Il presidente ucraino ha ringraziato gli Usa per la nuova tranche di aiuti, pari a 40 miliardi. Kherson occupata annuncia la completa integrazione alla Russia
«Le Forze armate dell’Ucraina continuano la liberazione della regione di Kharkiv. Ma nel Donbass, le forze di occupazione stanno cercando di aumentare la pressione. È l’inferno, e non è un’esagerazione»: si apre così l’appello quotidiano di Zelensky sulla guerra che sta lacerando il suo Paese.
Il presidente ha parlato del “bombardamento brutale e assolutamente insensato di Severodonetsk“, ma anche di continui “attacchi aerei e missilistici dell’esercito russo” nella regione di Odessa: «tutto questo non ha e non può avere alcuna spiegazione militare per la Russia» osserva.
Nell’attacco alla regione il fuoco è stato aperto su una scuola dove si nascondevano centinaia di persone e sarebbero tre i civili rimasti uccisi secondo quanto riferito dal capo dell’amministrazione militare regionale Sergiy Gaidai su Telegram. Gaidai ha scritto: «hanno sparato con l’artiglieria alla scuola di Severodonetsk, dove le persone si nascondevano. Più di 200 persone, molti bambini. Tre adulti sono morti sul colpo» mentre la polizia locale sta cercando di trasportare in un posto sicuro i superstiti.
Zelensky coglie l’occasione per ringraziare l’approvazione da parte del Congresso Usa di un nuovo pacchetto di aiuti di quasi 40 miliardi di dollari (leggi qui).
Sempre ieri Biden aveva ricevuto a Washington la premier svedese Magdalena Andersson e il presidente finlandese Sauli Niinisto (leggi qui), ribadendo il pieno appoggio al loro ingresso nella Nato.
Intanto il governatore di Kherson, insediato dagli occupanti russi, ha dichiarato che la regione sia avvia ad essere integrata completamente alla Russia; secondo quanto affermato dal vice-governatore, non appena la situazione bellica si sarà stabilizzata gli abitanti della regione potranno chiedere la cittadinanza russa.
A conferma dello stadio di avanzamento dell’occupazione in Donbass, il ministro della Difesa russo ha dichiarato che “la liberazione della Repubblica popolare di Lugansk sarà completata nel prossimo futuro”.
Le Forze congiunte ucraine hanno riferito di altri nuovi attacchi nelle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk, dove sono stati bombardati 54 insediamenti, uccidendo 20 civili. I colpi di mortaio hanno danneggiato 105 edifici residenziali e altri 15 obiettivi civili, compresi un ospedale, un dormitorio, un centro sportivo, un centro commerciale, gli edifici di una banca e un gasdotto.
Con un videomessaggio il comandante del battaglione Azov Denys Prokopenko, che si troverebbe ancora nell’acciaieria, ha riferito di aver ricevuto da Kiev l’ordine di smettere di combattere. Nei giorni scorsi si erano già arresi duemila soldati e ora “il comando militare superiore ha dato l’ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città” di Mariupol.
La viceministra degli Esteri ucraina ha dichiarato che solo quando “l’ultimo soldato russo avrà lasciato il Paese” allora l’Ucraina potrà parlare di vittoria. La viceministra ha escluso la cessione di parti del Paese e ha voluto sottolineare che “il mio presidente Volodymyr Zelensky è molto chiaro nel dire che ci sono alcuni principi sacri nel diritto internazionale e l’integrità e sovranità internazionale sono qualcosa che non può essere barattato o contrattato“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/NEWSFRONT