Dalla colonizzazione culturale ellenica al “mi aspetti a Mykonos” dell’ultimo Sanremo: la Grecia ha guadagnato spazi, sino alla vetta del cibo più amato al mondo. Ma come sta il Paese?
«Senti un po’ ‘ste olive… sò greche!». Chissà se il leggendario Mario Brega, imboccando Carlo Verdone nel film “Borotalco”, si sarebbe mai aspettato che la cucina greca avrebbe sorpassato quella italiana nelle preferenze dei clienti mondiali. Molto probabilmente no.
Invece, nel 2024, TasteAtlas, una guida online specializzata nella mappatura delle cucine tradizionali di tutto il mondo, ha pubblicato la sua classifica annuale delle migliori cucine a livello globale. In questa edizione, la cucina greca ha ottenuto il primo posto, superando la cucina italiana che era stata in testa nelle edizioni precedenti. La cucina greca ha ricevuto un punteggio di 4,60 su 5, mentre quella italiana ha ottenuto 4,59 su 5. TasteAtlas basa le sue classifiche su recensioni e valutazioni raccolte da varie community di recensioni, che comprendono appassionati di gastronomia e viaggiatori da tutto il mondo.
Ma, già nel 2021, durante la serie televisiva “Gordon, Gino and Fred: Road Trip”, lo chef britannico Gordon Ramsay ha espresso la sua preferenza per la cucina greca rispetto a quella italiana. Nell’episodio ambientato in Grecia, Ramsay ha dichiarato: “Onestamente, penso che la cucina greca sia migliore della cucina italiana”. Questa affermazione ha sorpreso il suo collega italiano, Gino D’Acampo, che ha reagito con incredulità, chiedendo se fosse serio. Ramsay ha confermato con decisione la sua opinione. Questa dichiarazione ha suscitato discussioni e polemiche, soprattutto tra gli appassionati della cucina italiana, data la reputazione mondiale della gastronomia tricolore. Ma, dopo qualche anno, i clienti dei ristoranti di tutto il mondo hanno dato ragione allo star chef scozzese.

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Una cucina millenaria
Nell’antica Grecia, l’alimentazione era caratterizzata dalla “triade mediterranea”: frumento, olio d’oliva e vino. Questi tre elementi costituivano la base della dieta quotidiana e rappresentavano i principali prodotti agricoli del territorio. La cucina era semplice e frugale, rispecchiando un’economia agricola modesta. Le fonti letterarie, come le commedie di Aristofane e i “Deipnosofisti” di Ateneo di Naucrati, offrono preziose testimonianze sulle abitudini alimentari dell’epoca. Nel corso dei secoli, la cucina greca ha assorbito elementi da diverse culture, influenzandole a sua volta, in particolare quella romana.

Durante l’espansione dell’Impero, i Romani assimilarono molte tradizioni culinarie elleniche. I Greci introdussero i Romani all’uso di olive e olio d’oliva, il miele come dolcificante e una varietà di erbe aromatiche. Anche alcune tecniche di cottura, come l’arrosto e la bollitura di alcuni cibi, derivano dai Greci. I Romani appresero anche l’idea che la cucina potesse essere un’arte e non solo un mezzo di sostentamento. Questo portò alla creazione di banchetti sontuosi e alla sperimentazione di nuovi sapori e combinazioni. I Greci utilizzavano spezie e salse elaborate, un’abitudine che i Romani adottarono e portarono a livelli ancora più estremi, con preparazioni come il garum (una salsa di pesce fermentata molto amata nell’antichità). Inoltre, il vino era centrale nella cultura greca, specialmente nei simposi (banchetti filosofici e conviviali). I Romani ripresero questa tradizione, rendendo il vino un elemento essenziale dei pasti e dei banchetti, spesso mescolandolo con acqua o spezie. E molti cuochi greci furono portati a Roma come schiavi o lavoratori specializzati e contribuirono a diffondere la loro cucina nelle case patrizie.
Ma la cultura culinaria greca andò oltre. Durante la dominazione Bizantina, l’uso di spezie e dolci a base di miele divenne più diffuso, mentre, durante quella Ottomana, piatti come moussakà, tzatziki e baklava, con nomi e origini turche, arabe o persiane, entrarono a far parte della tradizione culinaria del Paese.
Una terra fertile e ricca
Una cucina così ricca, si basa su una produzione agricola diversificata. In primis, la Grecia è uno dei maggiori produttori mondiali di olio d’oliva, un ingrediente fondamentale nella cucina locale. La viticoltura ha origini antiche, con una vasta gamma di vini regionali apprezzati sia a livello nazionale che internazionale e la produzione di pomodori, angurie, fichi e mandorle è significativa, contribuendo alla freschezza e varietà dei piatti. Inoltre, l’uso di legumi come lenticchie e ceci è diffuso, così come quello di cereali come l’orzo, utilizzato per preparare pane e altri prodotti da forno.

