ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI FILIPPO ATTILI

Tra i temi che verranno discussi ci sono i nuovi ingressi nell’Ue, il conflitto in Ucraina e i rincari sui costi dell’energia

Al via da oggi e fino a domani il Consiglio europeo a Bruxelles. Sul tavolo dei lavori c’è l’allargamento dell’Unione con l’ingresso dei Balcani, il nodo Ucraina e il caro energia. I leader europei si sono incontrati a Palazzo Europa.

A margine del vertice il premier Mario Draghi incontra il presidente francese Emmanuel Macron.

Ottimista il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che questa mattina ha dichiarato: «è un momento decisivo per l’Unione europea. Sono fiducioso che oggi daremo lo status di candidato all’Ucraina e alla Moldavia e esprimeremo una chiara e forte prospettiva europea per la Georgia».

Questa mattinata si è aperta con il vertice Ue-Balcani all’Europa Building. Nel primo pomeriggio è poi iniziato il Consiglio Europeo.

A tal proposito il Parlamento europeo ha approvato con 529 voti a favore, 45 contrari e 14 astenuti la relazione in cui chiede di concedere immediatamente lo status di Paese candidato Ue all’Ucraina ed alla Moldavia, così come alla Georgia, una volta completate le riforme necessarie. I deputati, si legge, affermano che “nel contesto della brutale guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, tale scelta darebbe prova di leadership, determinazione e lungimiranza” ma sottolineano “che non esiste una procedura accelerata per l’adesione all’Ue” e che questa rimane “un processo strutturato e basato sul merito”. 

In merito alla candidatura di Kiev, il presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, al suo arrivo a Bruxelles ha dichiarato: «noi sosteniamo pienamente la concessione dello status di candidato all’Ucraina e alla Moldavia perché se lo meritano ma vogliamo che mentre l’Ue va avanti con loro, proceda anche con noi perché anche noi ce lo meritiamo».

Polemico, invece, il premier albanese Edi Rama che afferma: «è una vergogna che un Paese Nato, la Bulgaria, prende in ostaggio altri due Paesi Nato, la Nord Macedonia e l’Albania, nel pieno di una guerra nel nostro cortile di casa e che altri 26 Paesi restano fermi e impotenti. Non cambiamo la rotta, costruire l’Europa in casa nostra, perché non c’è altra opzione al percorso d’integrazione. È cosa buona dare lo status di candidato all’Ucraina ma spero che il popolo ucraino non si faccia troppe illusioni».

Sull’argomento si è espresso anche l’Alto rappresentante della Politica estera Ue, Josep Borrell. Arrivando ha detto: «non siamo dove dovremmo essere sui Balcani, oggi dovremmo lanciare le negoziazioni con Albania e Nord Macedonia e non posso non nascondere il dispiacere: c’è ancora speranza, non so cosa il parlamento in Bulgaria possa fare ma non sembra che sta andando bene. Dovremo cercare di risolvere la situazione e questo mostra che l’unanimità è un problema, non si può andare avanti con un paese che blocca tutto. Oggi non è una bella giornata».

Ieri la Camera dei deputati italiana a votato la risoluzione di maggioranza sugli aiuti da inviare all’Ucraina.

di: Alessia MALCAUS

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