La felicità è sopravvalutata. Si pensa che trovarla corrisponda al raggiungimento di un obiettivo, allo stringere fra le proprie dita ciò che si è sempre desiderato. Ma The Bear ci mostra, e forse conferma, che la maggior parte di noi probabilmente non ha capito granché.
La serie televisiva, disponibile su Disney+, ci mostra lo sconvolgimento che si cela dietro la mente di un neoimprenditore e chef abituato ai livelli più alti della ristorazione. L’intento di Carmy Berzatto, interpretato da Jeremy Allen White, è quello di trasformare completamente un locale. E non un locale qualsiasi, ma quello del fratello scomparso, che si ritrova a gestire da un giorno all’altro.
Da The Original Beef a The Bear

Courtesy of FX Networks / The Bear
Da ristorante senza grandi pretese, lontanissimo dall’idea dell’alta cucina, il locale deve trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Da un giorno all’altro tutto cambia. La famiglia Berzatto, i Bears, non ha davvero idea di cosa stia facendo, ma ci prova comunque.
I pavimenti vengono levigati, i cestini di plastica sostituiti da piatti, contropiatti e runner, i tavoli diventano lucidi e il servizio impeccabile. I panini con carne e verdure lasciano spazio, fatta eccezione per un piccolo retrobottega, a piatti gourmet.
Ma quello che sembra l’inizio di un sogno è soltanto la lontana aura di un incubo.
Per riuscire a mandare avanti un ristorante di altissimo livello servono preparazione, studio, passione, dedizione, applicazione. Notti insonni, attacchi di panico, dipendenze, sigarette, pressione psicologica. Tutto per raggiungere un obiettivo che, una volta conquistato, non si mostra come altro che l’inizio di un nuovo percorso, ancora più impervio del precedente.
Fra una scena e l’altra viene quasi stampato in faccia allo spettatore quanto possa essere devastante avere aspettative altissime e pochissima tolleranza per l’errore.
In The Bear il risultato minimo che si può accettare è il massimo. Il fallimento è una bomba a orologeria pronta a esplodere, della quale ci si illude di avere il controllo.
La perfezione che diventa ossessione
Minuto dopo minuto aumentano la frenesia dei dialoghi e la tensione: il ticchettio della macchina che stampa gli ordini, l’accensione dei fornelli, lo sfrigolare del soffritto nella padella, le grida, i piatti che cadono.
L’infelicità.
L’esplosione arriva in una delle puntate che chi ha visto la serie difficilmente può dimenticare: quella dedicata al Natale, intitolata Pesci.
Gli episodi in cui la famiglia Berzatto si riunisce al completo sono anche quelli in cui la serie cambia ritmo. Una narrazione che normalmente corre veloce si dilata, lasciando allo spettatore il tempo necessario per vivere quella follia attimo dopo attimo.
L’unico giorno in cui si cucina per sé stessi, quello in cui si dovrebbe abbandonare almeno per qualche ora il bisogno di superare costantemente i propri limiti, si trasforma nel momento perfetto in cui la bomba detona con tutta la sua potenza.
Un insieme di imperfezioni considerate inaccettabili crea il caos. Quello stesso caos di cui Carmy, il protagonista, è terrorizzato e, allo stesso tempo, quasi ammaliato.
Dove si nasconde davvero la felicità

Courtesy of FX Networks / The Bear
Ed è forse proprio lì che lo spettatore dovrebbe iniziare a capire che cosa sia davvero la felicità.
In The Bear diventa evidente come non sempre si trovi nel raggiungimento dell’obiettivo. Forse è nel percorso per arrivarci, nell’accettazione dell’errore, in quel pensiero semplice e difficilissimo da accettare: “avrei potuto fare meglio, ma anche molto peggio”.
E non è soltanto “alla fine”.
La felicità può essere anche all’inizio.
È nel sentirsi liberi. Nel riuscire, almeno qualche volta, a sottrarsi alla necessità di conquistare continuamente qualcosa per dimostrare di essere all’altezza.
Perché quando ogni obiettivo raggiunto diventa immediatamente il punto di partenza per quello successivo, il rischio è di continuare a inseguire la felicità senza riuscire mai a riconoscerla.

