Un gioco di parole con il cognome della nuova stella mondiale del tennis: Sinner in inglese vuol dire “peccatore”, in Australia da oggi significa “campione”
È tutto vero, un tennista italiano ha vinto un torneo del Grande Slam. E continua a essere vero anche il giorno dopo. Non è stato un sogno collettivo che ha unito chi ricordava Adriano Panatta trionfare sulla terra di Parigi nel 1978 e chi è nato dopo, anche molto dopo. Jannik Sinner, 22enne altoatesino, ha realmente sollevato la coppa degli Australian Open davanti al mondo.
È stata una domenica mattina atipica, con la routine del giorno di festa stravolta per restare incollati agli schermi, analogici o digitali, a guardare un “pennellone” rosso di capelli disputare la finale di uno dei 4 tornei più importanti dell’universo tennistico. Non succede spesso: l’ultima volta è stato nel 2021, con Matteo Berrettini in sfida a Wimbledon contro il numero uno del mondo, Novak Djokovic. Ne è valsa la pena di far tardi al pranzo dalla suocera, di non uscire per la passeggiata con i bimbi o di dormire fino a mezzogiorno.
L’impresa

La vittoria di Sinner ha il gusto dell’impresa: dopo poco più di un’ora il tabellone segna 6-3, 6-3 a favore del numero tre del mondo, Daniil Medvedev, uno specchio perfetto di ciò che si era visto in campo fino a quel momento. Il russo aveva comandato a piacimento gli scambi, alzando il ritmo e mettendo pressione: il piano tattico di un provetto scacchista alla sua 37esima finale di Slam. Al cambio di campo di fine secondo set, non è sfuggito alle telecamere lo sguardo che Jannik ha lanciato verso l’angolo, con gli occhi disillusi di chi sente impotente e chiede che fare: «Non mi riesce niente», si sente sussurrare dalla flebile voce del giovane altoatesino.
Poi succede qualcosa: il ragazzo spaventato lascia il posto al campione, spietato e freddo. Grazie a una forza mentale soprannaturale, dal terzo set Sinner sfodera un’altra partita, trovando le percentuali al servizio, giocando più vicino al campo e aumentando la velocità. Al di là della rete, il moscovita ha cominciato a diventare progressivamente meno reattivo sulle gambe e ha perso il dritto. Punto dopo punto, game dopo game, l’italiano si rimette in pari, con la perla dell’ace con cui annulla l’unica palla break di Medvedev sul 3-3 del quarto set, l’ultimo sussulto del moscovita. Da quel momento in poi, è sembrato progressivamente rassegnarsi a perdere una finale per la quinta volta, la seconda su rimonta dal 2 a 0.
Alle 13 e 32 cade l’ultima palla e cade anche Jannik, mentre il Paese esplode in un boato di gioia. Dopo tre ore e quarantaquattro minuti, il suo capolavoro è terminato e si abbandona sul campo blu, stremato e sollevato, lasciandosi precipitare nel vortice delle sue emozioni e dei suoi pensieri. «Mi sono sdraiato e ho guardato il cielo. Mi sono detto “hai fatto una grande partita, hai superato tante difficoltà» ha poi svelato ai giornalisti.
Il percorso

Jannik Sinner era partito superando il primo turno con un secco 3 a 0 rifilato all’olandese Botic Van de Zandschulp con i parziali di 6-4, 7-5, 6-3. L’azzurro se l’è poi vista con un altro orange, il qualificato Jesper de Jong, anche lui liquidato con un triplo 6-2 in un’ora e 45 minuti. L’azzurro ha poi affrontato al terzo turno l’argentino Baez, che aveva eliminato il colombiano Galan. Sinner è semplicemente perfetto, travolgendo l’argentino, 26 del ranking con il punteggio di 6-0, 6-1, 6-3 in meno di due ore e vola agli ottavi. Battendo l’ex semifinalista russo Karen Khachanov, ancora per 3 a 0, Sinner diventa il primo italiano, con Matteo Berrettini, ad aver disputato almeno i quarti di finale in tutti i Major. La favola è cominciata: batte Andrey Rublev 6-4, 7-6, 6-3 e si qualifica per la prima volta in semifinale agli Australian Open, diventando il secondo azzurro a riuscirci, sempre dopo Berrettini. Di fronte all’italiano cede le armi anche il 10 volte campione Novak Djokovic, battuto per 4 a 1 (ma avrebbe potuto essere l’ennesimo 3 a 0).
La finale contro Medvedev è già storia.
Gli Australian Open in pillole

