Autore: Alessia Turchi
Si occupa di comunicazione e strategia, con un percorso professionale dedicato allo sviluppo di progetti editoriali e alla valorizzazione di persone, imprese e idee. Oggi è Vice Direttrice de Il Mondo – Rivista, dove scrive di cultura, società, innovazione e dei cambiamenti che attraversano il nostro tempo. In precedenza ha collaborato con l’Associazione Luca Coscioni e partecipato a iniziative e trasmissioni dedicate ai temi del lavoro, dell’inclusione e dei diritti.
Una visita tra sei mesi oppure la stessa visita la prossima settimana, pagando. È una scelta che milioni di italiani conoscono fin troppo bene. La Corte dei conti torna a certificare le difficoltà delle liste d’attesa e mette in luce un paradosso sempre più evidente, perché il Servizio sanitario nazionale resta universalistico sulla carta, ma la velocità con cui possiamo curarci dipende sempre più spesso da quanto possiamo spendere.
La medicina della longevità promette di non limitarsi a curare le malattie, ma di intercettare prima i segnali dell’invecchiamento. Mentre cresce un nuovo mercato fatto di biomarcatori, screening avanzati e programmi personalizzati, si apre però una domanda che ci riguarda tutti, e cioè chi potrà permettersi di invecchiare meglio. Oggi e domani, 17 e 18 ottobre, al Buck Institute for Research on Aging di Novato, in California, medici, ricercatori, cliniche, aziende e investitori si ritrovano per la quarta Roundtable of Longevity Clinics. Nel programma ci sono i biomarcatori e la diagnostica della longevità, gli interventi personalizzati, l’intelligenza artificiale applicata alla salute…
Possiamo scegliere di cambiare il nostro corpo e non c’è nulla di superficiale nel farlo. Ma proprio perché quella scelta è legittima, deve essere anche sicura. Dietro un intervento estetico ci sono una sala operatoria, un’équipe, un’anestesia, dei rischi e un post operatorio. Non un semplice trattamento beauty.
Per anni ci hanno detto di accettarci, poi di migliorarci. Oggi la medicina estetica ci offre più possibilità di quante ne abbiamo mai avute sul nostro aspetto, e il rischio è che anche la libertà di scegliere si trasformi in un obbligo, in un senso o nell’altro. Forse il diritto da difendere è quello di invecchiare come vogliamo. Abbiamo ancora il diritto di invecchiare come vogliamo? Per anni ci hanno detto che bisognava accettarsi, poi abbiamo iniziato a sentirci dire che dovevamo migliorarci, e adesso siamo forse arrivati al punto in cui facciamo fatica perfino a capire dove finisca una…
Il Ferro Index misura da 0 a 100 il lusso di un hotel con 23 domande all’ospite: le attenzioni pesano 40 punti su 100, il design 8. Come funziona e quali limiti ha.
Pillole, doppi e tripli agonisti vanno oltre Ozempic e promettono benefici su cuore, fegato e altre complicanze. Cosa è dimostrato, cosa è promettente e cosa resta da capire.
Ogni anno più di 12 milioni di ragazze si sposano prima dei 18 anni. Cosa c’è dietro quel numero, tra scuola, salute, violenza e libertà di scegliere, secondo UNICEF e UNESCO.
Il Censis racconta un Paese in cui le donne fanno il primo passo e il modello dell’uomo cacciatore è superato, ma quattro italiani su dieci pensano che gli uomini non siano più virili come un tempo. Cosa resta della mascolinità tradizionale?
Per decenni la ricerca cardiovascolare è stata costruita soprattutto su uomini e su modelli di malattia maschili. Una Perspective su Nature Medicine e un registro italiano sul colesterolo mostrano perché riconoscere le differenze tra i sessi sia una parte della cura.
Il Tribunale di Milano ha ordinato a Google di cambiare le procedure per la deindicizzazione. Una decisione che riporta al centro una domanda semplice e difficile, quanto a lungo il passato può continuare a definirci.
