Nell’estate del 2026 Futuro Nazionale è uno dei pochi soggetti capaci di modificare in modo visibile gli equilibri del centrodestra. Il partito di Roberto Vannacci, nato dopo la rottura con la Lega, era stimato da Ipsos al 6% a fine giugno e al 7,1% a luglio, davanti alla Lega, scesa al 5,1%, e ormai non lontano da Forza Italia, all’8,3%.
La domanda non è più solo quanto possa crescere, ma da dove arrivino i suoi voti.
Redistribuzione o espansione?
Un’analisi Ipsos Doxa, condotta su circa 20mila interviste tra febbraio e giugno, offre una prima risposta. Oltre il 20% di chi aveva votato Lega alle europee sceglierebbe oggi Futuro Nazionale; per Fratelli d’Italia la quota è dell’8%, su un bacino di partenza più ampio. In termini assoluti, Ipsos stima circa 506mila elettori provenienti da FdI e 407mila dalla Lega.
Osservando la composizione attuale dell’elettorato di Futuro Nazionale, il 31% proviene da Fratelli d’Italia e il 25% dalla Lega. Il fenomeno, quindi, non è riducibile alla sola crisi leghista: nonostante la percentuale di erosione sia molto più elevata per il Carroccio, il maggiore bacino elettorale di FdI fa sì che gli ex elettori del partito di Giorgia Meloni pesino oggi più degli ex leghisti nella composizione complessiva dell’elettorato di Futuro Nazionale.
Chi vota Vannacci, e chi aveva smesso di votare?
C’è un terzo serbatoio: l’astensione. Ipsos rileva che Futuro Nazionale intercetta il 9% di chi non aveva votato alle europee; nella composizione attuale del partito, gli ex astenuti rappresentano oltre un terzo del totale.
È un dato politicamente significativo perché suggerisce che il generale non stia soltanto sottraendo consensi agli altri partiti della destra: almeno in parte, sta riportando verso una scelta politica persone che alle ultime europee erano rimaste fuori dalle urne.
Sul piano sociodemografico, l’analisi di Ipsos fotografa un elettorato a maggioranza maschile: gli uomini rappresentano il 62%, contro il 38% delle donne. Il consenso è piuttosto trasversale per età, con una capacità attrattiva tra i più giovani leggermente superiore rispetto alle generazioni più mature. Le condizioni economiche basse e medio-basse rappresentano insieme oltre la metà dell’elettorato e la presenza di Futuro Nazionale risulta maggiore nei piccoli e medi comuni del Centro-Nord.
Anche l’autocollocazione politica è significativa: il 56% si definisce di destra, oltre il 22% di centrodestra, mentre il 15% non si riconosce in alcuna collocazione politica.

Immagine generata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo.
Un’alleanza che si logora da sola?
È sul terreno delle alleanze che emerge uno dei paradossi più interessanti. Secondo le intenzioni di voto Ipsos del 25 luglio, la somma dei partiti dell’attuale centrodestra senza Futuro Nazionale vale il 40,8%: Fratelli d’Italia 26,5%, Forza Italia 8,3%, Lega 5,1% e Noi Moderati 0,9%. Aggiungendo il 7,1% di Futuro Nazionale, la somma teorica raggiunge il 47,9%.
Ma la somma aritmetica non coincide necessariamente con la somma politica.
Quando Ipsos ha testato lo scenario di una coalizione organica tra l’attuale centrodestra e Futuro Nazionale, il consenso complessivo è sceso infatti dal 47,9% teorico al 45,4%. A spiegare la perdita sarebbero, da una parte, elettori di Forza Italia che non confermerebbero il proprio voto in presenza di Futuro Nazionale e, dall’altra, elettori dello stesso Futuro Nazionale pronti ad abbandonarlo in caso di alleanza con l’attuale centrodestra. Nello stesso scenario, la coalizione progressista raggiungerebbe il 45%.
C’è poi un’ipotesi che sposta il piano dal quanti voti al che uso farne. Secondo il costituzionalista Roberto Zaccaria, Vannacci potrebbe scegliere di correre insieme al centrodestra unicamente per contribuire a far scattare il premio di maggioranza, salvo poi passare all’opposizione — riservandosi un ruolo di peso in appuntamenti istituzionali successivi, come l’elezione del Presidente della Repubblica. In questo scenario, l’alleanza elettorale non sarebbe un punto d’arrivo ma una tappa transitoria verso un posizionamento di forza autonomo.
È forse il paradosso più interessante il fenomeno politico rappresentato dal nuovo partito: Futuro Nazionale può allargare numericamente il bacino del centrodestra, ma la sua presenza all’interno della coalizione rischia contemporaneamente di farle perdere una parte dei consensi.
Il tema delle alleanze resta del resto aperto. Una successiva indagine Ipsos Doxa pubblicata ad agosto considera Futuro Nazionale ancora esterno all’attuale coalizione di centrodestra e sottolinea come gli scenari elettorali rimangano esercizi di analisi, anche alla luce delle incertezze sulla futura legge elettorale.
Due risposte diverse alla stessa crisi di rappresentanza?