La cucina greca offre una vasta gamma di piatti che riflettono la sua storia e la sua produzione agricola. Il celebre moussakà è uno sformato a base di melanzane, carne macinata e besciamella, introdotto durante la dominazione ottomana. Poi ci sono i souvlaki, spiedini di carne marinata, spesso serviti con pita e verdure fresche. E poi le dolmades, foglie di vite ripiene di riso, erbe aromatiche e talvolta carne, il baklava, un dolce a base di pasta fillo, noci tritate e sciroppo di miele, di origine ottomana. Come dimenticare poi la saporita feta, un formaggio di pecora o capra, parte integrante di molte insalate e piatti.
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Una lunga risalita
La conquista del tetto del mondo culinario, è un aspetto del percorso di ripresa economica del Paese, dopo la grave crisi del debito sovrano tra il 2009 e il 2018. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia greca dovrebbe crescere del 2,1% nel 2025, trainata principalmente dagli investimenti. Il rapporto debito/PIL è in costante diminuzione, passando dal 207% nel 2020 al 154% nel 2024, con ulteriori riduzioni previste. Inoltre, il Paese ha riacquistato lo status di investment grade, riflettendo una maggiore fiducia degli investitori. Il tasso di disoccupazione è diminuito significativamente, passando dal 18% nel 2019 a meno del 10% nel 2023, con oltre 500.000 nuovi posti di lavoro creati negli ultimi cinque anni.

E, infatti, il settore turistico è il principale pilastro dell’economia, contribuendo in modo sostanziale alla crescita del PIL e all’occupazione, rappresentando circa il 25% del PIL e impiegando oltre il 20% della forza lavoro. Nel 2024, la Grecia ha registrato oltre 35 milioni di visitatori, con una forte ripresa post-pandemia. Destinazioni come Atene, Santorini, Mykonos e Creta attirano milioni di turisti ogni anno, sostenendo hotel, ristoranti, trasporti e servizi collegati. Altri settori chiave sono trasporti marittimi, agricoltura, energia, farmaceutica e tecnologia. Il paese sta diversificando le proprie risorse per ridurre la dipendenza dai settori tradizionali.
Oltre le copertine glamour
Nonostante i progressi economici, la Grecia affronta una grave crisi demografica. Il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa, con un minimo quasi secolare registrato nel 2022. Per contrastare questa tendenza, il governo ha stanziato un miliardo di euro in sussidi per l’infanzia e agevolazioni fiscali per i genitori. Tuttavia, l’emigrazione di circa 500.000 cittadini, prevalentemente giovani e istruiti, durante la crisi economica ha esacerbato il problema, riducendo la forza lavoro e influenzando negativamente la crescita economica futura.
E le disuguaglianze sociali rimangono una questione critica. Sebbene il PIL sia in ripresa, i salari e il tenore di vita non hanno seguito lo stesso ritmo, lasciando molte famiglie in difficoltà. Il costo della vita elevato ha portato a proteste e scioperi, con i sindacati che chiedono salari più alti e misure per affrontare l’aumento dei prezzi.

