In Italia lo shock anafilattico colpisce circa diecimila persone l’anno e ne uccide sessanta, eppure il farmaco che può salvarle esiste da decenni. Il problema è che quasi nessuno lo usa in tempo. Ora arriva l’adrenalina in spray nasale, senza ago, e in primavera ci sarà anche la versione per i bambini.
Chi ha un figlio con un’allergia grave conosce bene quel gesto che si ripete ogni mattina prima di uscire di casa, il controllo nello zaino, nella borsa, nella tasca del giubbotto, per essere sicuri che l’autoiniettore ci sia e che non sia scaduto. Poi c’è la parte più difficile, quella a cui si cerca di non pensare, cioè il momento in cui bisognerà davvero usarlo, magari in una mensa scolastica, a una festa di compleanno o in un campo da calcio, con le mani che tremano e un ago da piantare nella coscia di un bambino che piange.
È proprio in quel momento che, molto spesso, qualcosa si inceppa. E non per mancanza di farmaci, perché l’adrenalina è la cura dell’anafilassi da sempre, ma per paura, per esitazione, per la speranza che i sintomi passino da soli. Per questo la notizia arrivata la settimana scorsa dal congresso nazionale degli allergologi, a Salerno, riguarda molte più persone di quanto sembri.
Che cos’è e come funziona l’adrenalina spray
Il farmaco si chiama EURneffy, lo produce l’azienda danese ALK-Abelló ed è il primo spray nasale di adrenalina contro le reazioni allergiche gravi. L’Agenzia europea per i medicinali lo ha autorizzato nell’agosto del 2024, quasi negli stessi giorni in cui arrivava il via libera negli Stati Uniti, e dal 22 ottobre è disponibile anche in Italia, come hanno annunciato al 38° Congresso nazionale della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica.
Si usa in modo molto semplice, ed è questo il suo punto di forza. Ai primi segni di una reazione grave si spruzza una dose in una narice e si chiama subito il 112. Se dopo una decina di minuti la situazione non migliora, o se i sintomi tornano e peggiorano, si usa un secondo spray nella stessa narice, ed è per questo che chi ne ha bisogno deve portarne sempre due con sé. Lo spray si conserva per trenta mesi senza particolari attenzioni, mentre gli autoiniettori durano diciotto mesi dalla produzione e in farmacia arrivano spesso con circa un anno di validità residua.
«Questo farmaco è essenziale per contrastare la rapida caduta della pressione sanguigna», ha spiegato Mario Di Gioacchino, past president della Siaaic, ricordando che il vantaggio dello spray è soprattutto un altro, quello di togliere di mezzo la paura dell’ago e l’ansia di dover fare un’iniezione, a sé stessi o a qualcun altro.
Il salvavita che arriva troppo tardi
I numeri presentati dagli allergologi italiani raccontano bene dove sta il problema. In Italia si contano circa diecimila casi di anafilassi l’anno e sessanta morti, e solo il 7% degli adulti e il 21% dei bambini riceve l’adrenalina in tempo utile. Tra il 25% e il 60% dei pazienti, nella pratica clinica, rifiuta l’iniezione o la rimanda, a volte anche di nove minuti, che in una reazione anafilattica sono un tempo lunghissimo.
E poi ci sono gli errori, che sono molti più di quanto si immagini. Secondo i dati della Siaaic, tra il 20% e il 70% degli allergici usa l’autoiniettore in modo scorretto, tra il 24% e il 50% non lo compra o non lo sostituisce quando scade, e circa la metà non lo porta sempre con sé. Non è distrazione e non è incoscienza, è il modo in cui funzionano le persone davanti a una minaccia che non si vede per mesi, a volte per anni, e che quando arriva chiede di agire in pochi secondi, superando una paura che è del tutto umana.
«L’obiettivo dello spray è invertire questo trend», ha detto il presidente della Siaaic Vincenzo Patella, che dirige la Medicina interna dell’Azienda sanitaria di Salerno. Un dispositivo piccolo, che sta in una tasca e non spaventa, non risolve tutto, ma può accorciare proprio quei minuti di esitazione che fanno la differenza.

I bambini dovranno aspettare la primavera
C’è però un limite importante, ed è quello che riguarda i più piccoli. La versione arrivata in farmacia, da 2 milligrammi, è indicata per adulti e bambini dai quattro anni che pesano almeno trenta chili, quindi esclude proprio buona parte dei bambini delle elementari, cioè quelli che passano più tempo lontano dai genitori e che hanno meno strumenti per capire che cosa sta succedendo al loro corpo.
