Cartabia e D’Incà hanno incontrato i capigruppo di maggioranza a Palazzo Madama: si tenta di escludere modifiche al testo che riporterebbero il ddl a Montecitorio, causando rallentamenti
Oggi la Guardasigilli Marta Cartabia e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà hanno incontrato i capigruppo di maggioranza in Commissione Giustizia del Senato: l’obiettivo è portare la riforma del Csm in aula mercoledì 15 giugno senza modifiche.
Alla conclusione dell’incontro D’Incà ha detto: «è esclusa la fiducia, andremo in Aula seguendo le procedure ordinarie del Senato. Abbiamo voluto confrontarci con le forze di maggioranza essendo consapevoli che la calendarizzazione prevede che il voto finale avvenga giovedì prossimo per consentire di eleggere il Csm con le nuove regole. Nella maggioranza ci sono posizioni diverse ma sono convinto che in Commissione si chiuda il provvedimento o stasera o domattina, portando in Aula il testo della Camera e dando quindi la possibilità di eleggere il Csm con le nuove regole».
Il timore, soprattutto dopo i referendum falliti, è che Lega e Italia Viva chiedano le modifiche al testo che non sono riusciti a ottenere a Montecitorio. Il tempo, intanto, stringe: entro settembre, infatti, dovranno avere luogo le elezioni dei componenti di palazzo dei Marescialli. Il nuovo sistema di voto, dunque, dovrà essere varato entro l’estate per permettere la formulazione dei decreti attuativi. Un nuovo ritorno alla Camera rallenterebbe i lavori e contraddirebbe le parole di Sergio Mattarella secondo il quale la riforma non è più rinviabile e anzi “va approvata con urgenza”.
«Questa riforma è nell’interesse di tutti, sarà un percorso più tortuoso ma si farà – commenta intanto Giulia Bongiorno, responsabile giustizia della Lega. – La riforma Cartabia? Quella della Cartabia non è una riforma ma una correzione ad alcuni punti del sistema. È positiva ma è blanda e poco incisiva sul sistema. È una correzione, noi vogliamo renderla più incisiva, ha aspetti positivi ma va migliorata. Non aspettiamoci la rivoluzione, quella era possibile con il referendum e ora richiederà percorso più lungo. Bisogna ripartire dal mancato raggiungimento del quorum, dovuto alla mancata comunicazione: nessuno sapeva di questi referendum. Solo alla fine si è fatto allarme, questo è un flop. Ma non dimentichiamo l’esito del “Sì” che ha prevalso sul “No”. Chi comunque è andato a votare ha detto sì, siamo d’accordo. E da lì ripartiamo».
Di simili vedute anche Italia Viva. Il leader, Matteo Renzi, afferma infatti: «milioni di persone che hanno votato “Sì” sanno che daremo loro una casa seria e decisiva per il futuro del Paese. Continueremo la nostra battaglia non solo attraverso il libro ma anche e soprattutto in Parlamento. Una riforma ci vuole. E non è la riforma Cartabia. Ne parleremo giovedì in Senato».
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI