Donne single e coppie di donne non possono accedere in Italia alla procreazione medicalmente assistita. Per diventare madri molte ricorrono alla PMA all’estero, tra viaggi ripetuti e spese che arrivano a decine di migliaia di euro. Le loro storie sono al centro di un nuovo video dell’Associazione Luca Coscioni, che sostiene una proposta di legge popolare arrivata a oltre 40.000 firme sulle 50.000 necessarie.
Nove viaggi in due anni. Decine di migliaia di euro. Ferie, permessi dal lavoro, voli e soggiorni organizzati attorno agli appuntamenti in clinica. Per una parte delle donne italiane che desiderano un figlio, la PMA all’estero è l’unica strada possibile verso la maternità.
È il racconto al centro del video corale diffuso dall’Associazione Luca Coscioni nell’ambito della campagna “PMA per tutte”, che chiede di estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle donne single e alle coppie di donne. Quattordici madri raccontano in prima persona il loro percorso all’estero e le difficoltà personali, economiche e burocratiche che hanno affrontato. L’Associazione lo definisce un “esilio” forzato.
Le testimonianze: la PMA all’estero tra costi, viaggi e tentativi
«Paghiamo le tasse in Italia, dove la natalità cala. Ma per fare figli dobbiamo pagare cliniche all’estero, dove spesso lavorano anche medici italiani», racconta Andreina, 45 anni, originaria di Taranto e oggi residente a Bologna. È madre di un bambino di tre anni e mezzo, nato in Spagna.
Alessandra, giovane madre milanese, ha affrontato nove viaggi in due anni prima di riuscire a rimanere incinta. «Io ci ho messo due anni e decine di migliaia di euro. Per fortuna ho un lavoro flessibile, che mi ha permesso di provarci più volte in Spagna. In altre circostanze, non avrei potuto permettermelo».
Il nodo economico ricorre in quasi tutti i racconti. Valeria e Ilaria, romane, madri di Ambra, hanno destinato la lista nozze alle spese del percorso fuori dall’Italia: «Per noi non sarebbe stato possibile senza l’aiuto della nostra famiglia e dei nostri amici».
Oltre alla questione giuridica, emerge così una differenza molto concreta: chi può permettersi i costi e la logistica della PMA all’estero, e chi no.
Cosa dice oggi la legge 40
La legge 40 del 2004 consente l’accesso alle tecniche di PMA alle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. Ne restano escluse le donne single e le coppie formate da due donne.
In oltre vent’anni diversi interventi della Corte costituzionale hanno modificato l’impianto originario della legge. Nel 2009 è stato superato il limite rigido relativo alla produzione e all’impianto degli embrioni; nel 2014 è caduto il divieto di fecondazione eterologa. Nel 2015 la Corte ha inoltre consentito l’accesso alla PMA alle coppie fertili portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili, rendendo possibile in questi casi anche il ricorso alla diagnosi genetica preimpianto.
Sull’accesso delle donne single la Consulta si è pronunciata nel maggio 2025. Con la sentenza n. 69 ha giudicato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sull’articolo 5 della legge 40, lasciando quindi in vigore l’esclusione.
La Corte ha però chiarito un altro punto: non esistono impedimenti costituzionali a un’eventuale decisione del Parlamento di estendere l’accesso alla PMA anche a nuclei familiari diversi da quelli oggi previsti.
I giudici hanno affrontato anche la questione economica. Il fatto che alcune donne possano permettersi di rivolgersi a Paesi con normative differenti, mentre altre non ne hanno la possibilità, non rende di per sé incostituzionale la disciplina italiana.
Un eventuale ampliamento dell’accesso alla PMA resta quindi affidato a una scelta del legislatore.
Le ragioni di chi difende il divieto
La stessa Corte costituzionale ha indicato le ragioni che, nell’attuale quadro normativo, consentono al legislatore di mantenere l’esclusione delle donne single.
Nella sentenza 69/2025 i giudici hanno ricondotto la scelta al principio di precauzione nell’interesse dei futuri nati, ritenendo non manifestamente irragionevole né sproporzionata una disciplina che non consente un progetto genitoriale che comporti, fin dall’origine, l’assenza della figura paterna.
È la stessa linea sostenuta da chi si oppone alla proposta. Per i movimenti pro-vita, estendere la PMA alle donne single significherebbe affermare un “diritto al figlio” centrato sul desiderio degli adulti più che sull’interesse del nascituro. Pro Vita & Famiglia chiede invece di investire nella prevenzione e nella cura dell’infertilità.
La stessa Consulta ha tuttavia precisato che l’attuale modello non rappresenta una scelta costituzionalmente obbligata. In altre parole, il Parlamento può mantenere l’attuale disciplina oppure decidere di ampliare la platea delle persone che possono accedere alla PMA.
La proposta di legge e le firme mancanti
Il percorso verso la proposta di legge di iniziativa popolare è passato attraverso diverse mobilitazioni. Nel maggio 2025 una petizione al Parlamento sostenuta da oltre 43.000 persone era stata depositata al Senato. Un anno dopo, nel maggio 2026, l’Associazione Luca Coscioni ha depositato alla Camera oltre 45.000 firme raccolte nell’ambito della campagna e ha annunciato la costituzione del comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare.
La nuova raccolta ha un obiettivo diverso: raggiungere almeno 50.000 firme certificate per poter depositare formalmente la proposta in Parlamento.
Il testo punta a modificare l’articolo 5 della legge 40, estendendo l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle donne single e alle coppie di donne e intervenendo anche sulla definizione delle condizioni che consentono di ricorrere alla PMA. Il testo della proposta “PMA per tutte” è pubblicato integralmente sul sito della campagna.
Secondo i dati diffusi dall’Associazione in occasione del lancio del video, le firme hanno superato quota 40.000. Ne mancano quindi meno di 10.000 al traguardo previsto.
PMA PER TUTTE
40.000 firme su 50.000
La proposta di legge punta a estendere l’accesso alla PMA alle donne single e alle coppie di donne.
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Consulta la mappa della PMA in Europa →
«Oggi il desiderio di avere un figlio è ancora condizionato dallo stato civile»
«Oggi in Italia il desiderio di avere un figlio continua a essere condizionato dallo stato civile o dall’orientamento affettivo delle persone», dichiarano Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Francesca Re, coordinatrice della campagna.
«È una discriminazione che costringe ogni anno molte donne ad andare all’estero per accedere alla PMA, e in altri casi a rinunciare».
«Siamo vicini al traguardo delle 50.000 firme», proseguono. «La Corte costituzionale ha chiarito che non esiste alcun ostacolo costituzionale all’eliminazione di questo divieto e che spetta al Parlamento intervenire. Non è accettabile che donne single e coppie di donne siano ancora costrette a spostarsi all’estero per realizzare un progetto di famiglia che potrebbe essere legittimamente realizzato anche nel nostro Paese».
Filomena Gallo aveva già affrontato con Il Mondo il tema della procreazione medicalmente assistita, della legge 40 e del diritto alla genitorialità nell’intervista “Il diritto a una famiglia”.
Le regole sull’accesso alla PMA cambiano sensibilmente da un Paese europeo all’altro. L’Associazione Luca Coscioni ha raccolto le diverse normative in una mappa dedicata.
Per le quattordici protagoniste del video, però, prima ancora delle norme ci sono i chilometri percorsi, i tentativi ripetuti, le spese sostenute e il tempo necessario per diventare madri. È da quelle esperienze che la campagna ha scelto di ripartire.

