di Giovanni De Maio
«Dottore, c’è qualcosa che avrei potuto fare per evitarlo?»
È una domanda che ogni medico, prima o poi, si sente rivolgere. Una domanda difficile, spesso accompagnata da paura, senso di colpa e dalla speranza di trovare una spiegazione.
La risposta, però, non è mai bianca o nera.
No, non tutti i tumori si possono prevenire. Esistono fattori che non possiamo modificare: l’età, alcune mutazioni genetiche ereditarie, una componente biologica che non dipende dalle nostre scelte. Ma sarebbe un errore pensare che tutto sia affidato esclusivamente alla fortuna o alla sfortuna.
Negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato che una parte importante dei tumori è associata a fattori modificabili. Il World Cancer Research Fund stima che fino a circa il 40% dei casi potrebbe essere prevenuto intervenendo sui principali fattori di rischio e favorendo stili di vita più salutari.
Questo dato va interpretato correttamente. Prevenire non significa azzerare il rischio, né significa che chi si ammala abbia necessariamente commesso degli errori. Significa ridurre, per quanto possibile, la probabilità che una malattia si sviluppi.
Ed è proprio qui che entra in gioco la prevenzione.
La prevenzione non è una soluzione miracolosa
La prevenzione non è una dieta seguita per un mese. Non è il “superfood” di moda. Non è eliminare un singolo alimento sperando di diventare immuni alla malattia.
La prevenzione è la somma delle scelte che compiamo ogni giorno.
Mantenere un peso corporeo sano. Muoversi con regolarità. Non fumare. Limitare il consumo di alcol. Seguire un’alimentazione ricca di verdura, frutta, legumi e cereali integrali, limitando carni rosse e lavorate, bevande zuccherate e alimenti ad alta densità energetica.
Sono comportamenti che, nel loro insieme, possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare diverse forme di tumore e che rientrano nelle principali raccomandazioni internazionali sulla prevenzione oncologica.
Non esiste quindi un alimento miracoloso, capace da solo di proteggerci dalla malattia.
Il professor Valter Longo ricorda da anni l’importanza di guardare all’alimentazione come parte di un modello più ampio di salute e longevità. Non è la singola scelta perfetta a fare la differenza, ma la costanza con cui determinate abitudini vengono mantenute nel tempo. Il suo lavoro sulla Dieta della Longevità nasce proprio dallo studio del rapporto tra nutrizione, invecchiamento e malattie legate all’età.
La longevità, così come la prevenzione, non nasce quindi da una scelta perfetta, ma dalla capacità di ripetere nel tempo scelte sostenibili.

Il tumore non nasce il giorno della diagnosi
Un altro aspetto che spesso dimentichiamo è il tempo.
Il tumore non nasce necessariamente il giorno in cui viene diagnosticato. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi rappresenta il momento in cui la malattia viene scoperta, non quello in cui ha avuto origine.
Il processo biologico che porta allo sviluppo di un tumore può infatti evolvere lentamente nel corso degli anni. Ed è proprio in questo tempo silenzioso che la prevenzione può assumere un ruolo importante.
Per questo motivo non dovremmo iniziare a prenderci cura della nostra salute soltanto quando compare un sintomo, ma molto prima. Ogni passeggiata, ogni sigaretta non fumata, ogni riduzione del consumo di alcol, ogni pasto equilibrato rappresentano piccoli investimenti sul nostro futuro.
Accanto alla prevenzione primaria esiste poi la diagnosi precoce, attraverso i programmi di screening raccomandati in base all’età, al sesso e ai fattori di rischio individuali. Sono strumenti diversi, ma entrambi contribuiscono a ridurre l’impatto della malattia.
Prevenire senza creare colpe
C’è però un punto che considero fondamentale.
Parlare di prevenzione non deve trasformarsi nell’idea che chi sviluppa un tumore sia responsabile della propria malattia. Sarebbe scientificamente scorretto e, soprattutto, profondamente ingiusto.
Come nutrizionista, il mio compito non è promettere che un alimento possa prevenire o curare il cancro. Sarebbe una semplificazione priva di fondamento.
Il mio obiettivo è aiutare le persone a costruire uno stile di vita sostenibile, basato sulle migliori evidenze disponibili, che possa ridurre i fattori di rischio modificabili e migliorare la salute nel suo insieme.
Perché la prevenzione non offre certezze.
Ma offre qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di fare la propria parte.
Giovanni De Maio
Biologo Nutrizionista | Professore | Mental Coach
Nutrizione clinica, sportiva e oncologica

