richiamati al fronte non sono 300 mila ma un milione. Peskov, citato dalla Tass, ha definito la notizia “una menzogna“.

Dopo il discorso di Putin sulla mobilitazione parziale, infatti, il ministro della Difesa Serghei Shoigu aveva detto che 300 mila soldati sarebbero potuti essere richiamati al fronte dalla Russia. Secondo una fonte interna citata da Novaya Gazeta Europe, tuttavia, “la cifra è stata corretta più volte e alla fine si è deciso per un milione“, mentre l’articolo 7 del decreto, in cui si indica il numero delle persone arruolabili, è stato secretato.   

L’Europa risponde

Dall’Europa, la premier britannica Liz Truss ha sottolineato che la Gran Bretagna “garantisce il suo sostegno militare all’Ucraina fino alla vittoria“. «In questo momento critico del conflitto, garantisco che manterremo o aumenteremo il nostro sostegno militare all’Ucraina per tutto il tempo necessario. Non saremo tranquilli fino a quando l’Ucraina non avrà trionfato», ha detto parlando all’Assemblea generale dell’Onu.

Dopo il suo discorso Truss ha incontrato in un bilaterale la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Al termine dell’incontro le due leader hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano “fermamente le azioni della Russia in Ucraina e hanno convenuto che i recenti appelli di Putin a mobilitare parti della popolazione erano un segno che l’invasione russa sta fallendo. È una dichiarazione di debolezza“.

L’Unione europea non arretrerà di un passo sul tema delle sanzioni, anzi l’Alto rappresentante Josep Borrell annuncia che altre misure restrittive verranno adottate “al più presto in coordinazione con i nostri partner“. «Continueremo ad aumentare il nostro supporto militare all’Ucraina e studieremo un nuovo pacchetto di sanzioni che prenda di mira settori dell’economia russa e una nuova lista di soggetti», ha spiegato annunciando la decisione adottata dal Consiglio degli Affari esteri straordinario dell’Ue.

Va controcorrente il premier ungherese Viktor Orban che ha invitato i membri del suo partito Fidesz a “fare tutto il possibile affinché l’Ue ritiri le sanzioni (contro la Russia) entro la fine dell’anno“. Secondo il primo ministro magiaro, infatti, con le sanzioni l’Europa avrebbe trasformato un conflitto locale in una “guerra economica mondiale“.

L’Ucraina chiede nuove sanzioni

Infine, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha lanciato un appello agli alleati al termine dell’intervento del presidente Zelensky all’Onu: «l’unica risposta appropriata alle minacce bellicose di Putin è di raddoppiare gli sforzi per sostenere l’Ucraina. Più sanzioni contro la Russia, più armi all’Ucraina e più solidarietà agli ucraini da parte dell’Occidente», ha scritto su Twitter.

di: Alessia MALCAUS

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