Luogo: Damasco, Siria
A quasi due anni dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, la Siria sta entrando in una nuova e complessa fase della resa dei conti con il proprio passato. Nelle ultime settimane i tribunali siriani hanno pronunciato diverse condanne a morte contro esponenti della famiglia Assad e figure legate all’ex apparato di potere, nell’ambito dei procedimenti per i crimini commessi durante la guerra civile.
Tra le sentenze più recenti c’è quella contro Wassim al-Assad, cugino dell’ex presidente, condannato a morte il 18 agosto dalla Quarta Corte penale di Damasco dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidi intenzionali e atti di tortura qualificati dalla corte come crimini contro l’umanità e crimini di guerra. È il primo membro della famiglia Assad a essere processato e condannato in presenza dopo la caduta del regime.
La condanna di Wassim al-Assad
Secondo quanto ricostruito dalla corte, Wassim al-Assad avrebbe partecipato alla formazione e alla supervisione di gruppi armati ausiliari attivi nella Ghouta orientale, in particolare nell’area di al-Malihah, tra il 2012 e il 2014.
I gruppi sotto la sua supervisione avrebbero preso parte a operazioni militari successive ai bombardamenti delle aree civili, occupando posizioni, impedendo agli abitanti di fare ritorno nelle proprie case e saccheggiando proprietà. La corte ha inoltre accertato episodi di omicidio, tortura e privazione illegale della libertà.
Oltre alla pena capitale, il tribunale ha disposto la confisca dei beni mobili e immobili di Wassim al-Assad. Sono state pronunciate anche ulteriori pene per altri reati, tra cui lesioni che hanno provocato invalidità permanente e frode.
Il processo ha riservato però anche un elemento significativo: Wassim al-Assad era da tempo accusato di essere coinvolto nella produzione e nel traffico di Captagon, la sostanza sintetica il cui commercio aveva assunto dimensioni enormi durante gli anni del regime. Su questo punto il tribunale lo ha assolto per insufficienza di prove.
Le condanne a Bashar e Maher al-Assad
La sentenza contro Wassim arriva appena una settimana dopo un altro procedimento di grande rilevanza. L’11 agosto la stessa corte di Damasco ha condannato a morte in contumacia Bashar al-Assad e suo fratello Maher, insieme ad altri ex funzionari, per reati comprendenti omicidio, tortura e crimini contro l’umanità. I due fratelli si trovano in Russia, dove sono fuggiti dopo la caduta del regime nel dicembre 2024.
Nello stesso procedimento è stato condannato anche Atef Najib, cugino di Bashar al-Assad ed ex responsabile della sicurezza politica a Daraa. A differenza dei fratelli Assad, Najib era detenuto in Siria ed è stato quindi processato in presenza. La sua figura è particolarmente legata all’inizio della rivolta siriana del 2011 e alla repressione delle prime proteste a Daraa.
La giustizia dopo Assad
I procedimenti fanno parte del più ampio percorso di giustizia transizionale avviato dopo la fine del regime che ha governato la Siria per oltre cinquant’anni sotto Hafez e poi Bashar al-Assad.
Il processo non riguarda soltanto la famiglia dell’ex presidente. Negli ultimi giorni il Libano ha consegnato alle autorità siriane anche l’ex generale Adel Issa, già comandante della 17ª Divisione dell’esercito siriano a Deir ez-Zor. Issa, arrestato in Libano l’8 agosto, è stato estradato in Siria per essere processato per presunti crimini commessi durante la guerra, tra cui omicidi e torture. Si tratta della prima estradizione dal Libano di un ufficiale dell’ex regime dalla caduta di Assad.
La portata simbolica dei processi è evidente, ma rimane aperta una questione fondamentale: in che modo la nuova Siria riuscirà a conciliare la richiesta di giustizia delle vittime con la costruzione di un sistema giudiziario credibile e rispettoso delle garanzie processuali?
Alcune organizzazioni impegnate sul fronte della giustizia e dei diritti umani hanno infatti espresso dubbi sulla rapidità e sulle modalità di alcuni procedimenti, sottolineando problemi relativi alla qualità delle testimonianze e alla rappresentanza legale degli imputati.
Una prova per la nuova Siria
Dopo una guerra durata quasi quattordici anni e costata la vita a circa mezzo milione di persone, perseguire i responsabili delle violazioni commesse durante il conflitto rappresenta uno dei passaggi più delicati della transizione siriana.
Le condanne contro gli Assad hanno un forte valore simbolico, ma da sole non definiscono il successo del percorso di giustizia transizionale. La sfida sarà costruire procedimenti capaci non soltanto di attribuire responsabilità individuali, ma anche di garantire prove, diritto alla difesa e trasparenza.
È su questo terreno che si misurerà una parte importante della credibilità delle nuove istituzioni siriane: non soltanto sulla capacità di processare gli uomini del vecchio regime, ma sul modo in cui quei processi verranno condotti.
Fonti consultate
- Associated Press
- SANA
- Al Jazeera
Articolo realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale a partire dalle fonti indicate e sottoposto a revisione e verifica editoriale prima della pubblicazione. Immagine di copertina generata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo.

