La Commissione Europea ha presentato il Libro Bianco sulla Difesa, con l’obiettivo di garantire all’Europa una strategia di difesa forte e sufficiente entro il 2030
Era il 2023 quando l’ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi aveva sollevato la necessità di un rafforzamento della difesa europea, evidenziando la dipendenza dell’UE dagli Stati Uniti e la frammentazione delle capacità militari tra i diversi Stati membri. Draghi aveva proposto un’integrazione più profonda tra i sistemi di difesa nazionali, la creazione di un fondo comune per gli investimenti nel settore militare e un maggiore coordinamento nelle politiche di sicurezza, suggerendo anche l’adozione di strumenti finanziari innovativi per garantire una spesa efficace e sostenibile.
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Ma ci voleva l’elezione di Donald Trump, affinché il programma “ReArm Europe”, un’iniziativa della Commissione Europea, venisse presentato il 4 marzo 2025 dalla presidente Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di potenziare le capacità di difesa dell’Unione Europea in risposta alle crescenti minacce alla sicurezza del continente. Il progetto è stato motivato dai timori nei confronti della Russia e dai dubbi sul futuro della protezione degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa. Il piano prevede un investimento complessivo di circa 800 miliardi di euro nel prossimo decennio, prevedendo l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità e Crescita, consentendo agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa oltre il limite del 3% del deficit senza incorrere in sanzioni, liberando fino a 650 miliardi di euro in quattro anni. Inoltre, verrà creato un fondo di 150 miliardi di euro per prestiti destinati ad acquisti congiunti, al fine di incentivare gli Stati membri ad acquistare insieme equipaggiamenti militari, come sistemi di difesa aerea, munizioni e droni, riducendo i costi e migliorando l’interoperabilità tra i Paesi.
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La Commissione propone di utilizzare il bilancio europeo per investimenti legati alla difesa, offrendo ulteriori possibilità e incentivi affinché gli Stati membri sfruttino i programmi della politica di coesione per aumentare la spesa militare. Si mira anche alla mobilitazione del capitale privato attraverso l’accelerazione dell’Unione del risparmio e degli investimenti, coinvolgendo il settore finanziario privato nel rafforzamento della difesa europea e facilitando gli investimenti transfrontalieri nel settore militare. La Banca Europea per gli Investimenti potrebbe vedere un potenziamento del proprio ruolo, con una modifica delle attuali limitazioni statutarie che le permetterebbe di supportare l’industria della difesa con prestiti agevolati e garanzie.

La Commissione Europea ha presentato mercoledì queste proposte in un Libro Bianco sulla Difesa, con l’obiettivo di garantire all’Europa una strategia di difesa forte e sufficiente entro il 2030. Secondo il capo della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, l’ordine internazionale sta subendo cambiamenti senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale, rendendo questo un momento cruciale per la sicurezza europea. Kallas ha sottolineato che l’economia russa è in piena modalità di guerra, con il 40% del bilancio federale destinato all’esercito, segnalando un piano di aggressione a lungo termine indipendentemente dai negoziati di pace in Ucraina. I paesi dell’UE hanno già aumentato la spesa per la difesa di oltre il 30% tra il 2021 e il 2024, ma il riavvicinamento del presidente degli Stati Uniti Trump alla Russia ha alimentato ulteriormente la necessità di un’autonomia strategica europea. Il Commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ha dichiarato che 450 milioni di cittadini dell’Unione Europea non dovrebbero dipendere da 340 milioni di americani per difendersi da 140 milioni di russi, che non possono sconfiggere 38 milioni di ucraini, sottolineando l’importanza di assumersi la responsabilità della difesa dell’Europa.
Il documento evidenzia le principali lacune di capacità che l’Europa deve colmare per rafforzare la propria sicurezza, identificando settori critici come la difesa aerea e missilistica, l’artiglieria e le munizioni, i droni e i missili, il trasporto militare, l’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza, la guerra informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. Il Libro Bianco propone che gli Stati membri mettano rapidamente in comune le risorse per colmare queste lacune attraverso progetti di difesa di comune interesse europeo, con incentivi finanziari dell’UE. Inoltre, la Commissione Europea ha suggerito di poter agire come organismo di acquisto centrale per facilitare l’approvvigionamento congiunto di equipaggiamenti militari, anche se alcune capitali europee hanno già espresso resistenze, preferendo mantenere tali decisioni nelle mani dei governi nazionali.
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Un altro obiettivo chiave è la creazione di un mercato comune per i dispositivi di difesa, armonizzando le norme e riducendo la frammentazione dell’industria europea della difesa. Attualmente, molti produttori realizzano sistemi d’arma diversi per governi diversi, con il risultato che l’Europa ha 19 diversi carri armati da combattimento rispetto a un solo modello degli Stati Uniti e 17 tipi di siluri rispetto ai due statunitensi. L’integrazione del mercato della difesa dovrebbe consentire una maggiore efficienza, ridurre i costi e rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, contribuendo a rendere l’Europa meno dipendente da fornitori esterni. Per quanto riguarda la presentazione odierna in Commissione, si prevede che i principali punti di discussione riguardino l’effettiva attuazione del piano, le modalità di finanziamento e il coordinamento con le industrie europee della difesa. La Commissione Europea ha sottolineato la necessità di un approccio comune e rapido per garantire che gli Stati membri possano beneficiare pienamente delle risorse messe a disposizione attraverso “ReArm Europe”.

La premier italiana Giorgia Meloni ha detto che «la posizione del governo è chiara, noi abbiamo fatto le nostre valutazioni, il governo aveva chiesto lo scorporo delle spese difesa dal calcolo del Patto di stabilità. Oggi però non possiamo non porre il problema che l’intero Piano presentato dalla presidente della Commissione Ue von der Leyen si basa quasi completamente del debito nazionale degli Stati». «È la ragione per cui stiamo facendo altre proposte, perché ci aiuta scomputare le spese, però dall’altra parte una priorità deve essere favorire gli investimenti privati su questa materia. Con Giorgetti – ha aggiunto – abbiamo elaborato una proposta che ricalca l’Invest Eu, con garanzie europee per investimenti privati e cerchiamo di rendere questo piano maggiormente sostenibile».
di: Giulia GUIDI
Foto: ANSA

