Conosciuta dal grande pubblico per l’esperienza a Striscia la Notizia, oggi Vera Atyushkina porta avanti un percorso nel cinema. Nel cortometraggio Risorse Umane di Fabio Bastianello interpreta una lavoratrice alle prese con una decisione affidata all’intelligenza artificiale. Un ruolo che diventa occasione per parlare di tecnologia, responsabilità e di una nuova fase della sua carriera.
Biondissima, occhi azzurri e un volto diventato familiare al pubblico televisivo nei primi anni Duemila. Vera Atyushkina è stata una delle Veline di Striscia la Notizia, ma oggi guarda soprattutto al cinema e alla recitazione.
Negli ultimi anni ha interpretato personaggi molto diversi tra loro, affrontando temi come la perdita, la violenza, le relazioni e il lavoro. L’ultimo progetto è Risorse Umane, cortometraggio scritto e diretto da Fabio Bastianello, che mette al centro una domanda sempre più attuale: cosa accade quando l’intelligenza artificiale entra nei processi decisionali che riguardano direttamente le persone?
Dalla televisione al cinema
Vera, dopo l’esperienza televisiva che ti ha fatto conoscere al grande pubblico, cosa ti ha spinto a intraprendere con maggiore convinzione il percorso cinematografico?
Fin da bambina amavo recitare e interpretare i personaggi delle storie, cambiando anche le voci. A scuola mi piaceva leggere e interpretare i testi di letteratura e la mia insegnante mi coinvolgeva spesso proprio per questa capacità. È lì che ho iniziato a capire che la recitazione era qualcosa che avrei voluto coltivare.
Quando sono arrivata in Italia, il 23 settembre 2004, ho vinto il concorso di Veline e sono entrata a Striscia la Notizia. Ricordo Antonio Ricci e quell’esperienza con affetto e riconoscenza, perché da lì è iniziata la mia vita pubblica come artista.
In seguito sono arrivati il teatro e il cinema. Credo siano state soprattutto la curiosità e la passione per l’interpretazione a spingermi in questa direzione. Nel cinema l’età non è necessariamente un limite: può diventare anche un’opportunità, perché permette di affrontare personaggi e storie differenti.
Il primo ruolo cinematografico particolarmente drammatico è stato quello della madre di Jacopo Ortis in Vera storia di due amanti infelici, realizzato dall’Associazione Veneto Film, con Giuliano Mozzato Production e la regia di Helen Kine. Successivamente, con la stessa regista e la stessa produzione, sono stata protagonista di Antropocene, scritto da Patrizia Ferrato e dedicato al tema della violenza sulle donne.
Poi sono arrivati i lavori con Fabio Bastianello: Stalker, sei sempre con me, nel quale interpretavo una donna tradita che trova la forza di perdonare, e Risorse Umane, dove sono una lavoratrice che viene licenziata attraverso un processo affidato all’intelligenza artificiale.
È proprio questo che mi affascina del cinema: non conta essere bella o brutta, conta riuscire a entrare nel personaggio. Quando reciti non sei più semplicemente te stessa. È qualcosa di molto diverso rispetto al ruolo della ragazza televisiva che balla, sorride ed è inserita all’interno di uno schema preciso. Teatro e cinema mi hanno dato la possibilità di interpretare emozioni, sentimenti e vite diverse dalla mia.
Risorse Umane: quando l’intelligenza artificiale decide sul lavoro

Il cortometraggio affronta il rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro. Qual è, secondo te, il messaggio più importante che vuole lasciare allo spettatore?
È un argomento estremamente attuale e penso che Fabio Bastianello lo affronti senza banalizzarlo. Dietro all’intelligenza artificiale rimane comunque l’essere umano.
Il rischio nasce quando la tecnologia diventa uno strumento per evitare il confronto, il dialogo o la responsabilità di una decisione. Nel lavoro significa anche rinunciare a conoscere realmente le persone, le loro capacità e ciò che potrebbero esprimere.
L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per l’uomo, non contro l’uomo. La tecnologia può essere uno strumento straordinario, ma non dovrebbe diventare un modo per deresponsabilizzarci.
Nel film interpreti una lavoratrice direttamente coinvolta in questo meccanismo. Quanto è stato difficile confrontarti con un personaggio inserito in una storia così attuale?
Non ho incontrato una difficoltà particolare, soprattutto grazie al lavoro fatto con Fabio Bastianello nella preparazione del personaggio. Il suo metodo permette di arrivare sul set avendo già costruito la vita e le emozioni della persona che devi interpretare.
