Le tappe, il funzionamento e i 135 cardinali elettori chiamati a eleggere il successore di Papa Francesco
È uno dei riti più antichi ancora in vigore, forse il più antico di tutti, è stato codificato per la prima volta nel 1274 e richiama mistero, solennità e intrighi (probabilmente anche per colpa di Hollywood): è il Conclave, vale a dire il procedimento con cui i cardinali si riuniscono in Vaticano per eleggere il successore del Pontefice defunto.
La parola Conclave deriva dal latino “cum clave”, “con chiave”, perché i cardinali elettori vengono fisicamente chiusi in una zona riservata del Vaticano – oggi la Cappella Sistina – fino a quando non avranno eletto un nuovo Papa. Il sistema è regolato dalla Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis” emanata da Giovanni Paolo II nel 1996 e aggiornata da Benedetto XVI.
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Come funziona?
Gli elettori effettivi sono i cardinali con meno di 80 anni. Al momento gli aventi diritto al voto sono 135 e non è escluso – perché già accaduto in passato – che possano essere concesse deroghe alla norma (dei 253 cardinali, 140 sono sotto la soglia d’età prevista). I cardinali elettori si sistemano per tutto il periodo di voto a Santa Marta (vengono fatti alloggiare qui dal 2005) e non possono avere contatti con l’esterno. Per tutti è prevista una stretta vita comunitaria all’interno di un salone con un unico piatto a pranzo e cena. Ogni cardinale indossa la veste rossa, il rocchetto che è la sopraveste bianca, la mozzetta (la mantellina corta che copre le spalle) e la berretta, il cappello a forma cubica con tre alette rigide e il fiocco sulla parte posteriore.
L’inizio del Conclave si sigilla con la frase “Extra Omnes”, fuori tutti: i cardinali vengono isolati dal mondo fino alla scelta del nuovo Papa. Ogni giorno ci sono due votazioni: il nome del prescelto viene indicato su una scheda sotto la frase “Eligo in Summum Pontificem”, dopodiché ogni cardinale elettore mette la scheda – piegata e ben visibile – su un piatto in argento sopra l’urna e la fa scivolare all’interno. Terminata questa operazione i due scrutatori aprono e leggono il nome scritto sulla scheda, mentre il terzo lo pronuncia ad alta voce. Alla fine della lettura le schede vengono forate, legate insieme e bruciate nella stufa. Se non sono stati raggiunti i due terzi di voti viene aggiunta nella stufa una miscela di perclorato di potassio, antracene e zolfo, e così ci sarà la famosa fumata nera. Altrimenti, se il quorum è raggiunto e il candidato prescelto accetta l’incarico (è il decano a chiederglielo) alle schede da bruciare viene aggiunta una miscela di clorato di potassio, lattosio e colofonia: avverrà così la fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina, che annuncerà l’elezione del nuovo Papa.
I foglietti delle votazioni non sono visti da nessuno che non sia un cardinale elettore, perché nulla di materiale può rimanere sull’elezione del nuovo Santo Padre.
Si vota due volte al giorno dicevamo, una alla mattina intorno alle 12 e l’altra intorno alle 19. Il processo può andare per le lunghe, perciò dopo la 33esima o 34esima votazione si passa obbligatoriamente al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell’ultimo scrutinio, dopodiché anche in questo caso serve la maggioranza dei due terzi. I due Cardinali rimasti in lizza, inoltre, non potranno partecipare attivamente al voto.
Una volta eletto il nuovo Papa, dopo l’accettazione e la fumata bianca, il cardinale protodiacono (vale a dire il primo nell’ordine diaconale) dà l’annuncio dell’elezione dalla loggia centrale della basilica di San Pietro: Habemus Papam.
Per eleggere Papa Francesco ci vollero due giorni: si era a ridosso della Pasqua e Ratzinger si era dimesso da un mese.
Il Conclave è ancora oggi uno degli atti più forti e simbolici della Chiesa: un momento in cui il mondo osserva in silenzio un gruppo di uomini scegliere, nella preghiera e nella strategia, il volto di chi parlerà a nome di oltre un miliardo di cattolici. Quello del Papa è un ruolo non solo spirituale ma anche di grande rilevanza geopolitica. L’erede di Bergoglio guiderà una Chiesa sempre più globale con sfide nuove e complesse, in un mondo dilaniato da una guerra sempre più estesa e fratricida.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA
