cartabia draghi

La guardasigilli e il ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà hanno indetto una riunione con i capigruppo della maggioranza al Senato per fare il punto sul dossier all’indomani del referendum

All’indomani dei risultati definitivi del referendum sulla giustizia, è stato confermato un incontro fra i ministri Marta Cartabia e Federico D’Incà con i capigruppo di maggioranza in Commissione Giustizia del Senato. L’appuntamento è per domani mattina.

L’incontro non potrà che partire da una riflessione sul dato dell’affluenza, bassissimo, che “deve interrogare tutta la politica, ma in particolare i proponenti dei quesiti sulla giustizia, sulla distanza lunare che intercorre tra gli interessi dei cittadini e l’abuso dello strumento referendario“, come ha rilanciato il senatore Francesco Laforgia del gruppo misto.

Il Partito Radicale, promotore del referendum congiuntamente con la Lega, punta il dito contro il processo referendario che “come storia ci insegna, è difficile e molto tortuoso“, tanto che “in Italia è quasi impossibile promuovere e vincere referendum“.

Sotto accusa sono tutte le fasi del processo: «dall’impossibilità di raccogliere 500.000 firme autenticate e certificate, al giudizio politico della Corte Costituzionale (vedi bocciatura dei referendum eutanasia e Cannabis) passando per il boicottaggio del cosiddetto servizio pubblico della Rai e finendo con l’esistenza di un quorum che spazza via quasi ogni consultazione popolare».

Sullo stesso punto anche il senatore di Italia Viva Davide Faraone, secondo cui il referendum stesso sarebbe un istituto da riformare. Faraone ricorda il tentativo di modificare, fra le riforme istituzionali proposte da Renzi nel 2016, l’istituto dei referendum popolari abrogativi: «l’idea era che se fossero stati richiesti da almeno 800mila elettori, invece che 500mila, sarebbero stati validi anche nel caso si fosse espressa la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI