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    Home » Salute » Ozempic può rallentare l’invecchiamento?
    Salute

    Ozempic può rallentare l’invecchiamento?

    Alessia TurchiDi Alessia TurchiSettembre 8, 2026
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    Ozempic
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    Un nuovo studio su Nature mostra che la semaglutide può rallentare alcuni processi dell’invecchiamento e prolungare la vita nei topi. Nell’uomo emergono i primi segnali sull’età biologica. Ma siamo ancora lontani da una pillola della longevità.

    Probabilmente sono rimasta l’unica in Italia a non prenderlo, resistendo alla tentazione di buttare giù quei due chili in più presi durante le vacanze e di sentirmi trendy.

    Ozempic nasce come farmaco contro il diabete di tipo 2, ma nel giro di pochi anni il suo nome è uscito dagli ambulatori ed è entrato nel linguaggio comune. Celebrity, dimagrimenti improvvisi, social, perfino un’espressione diventata virale come “Ozempic face”: è ormai molto più di un medicinale. È un fenomeno sociale, quasi un simbolo del nostro rapporto con il corpo, il peso e con modelli di bellezza che cambiano insieme alla società.

    Ora, però, intorno alla semaglutide — il principio attivo che ha reso Ozempic famoso in tutto il mondo — comincia a circolare una domanda ancora più ambiziosa: potrebbe rallentare anche l’invecchiamento?

    La domanda sembra fatta apposta per produrre titoli sensazionalistici. Questa volta, però, dietro c’è qualcosa di concreto.

    Indice

    1. Lo studio che riapre la domanda sull’invecchiamento
    2. E nell’uomo? 
    3. Perché un farmaco per dimagrire potrebbe agire anche sull’invecchiamento
    4. La pillola anti-età non esiste. Almeno per ora

    Lo studio che riapre la domanda sull’invecchiamento

    Il 2 settembre, Nature ha pubblicato uno studio che ha riacceso l’attenzione sulla semaglutide. I ricercatori hanno somministrato il farmaco a topi femmina già anziani, osservando miglioramenti in diversi parametri fisiologici e in alcuni marcatori associati all’invecchiamento. Proseguendo il trattamento, gli animali hanno mostrato anche un aumento della sopravvivenza.

    Il dato interessante è che l’effetto non sembra ridursi semplicemente al fatto che gli animali mangiassero meno. Lo studio ha infatti confrontato la semaglutide con la restrizione calorica, uno degli interventi più studiati nella ricerca sulla longevità, e in alcuni ambiti — tra cui controllo del glucosio, comportamento esplorativo e memoria spaziale — la semaglutide ha mostrato risultati favorevoli.

    È qui che la questione diventa più interessante. Se il farmaco producesse benefici soltanto perché induce perdita di peso, saremmo davanti a una conseguenza indiretta e relativamente prevedibile. Se invece stesse intervenendo anche su alcuni meccanismi biologici dell’invecchiamento, il significato sarebbe molto più ampio.

    Ma serve una cautela fondamentale, prima di gridare al miracolo e correre dal medico per farcelo prescrivere: lo studio riguarda i topi, non gli esseri umani. Non dimostra, cioè, che Ozempic allunghi la vita delle persone e nemmeno che, oggi, sia un farmaco anti-aging. Dimostra, però, che la domanda non è più soltanto teorica.

    E nell’uomo? 

    Va bene nei topi, ma la domanda che sorge spontanea è: e nell’uomo?

    A maggio 2026 Nature Communications ha pubblicato un’analisi su 84 adulti con HIV e lipodistrofia, inseriti in un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, durato 32 settimane. Quarantacinque partecipanti hanno ricevuto semaglutide, trentanove placebo. I ricercatori hanno poi analizzato diversi “orologi epigenetici”, strumenti che stimano l’età biologica attraverso modificazioni del DNA associate all’invecchiamento. 

    Il risultato più citato riguarda il DunedinPACE, un indicatore del ritmo di invecchiamento biologico: nel gruppo trattato con semaglutide il valore risultava circa 9% più lento rispetto al placebo. Sono emersi segnali favorevoli anche in altri marcatori legati a infiammazione, cervello e cuore. 

