Al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma la mostra Sguardo Rovescio della fotografa Marialba Russo ci insegna a liberarci dagli stereotipi di cui sono vittime non solo i corpi femminili, ma anche quelli degli uomini.
Se pensate che il patriarcato sia stato (e sia ancora) un problema solo per le donne, vi state sbagliando.
Sguardo Rovescio, la prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo
Lo rende estremamente evidente la mostra in corso fino al 31 gennaio 2027 al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma, di una fotografa strepitosa di cui bisognerebbe parlare di più: Sguardo Rovescio, la prima grande mostra dedicata da un museo italiano a Marialba Russo (Napoli, 1947), curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini.
Marialba Russo osserva la società italiana dagli anni Settanta; intrecciando pratica artistica, antropologia culturale e osservazione, non solo ha contribuito a ridefinire radicalmente il linguaggio fotografico in Italia, ma soprattutto ha osservato la società da un altro punto di vista, da quello sguardo rovescio a cui allude il titolo dell’esposizione.
Un altro sguardo sulla mascolinità
Guardando le sue fotografie è possibile fare “un’altra esperienza dello sguardo” (come dice lei stessa) ed è proprio quello che accade camminando tra i sette nuclei fondamentali della sua produzione che compongono l’esposizione e che interrogano in modo incredibilmente attuale la rappresentazione della mascolinità.
La sua ricerca, che nasce dal rigore delle indagini condotte insieme all’antropologa Annabella Rossi, è stata capace di anticipare di decenni temi oggi centrali nel dibattito contemporaneo, come corpo, genere e costruzione culturale dell’identità, restituendoci una visione altra, indipendente, originale e rivelatoria del maschile, libera dallo sguardo patriarcale con cui noi stessi siamo “culturalmente abituati” ad osservarlo.
Danze, riti e travestimenti: le opere in mostra
Gli schemi e le categorie in cui siamo abituati a incasellare le nostre esperienze e la definizione di quello che incontriamo saranno messi in discussione immediatamente quando ci troveremo ad osservare con curiosità Al ristorante, il 29 settembre 1974, una serie fotografica realizzata in Basilicata, di ritorno dal Santuario della Madonna di Monteverde.
Qui due giovani uomini ballano da soli in un ristorante semideserto, sempre più scatenati, sempre più sensuali, come se nessuno potesse vederli. L’occhio dell’autrice, da sempre attratto dai contesti delle “feste” (religiose o laiche), non può fare a meno di cogliere questo momento autentico e surreale, dimostrando come il suo linguaggio sia inevitabilmente quello dell’arte contemporanea e non dell’antropologia.

Marialba Russo, Al ristorante, 1974
Quello stesso sguardo, capace di trasformare la documentazione in racconto autoriale, lo ritroviamo anche in Il Passaggio/L’incanata (1979), dove vediamo due genitori spogliare un figlio spaventato in un bosco dell’avellinese, per farlo passare in una fessura creata tagliando per il lungo il ramo di un albero. Immagini capaci di generare stupore misto a timore, che raccontano di una ritualità misterica e antica, di corpi esposti e posseduti, di riti di passaggio e dell’eterno ciclo del nascere e del morire nella Natura.
Sempre ad Avellino, ma anche in molte altre località campane, tra gli anni Settanta e Ottanta, Marialba Russo ritrae più di trenta uomini che, in occasione del Carnevale, scelgono di travestirsi da donna. Travestimento (1975-80) è un progetto che rende estremamente evidente il modo laterale in cui la fotografa interroga i confini della società patriarcale dell’epoca, dimostrando quanto, nel contesto di un rituale condiviso che ribalta i ruoli, i maschi interpretino liberamente una femminilità mediata da quella di madri, mogli, sorelle, in un ideale superamento di genere totalmente privo dello stigma del giudizio.

Marialba Russo, Travestimento, 1975-80
La stessa libertà si respira anche nelle fotografie che compongono la serie Il parto (1978) in cui, ancora una volta, con il registro parodistico e a volte grottesco della sceneggiata popolare, un uomo vestito da donna mette in scena i dolori del parto, appropriandosi di quanto di più intimo e femminile ci sia al mondo.

Marialba Russo, Il Parto, 1978
Sono passati quasi cinquant’anni da quegli scatti, eppure ancora qualcosa dentro di noi sta scomodo, le cose non sembrano al posto giusto, quelle fotografie ci interrogano.
Lo stesso accade guardando L’espulsione del male (1974) in cui, sul pavimento della Cappella di San Paolo a Galatina in Puglia, un uomo viene ritratto nell’istante in cui il male (il morso della taranta) viene espulso dal suo corpo. Il punto non è più il racconto della religione che diventa superstizione, ma il fatto che, coinvolgendo nel rito un uomo al posto di una donna (come sarebbe considerato “normale”), una tradizione venga spezzata e il nostro sguardo, le nostre categorie culturali, messi in crisi.
Cult fiction e 130 ritratti di spalle


Marialba Russo, Cult Fiction, 1978-80
E se nella sua famosa serie Cult Fiction, realizzata tra il 1978 e il 1980, la Russo racconta con ironia, attraverso le immagini dei manifesti dei cinema a luci rosse a Napoli e Aversa, non solo il desiderio (eterosessuale) maschile, ma anche la mercificazione del corpo femminile, con Della serie delle centotrenta figure di spalle (1981) si interroga poeticamente sull’identità – acquisita, conquistata, imposta – di 130 uomini fotografati di spalle.
Un lavoro struggente e concettuale che non mette in dubbio il genere dei soggetti ma, privandoli del volto, compone un catalogo in cui la ripetizione diventa critica a una mascolinità plurale ma priva di identità stabile.

Marialba Russo, Della serie delle centotrenta figure di spalle, 1978
Una mascolinità culturale, non naturale
Con questa mostra lo Sguardo Rovescio e indagatore di Marialba Russo ci consegna dunque un ritratto di mascolinità “culturale” più che “naturale”, che contraddice lo stereotipo della virilità mostrando uomini privi di controllo, travestiti, sovversivi, plurali, a volte stupiti da loro stessi e incredibilmente vitali.
La mostra è un’esperienza sorprendente, capace di sondare i confini culturali di ognuno, interrogando strutture sociali che pensiamo di avere superato.
Un ottimo strumento per esercitarsi a guardare meglio la realtà.
Info mostra: Sguardo Rovescio, Marialba Russo — MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Via Nizza 138, Roma. Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. A cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini.

