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    L’evoluzione della bellezza: uno specchio della società

    Alessia TurchiDi Alessia TurchiGiugno 11, 2026
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    Cos’è la bellezza? Questa eterna domanda continua a suscitare riflessioni profonde e dibattiti accesi. La sua natura, infatti, oscilla tra il soggettivo e l’oggettivo, tra l’individualità delle percezioni e la ricerca di un valore universale. Artisti, scrittori, filosofi e pensatori si sono dedicati ad esplorare questa dimensione, cercando di catturare l’essenza della bellezza attraverso opere d’arte, letteratura e riflessioni filosofiche. In questa ricerca continua, l’unica certezza è che il concetto di bellezza muta con il cambiare della società, essendo di essa riflesso.

    L’analisi di questa evoluzione rivela come la bellezza sia un concetto in continuo divenire, fortemente influenzato dal contesto culturale ed economico di ogni epoca e strettamente legato al ruolo della donna nella società. Parallelamente al cambiare dei tempi ed alla ridefinizione del suo status, si assiste al cambiamento dei canoni estetici e delle icone di stile, che diventano uno specchio fedele delle dinamiche culturali e sociali.

    Se nell’antichità la bellezza era rappresentata da corpi femminili pieni e morbidi, con seni e ventri abbondanti in chiaro richiamo alla fertilità, in epoca recente la bellezza è rappresentata da donne sensuali, con labbra piene ed occhi allungati, volti simmetrici ed instagrammabili.

    Si è passati dal καλός κἀγαθός, il considerare la bellezza estetica come indissolubilmente legata alla bellezza morale dell’antica Grecia, all’austerità del Medioevo, in cui l’ideale di bellezza è influenzato dal pensiero religioso e la sensualità dei corpi inibita.

    Durante il Rinascimento si torna alle figure sinuose ed armoniose del modello greco, mentre in epoca Vittoriana le forme morbide vengono estremizzate: corpi a clessidra grazie anche all’uso esasperato di corsetti strettissimi.

    Negli anni ’20, periodo caratterizzato dalla fervente lotta delle donne per la propria emancipazione, si assiste ad una nuova trasformazione del concetto di bellezza. La determinazione ad essere socialmente equiparate agli uomini -per la prima volta le donne possono votare- diventa un motore di cambiamento che dà impulso alla voglia di indipendenza economica e libertà sessuale. Lo stile è, quindi, meno femminile: i corpi esili, i seni piatti ed i capelli corti diventano l’emblema della rivoluzione sociale in atto e della lotta per la libertà.

    La burrosa Marilyn Monroe incarna la nuova bellezza durante il boom economico del dopoguerra: vita sottile, pelle diafana e seno abbondante, a rappresentare il periodo di prosperità e benessere diffuso. In questo momento di grande ottimismo, i nuovi canoni vogliono la donna iper femminile, con abiti dalla silhouette a clessidra e dai tessuti raffinati.

    Gli anni 60 riflettono una spinta verso la sperimentazione e la liberazione dalla rigidità dei decenni precedenti. La donna di questo periodo è estremamente magra e filiforme, lontana dalle forme sinuose del decennio precedente e la voglia di ribellione dalle norme tradizionali si riflette nel look e nel make up. Questa voglia di libertà trova sublimazione negli anni 70, con l’emergere dei movimenti femministi e di empowerment personale. Le nuove icone come Farrah Fawcett, Cher e Pam Grier, con i loro capelli lunghi e lo stile bohemien, sono un inno all’amore, alla pace ma soprattutto alla libertà. Il rifiuto delle convenzioni sociali e l’affermazione del movimento pacifista hanno contribuito a plasmare la moda, la musica e la mentalità dell’epoca.

    Dall’effervescente stile eclettico e libero, si passa al lusso sfacciato ed alla ricerca del corpo scolpito degli anni ’80. Questo periodo segna la diffusione delle palestre, dei corsi di aerobica e delle prime VHS dedicate al fitness. I nuovi canoni vogliono donne dal copro tonico ed allenato, e Jane Fonda con le sue tutine colorate è icona indiscussa.

    Nella fase delle Supermodel degli anni 90, la bellezza è incarnata da donne di un’avvenenza quasi divina. Christy Turlington, Linda Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer rappresentano un ideale di bellezza così perfetto da sembrare irraggiungibile. Sono le indiscusse icone del periodo, protagoniste di ogni copertina e sfilata, antesignane delle contemporanee influencer.

    Oggi sono i social media a raccontare -o imporre- i nuovi modelli estetici. Instagram prima e Tik Tok dopo hanno avuto un ruolo chiave nel diffondere i nuovi canoni di bellezza e grazie a loro, nel primo decennio del 2000, emerge come nuova icona Kim Kardashan con la sua fisicità prorompente e il non velato ricorso alla chirurgia estetica.
    Il suo lato B esagerato, le labbra carnose e gli zigomi pronunciati hanno imposto una nuova estetica femminile, un’idea di bellezza standardizzata ma raggiungibile grazie alla medicina estetica.

    D’altro canto, i social sono diventati, negli ultimi anni, veri e propri palcoscenici in grado di diffondere messaggi di autoaccettazione ed apprezzamento di sé, promuovendo una bellezza autentica ed unica. Il nuovo concetto di bello è basato sulla Body Positivity, sull’accettazione di ogni corpo con eventuali difetti, un approccio più realistico ed inclusivo che ha in breve tempo influenzato ogni livello della società. Le nuove icone sono curvy, con la vitiligine e le smagliature, difetti che le rendono uniche e per questo bellissime, fino al prossimo cambiamento della società.

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    Alessia Turchi

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