C’è chi ama l’ordine e chi ama il caos.
Eppure quasi tutti, almeno una volta, si sono ritrovati a guardare una serie sapendo già come sarebbe andata a finire. Un omicidio da risolvere. Un segreto da svelare. Un investigatore brillante che, alla fine della storia, mette insieme tutti gli indizi per decifrare il caso. Possono cambiare i nomi, i luoghi, ma lo schema rimane sempre lo stesso.
Ed è qui che viene da chiedersi: perché continuiamo a guardarle?
Il mondo della serialità televisiva ha subìto immensi cambiamenti con lo scorrere del tempo. Le serie sono passate dall’essere considerate prodotti minori a diventare opere capaci di competere con il cinema. Ma una cosa è rimasta: la ripetizione.
Si replicano trame, schemi narrativi, stereotipi e perfino il modo di raccontare storie. Le serie televisive si dividono, per semplificare, in due macro categorie: orizzontali e verticali. Nel primo caso si hanno serie che evolvono in maniera orizzontale, puntata dopo puntata aggiungono elementi per l’infittire ed evolvere della trama, come accade in The Walking Dead o Il trono di Spade. Le seconde invece, raccontano una storia che si conclude nell’episodio stesso. È il caso della mitica Signora in Giallo, in cui ogni puntata ruota attorno a un nuovo mistero da risolvere.
Di primo acchito potrebbe sembrare una soluzione limitante. Ciò nonostante, come mai questa serie, come molte altre del genere, vengono apprezzate così tanto dagli spettatori? Perché seguire un prodotto che ripete sempre lo stesso schema senza mai evolvere?
La risposta, forse, non si trova nella trama, ma in tutto ciò che la circonda.
Pochi spettatori si perdono davanti allo schermo a guardare La Signora in Giallo solo per scoprire l’identità dell’assassino. Si ritorna a Cabot Cove per Jessica Fletcher, la protagonista della serie; per la sua astuzia, per il suo modo di vivere il mondo e le persone che lo abitano, per quella pittoresca e immaginaria cittadina dello Stato del Maine dall’estetica vittoriana. Episodio dopo episodio si crea un’ambientazione sempre più familiare. Col tempo gli spettatori non si affezionano soltanto ai personaggi, ma ai luoghi, alle abitudini, al ticchettare delle dita sulla tastiera della vecchia macchina da scrivere e alle dinamiche che sanno di ritrovare in ogni puntata.
E questo è uno schema che si ritrova in molte altre serie e forse è proprio questo l’insito fascino della ripetizione. In un mondo frenetico, che cambia continuamente, in cui è quasi impossibile stare al passo coi tempi, le storie iterative (che si ripetono) offrono qualcosa di unico e raro: la prevedibilità. Quando lo spettatore sa già cosa aspettarsi è sereno. Nel caso specifico de La signora in Giallo sa che ogni puntata inizierà con la quiete, che evolverà con la scoperta di un cadavere, verrà accusato poi il falso colpevole e infine… a un certo punto… ci sarà un colpo di scena che svelerà l’identità del vero assassino. Niente di più semplice, perfetto e coinvolgente.
È quando si conoscono le regole del gioco che ci si sente a casa.
È chiaro quindi che, a volte, non cerchiamo una storia sorprendente ma una storia che ci accolga come un luogo sicuro in cui tornare.