Essere licenziati, essere esclusi da un progetto o sentirsi messi da parte sono esperienze che possono accadere a molti, soprattutto nel mondo del lavoro, dove trascorriamo una parte enorme della nostra vita.
Anch’io, per così dire, sono stata “licenziata” da Antonio Ricci come Velina. Nella recitazione puoi attingere anche alla memoria delle emozioni vissute: dolore, gioia, delusione, paura. Non significa riprodurre il passato, ma utilizzarlo come materiale sul quale costruire il personaggio.
Questa è la tua quarta esperienza cinematografica. In cosa senti di essere cresciuta maggiormente come attrice?
I quattro personaggi che ho interpretato sono molto diversi tra loro: una madre che perde un figlio, una giovane vittima di violenza, una donna tradita e infine una lavoratrice che vive l’esperienza del licenziamento.
In Risorse Umane credo si veda una Vera molto diversa dalla persona che sono nella vita quotidiana, dove tendo a essere solare, scherzosa e divertente.
Quando entri veramente in un ruolo, però, non sei più tu.
In quest’ultimo lavoro ho percepito una crescita soprattutto grazie alla formazione fatta alla Bastianello Academy. Ho acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza. Durante alcune scene ho avvertito persino reazioni fisiche reali: il rossore della pelle e degli occhi, il disagio, la rabbia. A un certo punto era il corpo stesso a raccontare il personaggio.
Nei primi lavori mi affidavo soprattutto alle mie capacità personali e alle emozioni vissute nel passato. Questa volta ho potuto aggiungere anche una tecnica.
La formazione, Venezia e i prossimi ruoli
Hai lavorato con Fabio Bastianello, che oltre a essere regista ha fondato la Bastianello Academy. Quanto è importante per un attore lavorare sul personaggio prima ancora di arrivare sul set?
È fondamentale. La presenza del regista sul set è naturale, ma quando il regista costruisce con te un percorso precedente alle riprese puoi arrivare molto più preparato.
Il lavoro sul personaggio permette di renderlo credibile e reale. Credo inoltre che studiare recitazione possa essere utile anche a chi non vuole necessariamente diventare attore: aiuta chi lavora dietro la macchina da presa, chi si occupa di comunicazione e, più in generale, chi svolge professioni che richiedono una relazione costante con le persone.
Il cortometraggio è stato presentato a Venezia nei giorni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Che effetto ti ha fatto vedere il tuo lavoro sullo schermo in quel contesto?
Le prime volte che mi vedevo sullo schermo tendevo a essere molto critica, soprattutto nei confronti dell’aspetto estetico. Con il tempo ho iniziato a osservare cose diverse: la capacità di comunicare, quella di catturare l’attenzione dello spettatore e anche gli aspetti più tecnici, come il montaggio.
Questa volta, guardando Risorse Umane, ho visto soprattutto il personaggio e non Vera Atyushkina attrice. Per me è stato importante.
Sto realizzando piano piano un sogno che avevo fin da bambina e lo sto facendo interpretando personaggi in una lingua che non è nemmeno la mia lingua madre. So che c’è ancora molto da studiare e da imparare. Naturalmente sogno, un giorno, di ricevere anche un riconoscimento importante per la recitazione.
Dopo la televisione e queste esperienze cinematografiche, oggi ti senti soprattutto un’attrice o c’è ancora una parte di te legata alla ragazza che il pubblico ha conosciuto a Striscia la Notizia?
Quella ragazza, la Velina di più di vent’anni fa, appartiene al passato ma fa parte della mia storia. In televisione ero me stessa.
Oggi sono diversa, ma continuo a essere una persona molto diretta e non amo fingere. E forse proprio per questo mi piace recitare: perché recitare non significa fingere. Significa vivere altre vite.
Guardando al futuro, c’è un ruolo o un genere cinematografico che vorresti affrontare?
Ho amato i ruoli drammatici che ho interpretato finora, ma mi piacerebbe provare anche qualcosa di più leggero, magari una commedia. Oppure, all’opposto, un personaggio completamente fuori dagli schemi, persino una donna psicologicamente disturbata.
Mi piacerebbe anche lavorare con un regista capace di valorizzare la femminilità con grande eleganza. Penso, per esempio, a Monica Bellucci in Malèna e al lavoro fatto da Giuseppe Tornatore. Vorrei continuare a mettermi alla prova, perché è proprio la possibilità di diventare ogni volta qualcun altro la parte del cinema che mi affascina di più.
Di Mattia Pagliarulo