    Quel 9%, però, va letto con molta cautela. Non significa che chi assume semaglutide vivrà il 9% più a lungo, né che il farmaco abbia già dimostrato di rallentare l’età biologica. Lo studio era un’analisi post hoc, su un campione piccolo e molto specifico, e l’invecchiamento epigenetico non era l’obiettivo principale del trial. Gli stessi autori sottolineano che servono studi prospettici più ampi prima di poter parlare davvero di semaglutide come possibile terapia geroprotettiva. 

    Per la prima volta, però, ci sono alcuni dati sull’uomo che fanno pensare che la semaglutide possa influire non solo sul peso, ma anche su alcuni meccanismi dell’invecchiamento.

    ozempic siringa

    Perché un farmaco per dimagrire potrebbe agire anche sull’invecchiamento

    La semaglutide, pur essendo stata sviluppata inizialmente per il diabete e diventata famosa per la perdita di peso, sembra intervenire su più sistemi contemporaneamente. Riduce il peso e il grasso viscerale, migliora il controllo della glicemia e può avere effetti favorevoli su infiammazione, metabolismo e apparato cardiovascolare. Negli studi più recenti, alcuni dei segnali osservati riguardano proprio processi biologici che tendono a peggiorare con l’età.

    Questo non significa che esista già un effetto anti-aging dimostrato, significa, però, che la semaglutide potrebbe avere un impatto più ampio rispetto alla sola perdita di peso.

    Qui entra in gioco un concetto importante nella ricerca sulla longevità: healthspan, cioè il numero di anni vissuti in buona salute. Il vero obiettivo, quando si parla di invecchiamento, non è necessariamente vivere il più a lungo possibile, ma arrivare più avanti negli anni mantenendo autonomia, funzionalità e buona salute. 

    Se farmaci come la semaglutide riuscissero davvero a intervenire su alcuni dei meccanismi che favoriscono il declino legato all’età, la partita sarebbe molto più grande di quella che abbiamo raccontato finora parlando soltanto di chili persi.

    La pillola anti-età non esiste. Almeno per ora

    A questo punto, però, vale la pena fermarsi prima che l’Ozempic diventi anche il prossimo elisir di lunga vita da inseguire.

    La semaglutide non è oggi un farmaco anti-età e gli studi disponibili non dimostrano che la sua assunzione aumenti la longevità nell’uomo.  Uno studio riguarda topi femmina anziani; l’altro un piccolo gruppo di adulti con una condizione clinica specifica. Sono segnali interessanti, non una prova definitiva.

    C’è poi un altro aspetto da non perdere di vista: la semaglutide è un farmaco vero, con indicazioni precise, possibili effetti collaterali e controindicazioni. Non è una scorciatoia estetica e non è ancora una terapia per rallentare l’invecchiamento.

    La parte più interessante, allora, forse non è l’Ozempic in sé ma il cambio di prospettiva che sta avvenendo nella medicina della longevità. Per anni abbiamo curato una alla volta le malattie che arrivano con l’età; oggi la ricerca prova a capire se sia possibile intervenire più a monte, sui meccanismi biologici che molte di quelle malattie hanno in comune.

    Non sappiamo ancora se la semaglutide farà parte di quella risposta.

    Ma se fino a pochi anni fa parlavamo di Ozempic quasi esclusivamente in relazione al diabete e ai chili persi, oggi siamo qui a chiederci se farmaci della stessa famiglia possano cambiare anche il modo in cui invecchiamo.

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    Alessia Turchi
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    Si occupa di comunicazione e strategia, con un percorso professionale dedicato allo sviluppo di progetti editoriali e alla valorizzazione di persone, imprese e idee. Oggi è Vice Direttrice de Il Mondo – Rivista, dove scrive di cultura, società, innovazione e dei cambiamenti che attraversano il nostro tempo. In precedenza ha collaborato con l’Associazione Luca Coscioni e partecipato a iniziative e trasmissioni dedicate ai temi del lavoro, dell’inclusione e dei diritti.

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