Dagli anni de Il Postino al ritorno a teatro con La moglie fantasma, l’attrice parla di un successo vissuto senza rimpianti, di un cinema che non deve perdere la sua umanità e della sicurezza delle donne, su cui «siamo ancora alla preistoria»
Ci sono volti che appartengono all’immaginario collettivo e che, proprio per questo, sembrano non avere bisogno di presentazioni. Maria Grazia Cucinotta è uno di questi. Dal successo internazionale de Il Postino all’esperienza a Hollywood, la sua carriera ha attraversato epoche, linguaggi e trasformazioni del cinema. Eppure, oggi, a colpire è soprattutto il modo in cui l’attrice racconta il proprio rapporto con il successo: senza l’ansia di esserci a tutti i costi e, soprattutto, senza rimpianti.
In un’epoca in cui la visibilità sembra essere diventata una professione a sé, Cucinotta rivendica la libertà di scegliere, anche quella di dire no. Continua a lavorare tra cinema, televisione e teatro, ma dedica una parte importante del proprio impegno alla solidarietà, in particolare al sostegno delle donne vittime di violenza e delle persone che incontrano difficoltà nell’accesso alle cure.
Con lei abbiamo parlato di occasioni mancate, di un cinema che cambia linguaggio ma non dovrebbe perdere la capacità di emozionare, e di una notorietà che può diventare qualcosa di più di una semplice affermazione personale.
I sì e i no di una carriera
Hai attraversato mondi molto diversi, dal cinema italiano a Hollywood. Guardandoti indietro, c’è un no che oggi consideri importante quanto uno dei grandi sì della tua carriera?
Non so se i no siano stati importanti, ma so che in quel momento mi facevano stare bene. Sono sempre stata un po’ ribelle, non sono mai riuscita a fare qualcosa che non mi facesse stare bene. Per questo sono contenta dei sì che ho detto, ma anche dei no.
Certo, qualche volta può capitare di ripensarci e chiedersi come sarebbe andata. Ma non è detto che avrei fatto meglio di chi poi ha colto quell’occasione. Credo che stare bene, emotivamente e fisicamente, sia molto più importante che accettare qualcosa soltanto perché tutti ti dicono che potrebbe essere l’occasione della vita.
In fondo, un film non è una vita. È una parte del tuo percorso professionale. Io ho già avuto tantissimo e non penso che oggi un altro film potrebbe darmi più o meno di quello che mi ha dato Il Postino.

Visibilità e solidarietà
Viviamo nell’epoca della sovraesposizione, in cui sembra necessario essere sempre presenti. Tu continui a lavorare molto, ma senza rincorrere reality, social o occasioni di visibilità a tutti i costi. È una scelta consapevole?
Penso che ognuno debba fare quello che lo fa stare bene. Io oggi sto bene occupandomi anche di solidarietà, collaborando con associazioni e dedicando tempo a persone che hanno bisogno di aiuto.
Non sento la necessità di apparire continuamente. Preferisco utilizzare la mia voce per dare spazio a chi ne ha bisogno, piuttosto che cercare visibilità soltanto per soddisfare il mio ego.
L’impegno con la Fondazione Artemisia
Da anni sei impegnata contro la violenza sulle donne. Oggi collabori con la Fondazione Artemisia, presieduta da Mariastella Giorlandino. Come si traduce concretamente questo impegno?
Per me è fondamentale sostenere le donne concretamente. Insieme a Mariastella Giorlandino, che ha una rete di 26 centri di assistenza e diagnosi, cerchiamo di mettere a disposizione servizi che possano tutelare sia le donne che subiscono violenza sia le persone più fragili.
Penso, per esempio, a chi rinuncia ai controlli medici perché non può permetterseli. Attraverso questi centri vengono organizzate giornate in cui donne, bambini e anziani possono effettuare gratuitamente esami e controlli.
Anche non potersi fare i controlli diventa una violenza per chi non può permetterselo.
Il cinema ai tempi dell’intelligenza artificiale
Hai conosciuto il cinema di Massimo Troisi, hai lavorato a Hollywood e oggi ti confronti con un’industria trasformata dalle piattaforme e dalle nuove tecnologie. È cambiato soltanto il modo di fare cinema o anche quello di raccontare le storie?
