Un tribunale tedesco ha stabilito che l’odio, da solo, non basta a dichiarare incostituzionale un partito. Intanto Alternative für Deutschland vale il 20,8% e detta l’agenda dell’estrema destra europea.
Tredici anni per diventare il secondo partito tedesco
Nel 2013 l’AfD era il “partito dei professori”: economisti e fuoriusciti della CDU ostili ai salvataggi dell’eurozona. La crisi dei rifugiati del 2015 ne riscrive il codice genetico: l’ala ordoliberale di Bernd Lucke viene esautorata, l’immigrazione sostituisce l’euro come asse identitario, il lessico assorbe termini di derivazione nazionalsocialista come Lügenpresse e Volksverräter.
| Consultazione | Voti di lista | Seggi | Posizione |
|---|---|---|---|
| Bundestag 2013 | 4,7% | 0 | fuori dal parlamento |
| Bundestag 2017 | 12,6% | 94 | 3° |
| Bundestag 2021 | 10,4% | 83 | 5° |
| Europee 2024 | 15,9% | 15 | 2° |
| Bundestag 2025 | 20,8% | 152 | 2° |
Il 23 febbraio 2025, con un’affluenza dell’82,5%, l’AfD raddoppia mentre la SPD scende al 16,4%, minimo storico. Chi nel 2021 aveva diagnosticato un tetto fisiologico aveva letto male il dato.
Chi vota AfD: una frattura sociale, non solo elettorale
Il profilo del voto è più istruttivo del totale.
| Segmento | Consenso AfD 2025 | Nota |
|---|---|---|
| Länder orientali | 32–38% | primo partito |
| Länder occidentali | 17–19% | seconda o terza forza |
| Operai | 38% | CDU/CSU 22%, SPD 12% |
| Disoccupati | 34% | +17 punti sul 2021 |
| Under 24 | 21% | era 7% nel 2021 |
Il divario Est-Ovest non si spiega con disoccupazione o PIL regionale, ma con la deprivazione relativa: a trentacinque anni dalla riunificazione, il 71% degli elettori AfD dell’Est dichiara di sentirsi cittadino di serie B. Il partito non promette redistribuzione: promette riconoscimento.
Il dato sugli under 24 è invece l’esito di un decennio su Telegram e TikTok, dove i deputati scrivono i discorsi parlamentari già calibrati sul formato verticale: studi indipendenti indicano che il feed di un nuovo utente interessato alla politica tedesca risulta occupato per circa tre quarti da contenuti pro-AfD.
Il paradosso che nessuno rivendica
Il partito della classe operaia difende lo Schuldenbremse, il freno costituzionale al debito che blocca spesa sociale e infrastrutture, e propone una flat tax al 25% con abolizione di imposte di successione e patrimoniali: un programma che penalizza il proprio elettorato.
Il cortocircuito regge grazie allo sciovinismo del welfare: lo stato sociale non si finanzia con la progressività fiscale, ma escludendo gli stranieri — dieci anni di contributi e livello B2 per accedere al Bürgergeld, pagamenti su carta prepagata, assistenza medica ridotta alle emergenze. La colpa del declino passa dal mercato al richiedente asilo.
Colonia, 26 febbraio 2026: quando l’odio non basta
Il 2 maggio 2025 il BfV, l’intelligence interna, classifica l’intero partito come “estremismo di destra comprovato” sulla base di una perizia triennale di mille pagine. L’AfD ricorre, l’ufficio sospende la classificazione.
Il 26 febbraio 2026 il Tribunale amministrativo di Colonia accoglie il ricorso in via cautelare. Non è un’assoluzione: i giudici riconoscono affermazioni incompatibili con la dignità umana e un sospetto forte, ma stabiliscono che da quelle affermazioni non discende con sufficiente certezza la volontà di adottare misure incostituzionali una volta al governo. L’incitamento non prova l’intenzione. La causa di merito resta aperta e in Turingia, Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Bassa Sassonia la classificazione più grave vale tuttora a livello regionale.
È il vero snodo: la soglia giuridica per riconoscere un partito come nemico della costituzione è più alta di quella morale. E il divieto dell’articolo 21 della Legge Fondamentale — chiesto a fine 2024 da 113 deputati — porta un rischio simmetrico: un rigetto di Karlsruhe darebbe all’AfD il titolo di forza perseguitata, lo scioglimento priverebbe di rappresentanza dieci milioni di elettori senza sciogliere la rabbia che li muove. Di qui l’ipotesi di compromesso: applicare il comma 3 e tagliare i finanziamenti pubblici, asfissiando l’infrastruttura invece di vietare il soggetto.
Bruxelles, ESN e il pezzo italiano della storia

Una rappresentazione illustrata della galassia sovranista europea legata a ESN. Immagine generata con AI per Il Mondo.
Espulsa nel 2024 da Identità e Democrazia per iniziativa di Marine Le Pen — dopo l’inchiesta Correctiv sulla “remigrazione” discussa a Potsdam e le dichiarazioni di Maximilian Krah sulle SS — l’AfD ha fondato un proprio contenitore: Europa delle Nazioni Sovrane.
Il 7 luglio 2026 il Parlamento europeo, con 414 voti a favore, 224 contrari e 18 astensioni, ha incaricato l’APPF di verificare la conformità di ESN all’articolo 2 del Trattato. In gioco non c’è il gruppo parlamentare, entità distinta che resterebbe al suo posto, ma il partito europeo e circa due milioni di euro per il 2026. Di ESN fa parte Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro l’indagine.
Il problema non è la parola, è la soglia

Rappresentazione simbolica del rapporto tra memoria storica, estrema destra e trasformazione dei codici politici contemporanei. Immagine generata con AI per Il Mondo.
“Nazista” è tecnicamente la parola sbagliata: nessuna istituzione tedesca la usa, e usarla regala all’AfD la replica più comoda che esista. Ma la domanda del titolo regge se la si sposta di un grado: non stiamo perdendo la capacità di riconoscere, stiamo scoprendo che le procedure di riconoscimento sono state costruite per un fenomeno diverso.
La democrazia militante del dopoguerra presupponeva un nemico dichiarato: milizie, colpi di mano, programmi eversivi scritti. Il modello attuale è un altro — un partito che vince le elezioni, ricorre ai tribunali, rispetta le forme e lascia che sia l’algoritmo a lavorare sulla generazione successiva. Colonia lo ha certificato senza volerlo: contro chi non passa mai all’atto, gli strumenti dell’atto non mordono. Se la risposta resterà procedurale, il 20,8% del 2025 sarà ricordato come un dato di partenza.