Per loro esiste una formulazione da 1 milligrammo, pensata per i bambini dai quattro anni con un peso tra i quindici e i trenta chili. In Europa ha ricevuto il parere positivo all’inizio del 2026, l’AIFA l’ha approvata a luglio e, secondo gli allergologi, arriverà in Italia la prossima primavera. Per i neonati e per i bambini sotto i quindici chili, invece, restano gli autoiniettori pediatrici.
Ci sono anche delle cautele, che è giusto riportare. Gli studi che hanno portato all’approvazione hanno misurato come l’adrenalina spray viene assorbita dall’organismo, confrontandola con l’iniezione, ma sono stati condotti fuori dagli episodi di anafilassi, e gli stessi specialisti ricordano che il profilo di sicurezza andrà osservato nella pratica, in particolare nei cardiopatici e negli anziani. Il prezzo in farmacia e l’eventuale rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale, infine, non sono ancora stati comunicati, e sarà un dettaglio tutt’altro che secondario per le famiglie, considerato che i dispositivi vanno comprati a coppie e rinnovati alla scadenza.
Chi c’è vicino a un bambino quando succede
Il nodo, in fondo, non è soltanto tecnico. Un bambino allergico passa gran parte della giornata a scuola, in palestra, a casa dei nonni o degli amici, e la domanda vera è se chi gli sta accanto in quel momento sarà in grado di intervenire. In Italia la somministrazione dei farmaci a scuola è regolata ancora dalle raccomandazioni dei ministeri dell’Istruzione e della Salute del 2005 e dai protocolli delle singole Regioni, e il personale scolastico non è obbligato a farlo, può solo offrirsi volontariamente dopo una formazione e sulla base di un piano preciso firmato dal medico.
Molte famiglie lo sanno bene, perché ogni settembre ricomincia la stessa trattativa con la scuola, tra moduli, certificati e insegnanti comprensibilmente spaventati all’idea di dover usare un ago su un bambino. Uno spray nasale non cancella questa responsabilità, ma la rende più leggera, più vicina a un gesto che chiunque può imparare in pochi minuti. Ed è forse questo il cambiamento più importante, più ancora del farmaco in sé, che il soccorso diventi qualcosa che non spaventa chi deve prestarlo.
Un’innovazione che vale se arriva a tutti
Siamo abituati a pensare all’innovazione in medicina come a qualcosa che riguarda farmaci nuovi e malattie difficili, come accade con le terapie che allungano la vita a chi ha un tumore. Qui la molecola è vecchia di oltre un secolo e la novità sta tutta nel modo di somministrarla, eppure potrebbe salvare più vite di tante scoperte, semplicemente perché rende più facile fare la cosa giusta nel momento giusto.
Perché questo accada, però, servono alcune condizioni che non dipendono dall’azienda che lo produce. Serve che lo spray abbia un prezzo accessibile, che i medici lo prescrivano, che le scuole e le società sportive sappiano che esiste e che la formazione di insegnanti e allenatori diventi una regola e non un favore personale. Un salvavita funziona soltanto se, nel momento in cui serve, qualcuno ha il coraggio e gli strumenti per usarlo.
Domande frequenti sull’adrenalina spray nasale
È un farmaco che contiene adrenalina, la cura d’emergenza dello shock anafilattico, da spruzzare nel naso invece che iniettare nel muscolo. Si chiama EURneffy, è autorizzato in Europa dall’agosto 2024 ed è disponibile in Italia dal 22 ottobre 2026. Si usa una dose in una narice ai primi sintomi, chiamando subito il 112, e se dopo circa dieci minuti non c’è miglioramento si usa una seconda dose.
La versione oggi in farmacia, da 2 milligrammi, è indicata per adulti e bambini dai quattro anni con un peso di almeno trenta chili. Per i bambini dai quattro anni tra i quindici e i trenta chili esiste una versione da 1 milligrammo, approvata dall’AIFA a luglio 2026, che secondo gli allergologi arriverà in Italia nella primavera del 2027. Sotto i quindici chili restano gli autoiniettori pediatrici.
È un’alternativa all’autoiniettore, pensata soprattutto per chi ha paura dell’ago o esita a fare l’iniezione. La scelta va fatta con l’allergologo, che valuta l’età, il peso e la storia clinica. In ogni caso dopo l’uso bisogna sempre chiamare il 112, e chi è a rischio deve portare con sé due dispositivi.