Il linguaggio si è evoluto, così come la tecnologia, ed è naturale che questo porti dei cambiamenti. Ma il cinema resta sempre cinema. Alla base ci sono le persone e le emozioni.
Possiamo raccontarle con strumenti diversi, con nuovi linguaggi e nuove tecnologie, ma quello che conta davvero non cambia.
Ogni tanto vedo produzioni realizzate con l’intelligenza artificiale, persino attori rappresentati attraverso avatar. Sono strumenti nuovi, certo, ma manca qualcosa: quell’umanità, quelle emozioni che soltanto un essere umano, un attore vero, può trasmettere.
Dobbiamo evolverci e adeguarci, senza però abbandonare la dimensione emotiva. Altrimenti rischiamo di produrre contenuti vuoti, che magari ci intrattengono e ci fanno passare il tempo, ma non ci lasciano nulla.

Bonito, La7 e teatro: i nuovi progetti
Tra le tue esperienze professionali più recenti c’è anche il lavoro con il regista Giuseppe Bonito. Che incontro è stato?
Sono una grande fan di Giuseppe Bonito, quindi lavorare con lui è stato qualcosa di unico. È un regista che lavora davvero con gli attori, che non lascia nulla al caso.
Non si limita a dirigere per portare a termine un progetto: cerca di costruire qualcosa, di dare profondità al lavoro. Lo considero un regista veramente straordinario.
Quali sono gli altri progetti, tra televisione e teatro?
Ho ricominciato con le mie interviste su La7, a Tu per tu, in onda il sabato mattina.
E da novembre torni anche a teatro, accanto a Pino Quartullo, con La moglie fantasma. Che cosa ci puoi anticipare?
Torno a teatro con La moglie fantasma, insieme a Pino Quartullo, per la regia di Marco Rampoldi. Debuttiamo a Mestre, poi saremo al Teatro Sistina di Roma dall’11 al 15 novembre, e continueremo in giro per tutta Italia fino ad aprile.
La sicurezza delle donne
Prima di salutarci, c’è un tema di cui senti particolarmente il bisogno di parlare, qualcosa che vorresti fosse maggiormente al centro dell’attenzione?
La sicurezza delle donne. È qualcosa che mi affligge profondamente e su cui credo che siamo ancora alla preistoria.
Fondazione Artemisia: dalla sensibilizzazione all’aiuto concreto
Accanto all’attività artistica, Maria Grazia Cucinotta sostiene la Fondazione Artemisia ETS, presieduta da Mariastella Giorlandino, un ente non profit impegnato nella prevenzione e nella tutela delle persone più fragili.
La Fondazione promuove giornate di screening e assistenza sanitaria gratuita, e mette a disposizione un’équipe di professionisti per l’ascolto, l’assistenza e l’orientamento di chi subisce violenza.
Come sostenere la Fondazione
- Numero verde: 800 967 510, tutti i giorni dalle 8:00 alle 20:00
- Sito ufficiale: artemisiafondazione.it
- Come contribuire: artemisiafondazione.it/sostienici
- Bonifico: IBAN IT04D0538703201000004511714
- 5×1000: codice fiscale 05024641002
Domande frequenti su Maria Grazia Cucinotta
Maria Grazia Cucinotta è un’attrice e produttrice nata a Messina. Il successo internazionale è arrivato nel 1994 con Il Postino, accanto a Massimo Troisi, a cui sono seguite esperienze a Hollywood, tra cui il film di James Bond Il mondo non basta. Oggi lavora tra cinema, televisione e teatro e conduce le interviste di Tu per tu su La7.
È un ente non profit presieduto da Mariastella Giorlandino, impegnato nella prevenzione e nella tutela delle persone più fragili. Organizza giornate di screening e assistenza sanitaria gratuita per donne, bambini e anziani e offre ascolto e orientamento a chi subisce violenza. Il numero verde 800 967 510 è attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20.
Lo spettacolo, con Pino Quartullo e la regia di Marco Rampoldi, debutta a Mestre e arriva al Teatro Sistina di Roma dall’11 al 15 novembre. La tournée prosegue poi in tutta Italia fino ad aprile.



