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La Procura di Roma interroga i membri della gang arrestati in Congo

I cinque predatori arrestati l’anno precedente per l’omicidio avvenuto in Congo di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci hanno confessato: non sapevano di aver assaltato un convoglio diplomatico e volevano eseguire un sequestro “bianco” a scopo di estorsione per ottenere un bottino di 50 mila euro, trasformatosi successivamente in triplice omicidio (il terzo è l’autista Mustafa Milambo). Inoltre, hanno dichiarato che il commando agiva con una tecnica ben sperimentata: due a bordo di moto attendevano lungo la strada il passaggio di possibili vittime, le seguivano per un tratto e avvisavano i complici appostati più avanti.

Per il Congo il caso è chiuso, per la Procura di Roma no: gli atti trasmetti presentano diversi sospetti da valutare, dalle parziali ritrattazioni del gruppo ai magistrati del loro Paese. I cinque adesso si trovano in carcere a Kinshasa e farebbero parte di un gruppo attualmente latitante, con a capo Amos Mutaka Kiduhaye, attualmente ricercato.

la Procura di Roma valuterà il materiale investigativo, confrontando tutte le deposizione e portando avanti ulteriori indagini, grazie anche al ritrovamento del telefono di Iacovacci, trovato sul luogo del delitto.

Nell’indagine sono indagati Rocco Leone, vicedirettore del Pam, il programma alimentare dell’Onu e del suo collaboratore Mansour Rwagaza. Nei loro confronti l’accusa è di omicidio colposo per non avere rispettato i protocolli di sicurezza nella preparazione della missione di Attanasio.

di: Federico ANTONOPULO

FOTO: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI