Dai transfer per celebrities ai wine tour tra Toscana e Umbria, il noleggio con conducente racconta una parte meno visibile del turismo contemporaneo. Guido Panetta, presidente di una delle cooperative NCC storiche di Roma, spiega come sono cambiate le richieste di chi cerca un’esperienza di viaggio costruita su misura.
C’è una parte del turismo che raramente entra nelle fotografie di viaggio, ma che contribuisce in maniera decisiva all’esperienza di una città. È quella che comincia prima dell’arrivo in hotel e continua tra aeroporti, ristoranti, eventi, aziende vinicole e luoghi spesso difficilmente raggiungibili con i normali mezzi di trasporto.
A Roma questo mondo passa anche attraverso gli NCC, il noleggio con conducente. Un settore che negli ultimi anni ha dovuto attraversare il Covid, confrontarsi con nuove forme di mobilità e adattarsi a un pubblico internazionale sempre più abituato a chiedere servizi personalizzati.
Guido Panetta conosce bene questa trasformazione. Agronomo di formazione, da circa quindici anni lavora nel settore dell’hospitality e dei trasporti ed è presidente dal 2022 di Nazionale Società Cooperativa, realtà romana fondata nel 1972 e oggi composta da otto soci, tutti titolari di autorizzazione NCC di Roma.
Più che la semplice disponibilità di un’automobile, ciò che viene richiesto oggi, racconta, è una forma di assistenza costruita intorno alla persona.
«La precisione del servizio concordato con il travel agent, la cura nel rapporto con il cliente e soprattutto la discrezione degli autisti sono elementi fondamentali», spiega Panetta.
Quando il trasporto diventa parte del viaggio
Per una determinata fascia di turismo, infatti, lo spostamento non rappresenta più soltanto il passaggio da un luogo all’altro. Diventa parte dell’esperienza.
Manager, imprenditori, personaggi dello spettacolo e dello sport richiedono spesso tempistiche precise, riservatezza, capacità di modificare il programma in corsa e una conoscenza del territorio che vada oltre la semplice navigazione stradale.
È un modello di accoglienza che a Roma assume un significato particolare. La Capitale concentra turismo culturale, eventi istituzionali, produzioni televisive e cinematografiche e grandi appuntamenti internazionali. Secondo Panetta, proprio questa varietà rende necessario un servizio capace di adattarsi rapidamente a esigenze molto differenti.
La cooperativa che presiede ha lavorato negli anni anche attraverso convenzioni con realtà come Rai e con clienti istituzionali e aziendali. Ma uno degli aspetti che Panetta considera più interessanti riguarda ciò che accade quando il viaggio esce dai confini della città.
Dal centro di Roma ai vigneti
Negli ultimi anni una parte dei servizi si è spostata infatti verso esperienze legate al territorio, in particolare i wine tour.
Chianti, Montalcino, Umbria e Costiera Amalfitana diventano così destinazioni di percorsi costruiti intorno al vino, al paesaggio e alla gastronomia.
Per Panetta il passaggio è quasi naturale. La sua formazione da agronomo lo ha portato a considerare il vino non semplicemente come un prodotto, ma come un elemento culturale attraverso cui leggere i territori italiani.
«Sono pienamente consapevole dell’importanza culturale che il vino ha nel nostro Paese», racconta. Da qui l’idea di creare itinerari che mettano insieme mobilità e scoperta delle aree produttive.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione del settore: l’autista non è più soltanto colui che conduce un cliente da un indirizzo a un altro. Nei servizi più strutturati diventa uno degli elementi dell’accoglienza, soprattutto quando il visitatore conosce poco il territorio e costruisce il proprio soggiorno attraverso una rete di hotel, ristoranti, cantine e operatori locali.
Il problema della qualità
L’altra questione riguarda il rapporto tra qualità e prezzo.
Panetta descrive un mercato molto più competitivo rispetto al passato. Negli anni Settanta, quando la cooperativa iniziò a operare, le realtà attive nel settore erano numericamente inferiori. Oggi, sostiene, la competizione rischia invece di concentrarsi eccessivamente sulla riduzione delle tariffe.
Per i servizi di fascia alta, però, la logica è differente.
Affidabilità, qualità delle automobili, puntualità e discrezione diventano parte dello stesso prodotto. Ed è proprio sulla definizione di standard comuni che Panetta immagina il futuro del settore romano.
Tra le sue idee c’è la creazione di una forma di coordinamento più ampia tra operatori dotati di autorizzazioni di Roma e provincia, capace di dialogare con le istituzioni e di garantire livelli qualitativi omogenei.
Un progetto ancora da costruire, ma che pone una questione più generale: quanto pesa la mobilità nella reputazione turistica di una città?
L’accoglienza comincia prima dell’hotel
Quando si parla di turismo si tende a pensare soprattutto ad alberghi, ristorazione, musei e grandi attrazioni. Molto meno spesso si considera ciò che accade tra questi luoghi.
Eppure per chi arriva dall’estero, soprattutto quando dispone di pochi giorni e di un programma fitto, l’organizzazione degli spostamenti può cambiare completamente la percezione della destinazione.
Roma continua a essere il centro dell’attività della cooperativa, mentre Milano rappresenta per Panetta un mercato diverso, già molto affollato ma nel quale alcune aziende clienti richiedono comunque supporto.
È una piccola fotografia di un settore che raramente finisce in primo piano, ma che racconta bene l’evoluzione del turismo italiano: meno standardizzazione, maggiore personalizzazione e una crescente sovrapposizione tra trasporto, hospitality ed esperienza.
Perché per una parte dei viaggiatori contemporanei il viaggio non comincia più quando si arriva a destinazione.
Comincia già quando qualcuno apre la portiera.

