È arrivato un velivolo capace di captare i cellulari. Identificato il sopravvissuto “senza nome”

Sono riprese le ricerche dei dispersi sul ghiacciaio della Marmolada dopo il tragico incidente che ha ucciso 7 alpinisti e ne ha feriti 8. Mancano all’appello ancora cinque persone, tutte italiane. Cinque alpinisti sono stati rintracciati in buona salute.

Il soccorso alpino ha chiuso ogni accesso al ghiacciaio perché c’è il rischio alto che si verifichino altri distacchi.

«Chiusa tutta Marmolada per motivi di sicurezza. È stata una misura drastica ma necessaria. Stiamo individuando tutte le vie di accesso al ghiacciaio e alle aree di escursioni. Invitiamo tutti ad agevolare il lavoro dei soccorritori. Il provvedimento in questo momento è indefinito a livello temporale. È una soluzione estrema nell’attesa delle analisi tecniche», ha spiegato il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, che fa sapere che probabilmente sabato sarà proclamato lutto cittadino.

Il procure capo di Trento, Sandro Raimondi, ha spiegato che “in questo momento possiamo escludere assolutamente una prevedibilità e una negligenza o un’imprudenza“. Secondo Raimondi: «l’imprevedibilità in questo momento è quella che la fa da protagonista. Per avere una responsabilità bisogna poter prevedere un evento, cosa che è molto, molto difficile. Quando mi hanno chiamato i carabinieri subito dopo la tragedia, mi hanno parlato di situazione quasi apocalittica».

Sono stati rinvenuti dei reperti, tecnici e umani. «Per quanto riguarda i soccorsi, i droni stanno sorvolando le zone dove abbiamo individuato reperti tecnici e umani. È stato tutto prelevato in sicurezza -, ha spiegato Maurizio Dellantonio, presidente del Soccorso alpino nazionale. – Chi di dovere sta comparando i reperti organici e umani raccolti. È un lavoro lungo quello di mettere in relazione i reperti con gli esami del Dna».

È stato intanto identificato uno dei sopravvissuti, il 30enne originario del Trentino ricoverato da domenica e di cui non si conoscevano le generalità. È stato riconosciuto dalla famiglia, si trova tuttora in prognosi riservata.

Sulla zona sta sorvolando un elicottero con il sistema Imsi Catcher per intercettare i segnali di cellulari accesi, anche sotto diversi strati di neve. Il sistema è in grado di ‘leggere’ il codice IMEI dei terminali dei dispersi, ottenuti dai gestori telefonici e così li può localizzare. Vengono usati anche i droni.

Uno dei sopravvissuti, Riccardo Franchin, 27enne ingegnere di Barbarano Mossano, nel Basso Vicentino, intanto, fornisce la sua agghiacciante testimonianza. Ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento con con escoriazioni su viso, braccia, gambe e un trauma al fegato, racconta al Corriere del Veneto: «sentito quel rumore ho alzato la testa: la montagna ci stava piovendo addosso e ho iniziato a correre più che potevo. Questione di pochissimo e sono stato investito dalla valanga. È stato tutto così repentino, non ho nemmeno avuto il tempo di provare dolore e ho perso i sensi».

Riccardo era insieme ai suoi amici di cordata, il 22enne Nicolò Zavatta ancora disperso, la guida alpina Paolo Dani e Filippo Bari, entrambi deceduti.

Il padre, Mario, aggiunge: «Riccardo mi ha raccontato di aver avvertito un rumore strano e di aver alzato d’istinto la testa, per vedere cosa succedeva sopra di loro. Quando ha visto che la cima stava franando, d’istinto ha iniziato a correre, più veloce che poteva, lui era il primo della cordata a sinistra. Gli stava piovendo addosso la montagna e ha tentato di fuggire. Sono un papà miracolato. Miracolato come i medici hanno detto di Riccardo, ma dentro di noi c’è grande apprensione per i tre che erano con lui. Per Nicolò che incontravo in paese e per tutti gli altri che erano lassù».

In un intervista rilasciata al quotidiano Dolomiten, l’esperto Thomas Wanner del Club alpino austriaco ha dichiarato che in alcune zone zone delle Alpi le escursioni in alta montagna in futuro potranno essere effettuate solo in primavera, quando il manto nevoso è ancora più compatto e le temperature più basse. «Da alcuni anni le guide alpine locali non offrono più la scalata d’estate del Pan di Zucchero, una vetta di 3.507 metri sul confine tra il Tirolo austriaco e l’Alto Adige, e sul Grossglockner, la vetta più alta dell’Austria con 3.798 metri, la via normale è stata spostata».

Un altro esperto del Oeav, Marco Gabl, ha spiegato che il vero problema è il “permafrost, il collante delle Alpi” che fa aumentare il rischio di caduta sassi. “Per questo motivo regolarmente viene interdetto l’accesso al Monte Cervino”.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/ STEFANO MARUZZO