Stando ai documenti le guardie dei centri di detenzione delle minoranze avrebbero ricevuto ordine di sparare a vista a chiunque avesse tentato la fuga

Un nuovo leak di foto e documenti ufficiali rivela dettagli sui metodi utilizzati nei centri di internamento di massa della regione cinese dello Xinjiang, terra della minoranza musulmana degli uiguri.

A pubblicare i documenti sarebbe stato il ricercatore accademico Adrian Zenz in occasione della visita dell’Alto commissario dell’Onu, Michelle Bachelet (leggi qui). I file sarebbero stati inviati da una fonte anonima in grado di violare i database ufficiali dello Xinjiang. Tra questi compare un discorso del 2017 di Chen Quanguo, un ex segretario del Partito Comunista nello Xinjiang, in cui le guardie ricevevano ordine di sparare per uccidere chiunque avesse tentato la fuga e in cui ai funzionari veniva chiesto di “esercitare un fermo controllo sui credenti religiosi “.

Risale, invece, al 2018 il discorso del ministro della pubblica sicurezza Zhao Kezhi in cui si sottolineava la necessità di aumentare la capacità delle strutture di detenzione. Rivelate anche 2.800 foto di detenuti.

Stando a quanto affermano gli attivisti, le autorità cinesi avrebbero arrestato e distribuito nei centri di detenzione oltre un milioni di appartenenti alle minoranze. Pechino, tuttavia, si difende dicendo che non si tratta di carceri ma di scuole di formazione professionale, frequentate volontariamente e volte a sradicare l’estremismo religioso.

Dai documenti rivelati, invece, sembrerebbe emergere la volontà dei massimi leader del Paese, tra cui il presidente Xi Jinping, di reprimere la minoranza. Diverse testate giornalistiche, tra cui la BBC e Le Monde, hanno verificato la provenienza dei file che, stando a quanto dichiarato dal ministero degli Esteri cinese, è “materiale assemblato” dalle “forze anti-cinesi che diffamano lo Xinjiang”.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/YOAN VALAT