Con One Palm Closer to the Sky, la mostra realizzata da Fondazione Furla alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, Shilpa Gupta ci invita a tenere la mente aperta, cambiare prospettiva e tornare a immaginare.
Shilpa Gupta è una di quelle artiste capaci di farti osservare la vita da un punto di vista che non avevi ancora considerato. Non ha bisogno di grandi gesti o installazioni sconvolgenti ma di oggetti semplici usati in modo inatteso, capaci di lasciare dentro di te nuove consapevolezze, la sensazione di essere “un palmo più vicino al cielo” come recita il titolo della sua personale alla Galleria d’Arte Moderna di Milano (fino al 6 gennaio 2027).
Per l’ottava edizione di Furla Series – progetto che dal 2017 vede Fondazione Furla impegnata a celebrare il contributo delle artiste nella cultura contemporanea con mostre fatte con importanti istituzioni – One Palm Closer to the Sky, a cura di Bruna Roccasalva, è una riflessione sul potere delle parole (ma anche della musica, dei simboli, dei governi, delle regole).
In un museo che custodisce molte opere del periodo risorgimentale italiano, che raccontano della costruzione della nostra cultura, dei concetti di confine, appartenenza, identità, e degli ideali di cui era imperniata la nascita dell’Italia come nazione unitaria, le opere di Gupta costruiscono una riflessione sul rapporto con quei “sistemi di controllo” – media, linguaggio e istituzioni – che condizionano e plasmano la percezione di noi stessi e del mondo.
Ha cominciato innalzando nel cortile del museo una monumentale banderuola segnavento sovrastata dalla scritta Hope.
In un presente in cui generazioni di lotte per la libertà sembrano cedere davanti a derive autoritarie, forse la speranza è l’ultimo baluardo che ci resta (l’ultima a morire come si dice). Un’opera che è non solo dimostrazione di come l’Arte, entrando nello spazio pubblico, possa essere un “fatto quotidiano”, ma anche di come il linguaggio sappia orientare il pensiero, anche quando il vento sposta continuamente la banderuola.
Le parole possono orientare il pensiero
Nel percorso di mostra la potenza delle parole è un filo rosso che attraversa molte opere. Lo dimostra Truth, installazione luminosa leggibile solo guardando lo specchio che ha di fronte, un gesto semplice che ci dice come a volte basta cambiare il punto di vista per vedere le cose come sono davvero, ma anche che tutto quello che sappiamo (dunque le nostre opinioni) è sempre mediato da qualcosa o da qualcuno. Non esiste, in fondo, uno sguardo completamente neutrale.

Truth, 2026 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
E che alle parole bisogna sempre prestare la giusta attenzione, lo dimostra anche SoundOnMySkin: immaginate di stare alla stazione, seduti davanti al tabellone degli orari, e di veder comparire, al posto del numero di binario, una frase criptica, oracolare, dal significato incerto. È quello che succede davanti a quest’opera: su un display a lettere rotanti, le frasi cambiano velocemente, dense di errori, apparente mancanza di senso, pause, che ci costringono a rallentare, a ricostruire, a cambiare punto di vista.

SoundOnMySkin, 2024/2025 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
È come se l’artista ci invitasse continuamente a tenere la mente aperta, a mettere in discussione ciò che ci è familiare, a darci la possibilità di pensare diversamente e (magari) di tornare a immaginare e sognare.
Bella Ciao e la memoria delle lotte
E del sogno ha tutto il carattere un’altra opera che ci porta in penombra, in una stanza ingombra di vecchi mobili, con porte e finestre appoggiate alle pareti. Disposti in giro sui vecchi arredi, alcuni bicchieri pieni d’acqua suonano, grazie a piccoli congegni meccanici, una versione rudimentale di Bella Ciao.

When the Stone Sang to the Glass (Bella Ciao), 2025/2026 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
When the Stone Sang to the Glass (Bella Ciao) è il ricordo delle lotte passate che non puoi fermare, è la musica segreta che continui a cantare nell’intimità della casa, è la dimostrazione che le idee, anche quando impazza la violenza, sono più forti, e che ciò che abbiamo vissuto e ascoltato resta per sempre con noi. Piccole, potentissime cose.

When the Stone Sang to the Glass (Bella Ciao), 2025/2026 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
Quando i corpi cancellati tornano visibili
Stessa carica ha anche Breathe, installazione ospitata nella sala più grande, che all’inizio sembra vuota, illuminata da un lungo muro bianco. Avvicinandosi alla parete si capisce che il muro non è bianco per niente, ma sulla superficie riporta piccoli rilievi che rappresentano scene di violenza delle forze dell’ordine. Vieni invitato a metterci un foglio sopra e passarci un pastello, come quando da bambino ti divertivi a far apparire le cose in rilievo, ma i ricalchi questa volta mostrano l’assenza dei corpi di chi è stato picchiato, arrestato, fermato per aver manifestato per i suoi diritti.

Breathe, 2024/2026 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
L’opera rivela corpi dissidenti che rivendicano il proprio spazio e uno stato fragile quando esercita la violenza. Quel foglio puoi portarlo via, diventando tu stesso parte di un processo grazie al quale quelle voci tornano ad essere udibili.
Anche in Stars on Flags of the World, July 2011 in cui l’artista ricama su grandi tele le stelle tratte da bandiere di diverse nazioni, o in piccoli lavori come Sculpture with Skipped Pills – una piccola torre di pillole che l’artista ha dimenticato di prendere – o Light at 3pm, che con un frammento di specchio cattura la luce nella stanza esattamente a quell’ora della giornata, Gupta modifica la nostra relazione con le cose dimostrandoci come possano diventare altro solo nel modo in cui le guardiamo.

A Tower of Skipped Pills, 2026 — Shilpa Gupta
Ph. Andrea Rossetti
L’arte non deve darci risposte
Alla fine, uscendo dalla Galleria, quello che ci portiamo a casa è la consapevolezza che l’Arte non offra necessariamente una risposta (anzi spesso aggiunge domande a quelle che già ci facciamo), ma è capace di creare uno spazio in cui quello che è stato cancellato (o censurato) può tornare ad avere una voce, quello che pensiamo di conoscere viene nuovamente messo in discussione, e ciò che sembra immutabile può cambiare.

