Quando, negli utlimi mesi, sono stato intervistato da alcune delle principali redazioni nazionali italiane come opinionista di riferimento italiano residente a Dubai, una domanda è tornata più spesso di tutte: cosa sta accadendo davvero nel Golfo?
La risposta richiede equilibrio: non si può negare che la fase sia complessa. Le tensioni geopolitiche, gli attacchi nell’area e le incertezze sullo Stretto di Hormuz incidono sulla percezione del rischio, sui trasporti, sul turismo e sulle decisioni di investimento. Lo ha segnalato anche il Fondo Monetario Internazionale, spiegando che l’incertezza legata al conflitto e le chiusure intermittenti dello Stretto stanno pesando sull’attività economica, pur prevedendo un recupero nella seconda parte dell’anno in caso di normalizzazione progressiva.
Ma raccontare Dubai solo attraverso la lente dell’emergenza sarebbe sbagliato. Io vivo qui, lavoro qui, affianco imprenditori e famiglie italiane che hanno scelto gli Emirati per costituire società offshore, proteggere il patrimonio, investire a Dubai e internazionalizzare l’attività. La realtà quotidiana è più articolata: il rischio esiste, ma il sistema continua a funzionare.
Dubai non è diventata un hub globale perché immune dalle crisi; è diventata un hub globale perché sa reagire. Nei primi nove mesi del 2025 il Pil dell’emirato ha raggiunto circa 355 miliardi di dirham, pari a 96,7 miliardi di dollari, con una crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente; nel solo terzo trimestre la crescita è stata del 5,3%. Anche i servizi finanziari e assicurativi sono cresciuti dell’8,5%, arrivando a 42,8 miliardi di dirham e contribuendo per il 12% al Pil.
Il turismo conferma la stessa tendenza. Nel 2025 Dubai ha accolto 19,59 milioni di visitatori internazionali overnight, il 5% in più rispetto al 2024, segnando il terzo anno consecutivo di record. Sono numeri importanti, perché il turismo a Dubai non è solo vacanza: è reputazione, consumi, hospitality, real estate, eventi, business travel e primo contatto per molti investitori.
Di recente sono intervenuto anche a Coffee Break su La7 per parlare degli attacchi su Dubai delle ultime settimane. È stata l’occasione per spiegare un punto che considero centrale: nei mercati internazionali non bisogna cercare l’assenza assoluta di rischio, perché non esiste; bisogna cercare giurisdizioni capaci di gestire il rischio meglio di altre.
Dubai, da questo punto di vista, resta competitiva. Le banche continuano a lavorare, gli uffici restano operativi, le società continuano ad essere costituite, gli investimenti non si sono fermati. Gli imprenditori sono più attenti, più selettivi, più prudenti, ma non stanno abbandonando il mercato.
Negli ultimi anni sono stato chiamato più volte dai media italiani per commentare Dubai, fiscalità, geopolitica, sicurezza e investimenti: questo percorso mi ha portato a diventare opinionista Mediaset e ad intervenire su redazioni televisive, radiofoniche e giornalistiche nazionali che cercano una voce presente sul territorio, non un commento astratto da lontano. Il mio ruolo è proprio questo: tradurre ciò che accade negli Emirati in informazioni utili per chi dall’Italia deve decidere se trasferirsi, investire o costituire una società.
Attraverso la boutique professionale di cui sono CEO e fondatore Daniele Pescara Consultancy, accompagniamo famiglie, imprenditori e imprese italiane in questo percorso. Lo studio riunisce oltre 60 professionisti tra avvocati d’affari, fiscalisti internazionali e commercialisti, con sedi a Dubai, Lugano, Padova, Desenzano del Garda e Roma. Ci occupiamo di pianificazione fiscale internazionale, protezione patrimoniale, AML & Compliance, costituzione societaria, assistenza bancaria, relocation e internazionalizzazione.
Oggi più che mai, il punto non è aprire una società a Dubai perché “conviene”; il punto è capire se Dubai sia coerente con la propria attività, il proprio patrimonio, la propria famiglia e i propri obiettivi di lungo periodo.
Il Golfo sta attraversando una fase delicata, ma Dubai continua a performare perché ha costruito un modello fondato su velocità, infrastrutture, fiscalità competitiva, capitale internazionale e capacità di esecuzione. La geopolitica impone prudenza, non impone immobilismo.
Per chi sa pianificare, gli Emirati restano una piattaforma. Non un rifugio improvvisato, ma un mercato da affrontare con metodo, competenza e visione.

