Nella Giornata mondiale della vista i numeri ricordano che molte malattie degli occhi non danno sintomi all’inizio, e che vedere bene non basta per sapere di avere occhi in salute.
Quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto controllare i nostri occhi senza avere un disturbo da segnalare? Per molti la risposta è mai, o comunque tanto tempo fa, perché la vista è uno di quei sensi che diamo per scontati finché funzionano, ed è proprio questa abitudine che la Giornata mondiale della vista prova ogni anno a scalfire.
Quest’anno, l’8 ottobre, la Fondazione IAPB Italia, insieme alle strutture territoriali dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha organizzato controlli e consulenze gratuite in oltre 90 città, mentre a livello internazionale la campagna #LoveYourEyes ha come tappa il primo Global Summit for Eye Health, in programma il 2 novembre ad Antigua e Barbuda. Al di là delle iniziative, i dati che le accompagnano dicono qualcosa che riguarda tutti.
Quanto è esteso il problema
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oltre 2,2 miliardi di persone convivono con una riduzione della vista o con la cecità, e in almeno la metà dei casi la perdita visiva potrebbe essere prevenuta o trattata. In Italia, secondo IAPB Italia, oltre tre milioni di persone sono interessate da patologie croniche e degenerative come il glaucoma, la degenerazione maculare legata all’età e la retinopatia diabetica, malattie che aumentano con l’invecchiamento di una popolazione tra le più longeve del mondo.
Vedere bene non vuol dire avere occhi sani
Il punto più delicato è che molte di queste malattie, nelle fasi iniziali, non si sentono. Il glaucoma può svilupparsi senza sintomi evidenti e altre patologie restano a lungo silenti, ed è per questo che una persona può essere convinta di vederci benissimo mentre qualcosa è già cambiato.
Lo mostra una campagna di screening del 2023, «Vista in Salute», riportata da Quotidiano Sanità, che ha effettuato 8.671 visite in 55 città su persone con un’età media di poco superiore ai 65 anni. Il 90,2% dei partecipanti diceva di vedere bene, ma il 18,2% presentava alterazioni oculari significative. Sono dati di chi ha scelto di farsi visitare e non una fotografia dell’intero Paese, ma il senso è chiaro: la sensazione di vedere bene e lo stato reale dell’occhio non coincidono sempre.
È un discorso che somiglia a quello sull’età biologica, di cui abbiamo parlato raccontando come il cuore potrebbe essere più vecchio di noi, dove l’età che dichiariamo e quella che il corpo mostra possono non essere la stessa.
La miopia dei più giovani
Il quadro non riguarda soltanto chi è più avanti con gli anni. Secondo i dati riportati da IAPB Italia, la miopia tra bambini e adolescenti è passata dal 25% circa del 1990 a quasi il 36% del 2023, e le stime indicano circa il 40% nel 2050, pari a circa 740 milioni di persone. Tra i fattori richiamati dalla Fondazione ci sono la maggiore permanenza in ambienti chiusi e l’uso prolungato di schermi digitali, e per questo tra le raccomandazioni c’è anche quella di educare alla salute visiva fin dall’infanzia.
I segnali che non vanno aspettati
Ci sono poi sintomi che non vanno lasciati passare. Come ricorda Sky TG24, citando l’American Academy of Ophthalmology, la comparsa improvvisa di lampi di luce, di molti puntini o filamenti, o di un’ombra che copre una parte del campo visivo può indicare un distacco della retina e richiede una valutazione tempestiva. Un calo improvviso della vista, anche in un solo occhio, oppure un dolore intenso con occhio molto arrossato, vista offuscata e aloni colorati intorno alle luci, può invece essere il segno di un attacco acuto di glaucoma.

In questi casi non si aspetta che passi, ci si rivolge subito a un medico o al pronto soccorso. Per tutto il resto, dal peggioramento graduale alla vista che resta sfocata, la valutazione spetta all’oculista, a cui va chiesto anche ogni quanto controllare, perché dipende dall’età e dai fattori di rischio di ciascuno. Sul sito di IAPB Italia ci sono anche le indicazioni sulle età consigliate per i controlli e una linea gratuita di informazione, l’800 06 85 06, attiva dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13, che fornisce informazioni ma non prenota le visite.
Una pratica quotidiana
Mario Barbuto, presidente della Fondazione IAPB Italia e dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha ricordato che «la prevenzione non è un gesto occasionale ma una pratica quotidiana». Non si tratta, in fondo, di fare una visita una tantum, ma di cambiare il modo in cui guardiamo alla vista, che smettiamo di considerare un bene garantito per trattarlo come qualcosa da verificare. Come abbiamo già scritto parlando di prevenzione oncologica, prevenire non significa avere la certezza di non ammalarsi, ma ridurre il rischio dove è possibile, e lo stesso vale per gli occhi.
Forse è questo il senso di una giornata come quella dell’8 ottobre, più delle visite gratuite in sé. Gli occhi non ci avvisano quando iniziano a perdere qualcosa, e per accorgercene dobbiamo andare a cercarlo prima che sia il problema a imporcelo. Le informazioni di questo articolo non sostituiscono il parere di un medico.
In copertina – Un esame della vista (immagine di repertorio). Crediti: Karola G / Pexels
Domande frequenti sulla Giornata mondiale della vista
Ogni anno il secondo giovedì di ottobre. Nel 2026 cade l’8 ottobre.
Sì, perché molte malattie degli occhi, come il glaucoma, possono svilupparsi senza sintomi evidenti. Ogni quanto controllare lo stabilisce l’oculista, in base all’età e ai fattori di rischio.
Lampi di luce improvvisi, un’ombra o una “tenda” che copre parte del campo visivo, un calo improvviso della vista o un dolore intenso con occhio arrossato e aloni intorno alle luci. In questi casi ci si rivolge subito a un medico o al pronto soccorso.


