L’Italia è il Paese europeo con più casi di morbillo. La prima dose del vaccino ha quasi raggiunto l’obiettivo, ma la seconda si è fermata attorno all’84% e nessuna Regione arriva al 95% necessario per fermare il virus. Pediatri e Ministero della Salute chiedono di recuperare chi è rimasto a metà strada.
Il 2 novembre il Dipartimento della Salute dello Stato di New York ha comunicato la morte di un bambino nella contea di Lewis, legata al focolaio di morbillo in corso nella regione. Non succedeva da oltre trent’anni. Negli Stati Uniti i casi del 2026 hanno superato quota 4.800 e, secondo i CDC, almeno il 96% riguarda persone non vaccinate o con uno stato vaccinale sconosciuto.
La notizia è arrivata in Italia pochi giorni dopo un dato che riguarda direttamente noi. Secondo l’ultimo rapporto mensile dell’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, tra ottobre 2025 e settembre 2026 l’Italia ha notificato 651 casi di morbillo, il 28% di tutti quelli registrati nei trenta Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. Nessun altro Paese ne ha avuti di più, nemmeno la Bulgaria, che si è fermata a 589. L’incidenza italiana è di 11 casi per milione di abitanti, più del doppio della media europea di 5,1.
Il problema non è la prima dose
Guardando solo la prima dose, il quadro non sembra drammatico. Secondo i dati del Ministero della Salute sui bambini nati nel 2022, nel 2024 la copertura nazionale è arrivata al 94,77%, a un passo dalla soglia del 95% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2016, prima che la legge rendesse obbligatorio il vaccino per l’iscrizione a scuola, era all’87,26%.
La seconda dose, che si fa a cinque o sei anni e completa la protezione, racconta un’altra storia. Nello stesso periodo è passata dall’82,24% all’84,45%, appena due punti in otto anni, e le stime di OMS e UNICEF per il 2025 la danno in calo all’83%, contro l’88% del 2019. Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il 95%. Le più vicine sono Umbria (94,30%) e Lombardia (93,92%), mentre in fondo alla classifica ci sono la Sicilia con il 67,88%, la Campania con il 71,89% e la Provincia di Bolzano con il 73,69%. In Sicilia, in pratica, un bambino su tre arriva all’età scolare senza aver completato il ciclo.
Lo stesso Ministero, nella circolare con cui quest’anno ha richiamato le Regioni, scrive che il punto debole sta “non tanto nella prima dose” quanto nella seconda, e parla apertamente di una “condizione di endemicità del morbillo in Italia”. Significa che il virus non arriva soltanto da fuori con qualche viaggiatore, ma continua a circolare stabilmente dentro il Paese.

Chi si ammala davvero
Il morbillo è una delle malattie più contagiose che si conoscano. Una persona infetta può trasmetterlo a 12-18 persone non protette, e il contagio è possibile già quattro giorni prima che compaiano le macchie sulla pelle, quando nessuno sospetta ancora nulla. Per questo bastano piccole sacche di persone non vaccinate perché un focolaio si allarghi.
I dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità mostrano con chiarezza chi paga il prezzo di queste sacche. Nel bollettino di gennaio, su 84 casi, il 90,9% di quelli con stato vaccinale noto riguardava persone mai vaccinate e appena una aveva ricevuto due dosi. Più di un malato su tre aveva avuto almeno una complicanza, soprattutto polmonite ed epatite, e quasi la metà era finita in ospedale. Non si tratta solo di bambini, perché l’età mediana dei casi italiani è intorno ai trent’anni. L’ECDC segnala che nella fascia tra i 20 e i 29 anni l’incidenza in Italia è quattro volte quella europea, 24,1 casi per milione contro 6,1.
Poi ci sono i più piccoli, che non possono ancora difendersi da soli perché la prima dose si fa dopo il primo compleanno. Tra i bambini sotto l’anno l’incidenza italiana è di 94,5 casi per milione, contro una media europea di 55,9. Per loro l’unica protezione è che siano vaccinati gli adulti e i fratelli che hanno intorno, ed è qui che quel 16% di bambini senza seconda dose smette di essere una percentuale e diventa un rischio concreto.