Sul fronte politico, la Grecia ha mostrato stabilità negli ultimi anni, con il governo conservatore (attualmente guidato da Kyriakos Mītsotakīs) che ha implementato riforme strutturali per modernizzare l’economia e migliorare la governance. Tuttavia, eventi recenti hanno messo sotto pressione l’esecutivo. A marzo 2025, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il governo, chiedendo responsabilità per la morte di 57 persone in un incidente ferroviario. Le manifestazioni hanno evidenziato preoccupazioni sulla gestione delle infrastrutture pubbliche e sulla trasparenza governativa.
Non solo turisti
La gestione dei migranti è una delle sfide più complesse per la Grecia, essendo un paese di frontiera dell’UE e un punto di ingresso chiave per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa. Negli ultimi anni, la situazione è stata caratterizzata da flussi irregolari, tensioni politiche e critiche sulle condizioni di accoglienza. La Grecia è uno dei principali punti di arrivo per i migranti che attraversano il Mar Egeo dalla Turchia o il confine terrestre a Evros.
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Il numero di arrivi varia a seconda delle condizioni geopolitiche. Dopo il picco del 2015-2016 (quando arrivarono oltre 1 milione di rifugiati, principalmente dalla Siria), i numeri sono diminuiti ma rimangono significativi. Nel 2023, gli arrivi sono aumentati del 60% rispetto al 2022, con oltre 40.000 persone entrate in Grecia.
La Grecia ha adottato misure più rigide di controllo delle frontiere, tra cui muri e barriere lungo il confine con la Turchia (il governo ha esteso la barriera di Evros di 140 km), il potenziamento della Guardia Costiera e uso di tecnologie di sorveglianza (droni, radar, pattugliamenti con Frontex), riforme sulle richieste di asilo, accelerando le procedure ma anche aumentando i respingimenti.

I campi di accoglienza, come Moria (Lesbo) e Vathy (Samos), hanno ricevuto critiche per le condizioni disumane e sovraffollamento. Nel 2021, la Grecia ha avviato la costruzione di nuovi centri di accoglienza “chiusi e controllati”, finanziati dall’UE, per sostituire i campi informali, ma la situazione resta altamente critica.
ONG e attivisti accusano il governo greco di respingimenti illegali (pushbacks) nel Mar Egeo, una pratica che consiste nel rimandare i migranti in Turchia senza permettere loro di chiedere asilo. L’ONU e organizzazioni come Amnesty International hanno denunciato violazioni dei diritti umani, chiedendo maggiore trasparenza sulle operazioni di frontiera. La Grecia ha chiesto maggiore sostegno dall’Europa per la redistribuzione dei migranti, lamentando che il peso ricade in modo sproporzionato sui paesi di frontiera.

ANSA/CESARE ABBATE
Inoltre, la gestione dei migranti è un elemento di tensione tra Grecia e Turchia. Ankara usa spesso i migranti come leva diplomatica contro l’UE, come accaduto nel 2020, quando la Turchia ha “aperto i confini” per spingere migliaia di persone verso la Grecia. L’accordo UE-Turchia del 2016 ha ridotto i flussi migratori, ma viene periodicamente messo in discussione da Erdogan. E il numero di arrivi potrebbe aumentare nel 2024-2025 a causa di nuove crisi in Medio Oriente e Africa.
La Grecia punta su una maggiore cooperazione con Frontex e l’UE per migliorare i rimpatri e la distribuzione dei migranti e chiede un approccio più rigido alle frontiere, con l’UE che finanzia nuovi centri e controlli, facendo maggiore pressione sui paesi europei per una riforma del sistema di asilo. È molto probabile che ci saranno ulteriori tensioni con la Turchia se Ankara dovesse nuovamente sfruttare i migranti come strumento politico.
Insomma, sotto le copertine patinate delle riviste enogastronomiche e i depliant turistici, la Grecia si trova in una posizione difficile, cercando un equilibrio tra gestione della sicurezza, rispetto dei diritti umani e cooperazione con l’UE. La questione rimane aperta e sarà un tema caldo anche nei prossimi anni.
di: Giulia GUIDI
Foto: ANSA/SHUTTERSTOCK
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