Il 25 agosto 2026 Mario Draghi e Patrick Collison, cofondatore e CEO di Stripe, hanno lanciato il Rhine Group, un’organizzazione indipendente che riunisce esponenti del mondo delle istituzioni, dell’impresa e dell’accademia con l’obiettivo di trasformare in proposte operative le indicazioni contenute nel rapporto Draghi sulla competitività europea. A guidare il progetto come direttore esecutivo è l’economista ed ex eurodeputato Luis Garicano. Fonte ANSA

Le firme di Patrick Collison, Mario Draghi e Luis Garicano nella homepage ufficiale del Rhine Group.
Credito: Screenshot dal sito ufficiale Rhine Group, rhinegroup.eu
Il Rhine Group non nasce come soggetto politico-elettorale e, allo stato attuale, non esiste alcun collegamento documentato con lo scenario delle elezioni italiane del 2027. Il confronto con l’ascesa di Futuro Nazionale può però essere utile su un piano diverso: mostra due modalità quasi opposte attraverso cui, nell’Europa del 2026, si prova a rispondere alla percezione di una crisi del modello politico ed economico.
Da una parte Futuro Nazionale costruisce consenso attraverso un linguaggio fortemente identitario, intercettando elettori provenienti dalla destra tradizionale ma anche una quota significativa di precedenti astenuti. Dall’altra, il Rhine Group nasce dall’iniziativa di figure provenienti dalle istituzioni, dalla finanza, dall’impresa tecnologica e dall’accademia, con l’obiettivo dichiarato di affrontare il rallentamento della crescita e della competitività europea attraverso ricerca e proposte di riforma.
Non sono due progetti direttamente comparabili, né esiste oggi una competizione tra loro. Ma rappresentano due registri molto diversi: uno fondato sulla mobilitazione elettorale e sul recupero del malcontento, l’altro sulla costruzione di una risposta tecnica e istituzionale ai problemi strutturali dell’Europa.
La domanda che rimane sullo sfondo è allora più ampia: in una fase di crescente sfiducia verso le forme tradizionali della rappresentanza, quale dei due linguaggi riesce davvero a parlare a chi non si sente più rappresentato?
Un fenomeno destinato a durare?
La vera incognita riguarda quindi la durata del fenomeno. Futuro Nazionale può consolidare un proprio spazio politico oppure il consenso raccolto nei primi mesi è destinato a ridimensionarsi quando verrà meno l’effetto novità?
Non mancano, in questo senso, letture di segno più netto — al limite della provocazione. Secondo alcune ipotesi circolate tra osservatori politici, Futuro Nazionale sarebbe soprattutto un fenomeno di novità destinato a ridimensionarsi nel giro di un paio d’anni: il tempo necessario alla Lega per riorganizzarsi attorno a figure di governo regionale con consenso già consolidato — i nomi che circolano sono quelli dei presidenti di Veneto e Friuli-Venezia Giulia — recuperando così alcuni punti percentuali a scapito dell’attuale leadership federale del partito. Va precisato: si tratta di una previsione politica, non di un dato demoscopico verificato. Ma è un’ipotesi che sposta la domanda da “quanto crescerà Vannacci” a “quanto durerà la sua leadership su questo spazio politico”.
La stessa Ipsos invita alla prudenza. L’istituto stima un bacino elettorale potenziale ulteriore di circa 1,5 milioni di persone, poco inferiore all’elettorato attuale stimato in circa 1,6 milioni. Allo stesso tempo sottolinea che non possono essere escluse future defezioni tra gli elettori oggi attratti dalla novità e dal clamore mediatico e che le scelte potrebbero essere influenzate dalla legge elettorale, dalle alleanze e dal cosiddetto voto utile.
Per la Lega la questione è particolarmente delicata. Il partito non deve soltanto recuperare gli elettori passati direttamente a Vannacci, ma confrontarsi con un soggetto che occupa una parte dello stesso spazio politico e che, almeno per ora, riesce anche ad attirare persone provenienti dall’astensione.
Per Fratelli d’Italia il problema è diverso: la percentuale di elettori che si sposta verso Futuro Nazionale è più contenuta, ma il bacino di partenza è molto più grande. Non a caso, nella composizione dell’elettorato vannacciano, gli ex elettori di FdI pesano oggi più degli ex leghisti.
La partita, quindi, non riguarda soltanto quanto prenderà Futuro Nazionale, ma quale destra emergerà da questa redistribuzione del consenso. E soprattutto se Futuro Nazionale riuscirà a trasformare un voto oggi alimentato dalla mobilità elettorale e dal recupero dell’astensione in un’appartenenza politica stabile.
Solo le urne potranno stabilire se lo spazio aperto da Vannacci sia strutturale o transitorio. Ma i dati disponibili raccontano già qualcosa: il suo consenso non arriva da un unico luogo e, proprio per questo, è più difficile da riassorbire di quanto potrebbe sembrare.
Articolo realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale a partire dalle fonti indicate e sottoposto a revisione e verifica editoriale prima della pubblicazione. Crediti immagine di copertina: Roberto Vannacci nel 2013. Foto: Hockler73 / Wikimedia Commons – Pubblico dominio.