Il 2026 lo ha mostrato in Calabria, dove la seconda dose si ferma al 76,80%. Secondo l’analisi del Ministero, nei primi cinque mesi dell’anno la Regione ha segnalato 265 casi, contro i 17 dello stesso periodo del 2025. A livello nazionale i casi confermati tra gennaio e maggio sono stati 472, a fronte dei 322 dell’anno prima, e il picco è arrivato ad aprile con 173 notifiche in un solo mese. Da allora i numeri sono scesi, ma l’ECDC invita a leggere il calo con cautela, perché il morbillo ha un andamento stagionale e tende a risalire tra l’inverno e la primavera.
Cosa chiedono pediatri e Ministero
La Federazione italiana medici pediatri e la Società italiana di pediatria hanno commentato insieme i dati europei. “Quando le coperture vaccinali si riducono, il virus torna inevitabilmente a trovare spazio”, ha detto il presidente della Fimp Antonio D’Avino, aggiungendo che “non possiamo permettere che una malattia prevenibile torni a rappresentare un rischio per la vita dei bambini”. Per il presidente della Sip Rino Agostiniani “la priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto”, compresi adolescenti e giovani adulti. Rocco Russo, che coordina il tavolo tecnico vaccinazioni della Sip, ha ricordato che l’obiettivo “non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale”, ma fare in modo che lo completino.
Le raccomandazioni del Ministero vanno nella stessa direzione. Alle Regioni chiede campagne di recupero centrate sulla seconda dose e sui giovani adulti mai vaccinati, la verifica dello stato immunitario degli operatori sanitari, ai quali va offerto attivamente il vaccino, e la segnalazione di ogni caso sospetto entro 24 ore, con la raccolta immediata dei campioni per la conferma in laboratorio. Il tema degli ospedali non è secondario, perché nel bollettino di gennaio più di un contagio su quattro tra quelli con origine nota era avvenuto proprio in ambito sanitario.
Una parte del lavoro passa anche dal semplice controllo del libretto. Molti adulti nati tra gli anni Settanta e Novanta non sanno se hanno fatto una o due dosi, o se il morbillo l’hanno avuto davvero. La vaccinazione è gratuita anche per loro, si può fare nei centri vaccinali delle Asl e, come accade per la campagna antinfluenzale di ogni autunno, può essere l’occasione per mettere in ordine la propria protezione.
Il caso di New York ricorda che un Paese ricco, con vaccini disponibili e gratuiti, può tornare a contare morti per una malattia che sembrava archiviata, e che la fiducia nella prevenzione si consuma molto più in fretta di quanto si ricostruisca. In Italia la prima metà del lavoro è stata fatta. Manca la seconda, ed è quella che decide se il morbillo continuerà a circolare o se finalmente smetterà di farlo.
Domande frequenti sul morbillo e sul vaccino
Ne servono due. In Italia la prima si fa dopo il primo compleanno, di norma entro i 15 mesi, e la seconda a 5-6 anni. Il vaccino è combinato con quelli contro parotite e rosolia (MPR) e spesso anche varicella (MPRV). Con una sola dose la protezione è buona ma incompleta, con due supera il 97%.
Sì. Chi non ha mai avuto il morbillo e non ha fatto due dosi può vaccinarsi gratuitamente nei centri vaccinali della propria Asl. Il Ministero della Salute raccomanda in particolare il recupero dei giovani adulti e la vaccinazione degli operatori sanitari. Chi non sa se è protetto può chiedere al medico o alla Asl di verificare il proprio stato vaccinale.
Perché è estremamente contagioso, una persona infetta può trasmetterlo a 12-18 persone non protette, e perché può dare complicanze serie come polmonite, epatite ed encefalite. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2026 più di un malato su tre in Italia ha avuto almeno una complicanza e quasi la metà è stata ricoverata. I più esposti sono i bambini sotto i cinque anni, le donne in gravidanza e le persone con difese immunitarie ridotte.