Mentre il torneo australe incoronava un nuovo campione maschile, Aryna Sabalenka ha confermato il titolo dello scorso anno, diventando la prima donna, dopo Victoria Azarenka 11 anni fa, a difendere il titolo, trionfando per 6-3 6-2 su Zheng Qinwen alla Rod Laver Arena.
La prova più dura per la 25enne era stata contro Coco Gauff in semifinale, prima di diventare la quinta donna dal 2000 a vincere il Daphne Akhurst Memorial Trophy senza perdere un set , dopo Ash Barty nel 2022, Serena Williams nel 2017, Maria Sharapova nel 2008 e Lindsay Davenport nel 2000.
«Ora avere due titoli del Grande Slam mi dà sicuramente più fiducia in me stessa – è la dichiarazione di Sabalenka dopo la vittoria -. So che tutta la mia vita non è stata una perdita di tempo e che stavo facendo la cosa giusta. Sono dove dovrei essere, quindi è davvero importante».
L’instancabile Hsieh Su-Wei ha confermato il suo ottimo percorso, vincendo il trofeo del doppio femminile con la nuova numero uno del mondo Elise Mertens contro le finaliste Jelena Ostapenko e Lyudmyla Kichenok.
È stato l’ottavo trofeo di doppio della 38enne Hsieh, che ha coronato un sogno, due settimane dopo aver vinto il suo primo titolo nel doppio misto contro Neal Skupski e Desirae Krawczyk, con il polacco Jan Zielinksi.
L’indiano Rohan Bopanna, con i suoi 43 anni, è diventato l’uomo più anziano dell’era Open a conquistare un titolo importante: lui e l’australiano Matt Ebden hanno prevalso nella finale di doppio maschile sugli italiani Simone Bolelli e Andrea Vavassori. La vittoria di Ebden ha segnato il 13esimo Australian Open consecutivo con almeno un campione locale .
Si è assistito a tie-break più lungo nella storia del Grand Slam (42 punti), con Anna Blinkova che ha cancellato 13 match point alla numero tre del ranking Elena Rybakina, passando il turno con 6-4 4-6 7-6.
Una delle storie più intriganti del sorteggio femminile è stata quando un trio di ucraine – l’ex numero 3 del mondo Elina Svitolina, Marta Kostyuk e la qualificata Dayana Yastremska (cioè ha dovuto affrontare i turni preliminari) – hanno raggiunto il quarto turno. Yastremska è diventata la seconda qualificata, dopo Christine Dorey all’AO 1978, ad avanzare alle semifinali a Melbourne Park, mentre Kostyuk ha raggiunto i suoi primi quarti di finale major .
La sesta testa di serie Alexander Zverev ha impedito alle prime quattro teste di serie maschili di raggiungere le semifinali, per la prima volta dall’AO 2013, quando ha eliminato a sorpresa il numero due del mondo Carlos Alcaraz nei quarti di finale.
Il 21enne esordiente francese Arthur Cazaux è stato senza dubbio la più grande sorpresa del tabellone maschile dopo che il numero 122 del mondo è diventato la prima wild card dai tempi di Lleyton Hewitt a raggiungere il quarto turno, anche grazie alla vittoria sull’’ottava testa di serie Holger Rune.
Il Giappone ha due campioni diciassettenni da festeggiare dall’AO 2024. Tokito Oda ha collezionato il suo terzo major negli ultimi quattro contro il numero uno del mondo Alfie Hewett nella finale del singolo maschile in sedia a rotelle, mentre Rei Sakamoto è diventato il numero uno della sua nazione .
La 16enne slovacca Renata Jamrichova ha negato a Emerson Jones di diventare la prima campionessa australiana di singolare femminile dal 1995.
Infine, l’olandese Diede de Groot ha impedito un terzo vincitore giapponese quando ha tenuto a bada Yui Kamiji nella finale di singolare femminile in sedia a rotelle per il suo 21esimo major, eguagliando il record della connazionale Esther Vergeer. Il connazionale di De Groot, Sam Schroder, ha ottenuto il suo terzo titolo consecutivo in singolare su sedia a rotelle.
E ora?

Tornando al neo-campione azzurro, i duemila punti conquistati in Australia consentono a Sinner di balzare in vetta alla Race (la classifica per stabilire gli otto tennisti che si prenderanno parte alle Atp Finals alla fine della stagione) e di mettere nel mirino nuovi obiettivi. In primis la posizione numero tre del mondo, lontana circa 400 punti e detenuta proprio da Daniil Medvedev. Nessun italiano si è mai spinto così in alto in classifica. Ma un titolo Slam permette a guardare anche oltre, a puntare alla vetta mondiale. È quello adesso il grande traguardo da raggiungere.
Attualmente Sinner si trova a circa 1500 punti da Novak Djokovic, 9855 a 8310. Difficile che l’assalto arrivi prima del prossimo torneo di Wimbledon. La stagione su terra sarà lo snodo cruciale per capire se Jannik potrà ambire già in questa stagione al massimo riconoscimento che il tennis mette in palio. E poi ci sono i Masters 1000, le Atp Finals e gli altri Slam ovviamente.
La speranza della vittoria si deve ora trasformare nello scopo primario. Non un obbligo di trionfo, ma solo la piena consapevolezza di uno status conquistato con pazienza, abnegazione, talento e sacrificio, che ha oltrepassato critiche, insuccessi e scettici.
di Giulia Guidi
FOTO ANSA