Le politiche economiche del neo presidente degli Stati Uniti hanno già creato più di qualche pensiero nelle stanze della Federal Reserve
Ogni dicembre, TS Lombard, una società di consulenza economica e finanziaria, pubblica le sue previsioni «audaci e non condivise» per l’anno a venire. Quest’anno, hanno osservato che «è diventato sempre più difficile per i nostri lettori discernere se stiamo scherzando» e «la distinzione tra realtà e satira è probabilmente più confusa che mai: c’è una fortissima possibilità che alcune (o forse diverse) delle nostre previsioni per il 2025 si realizzino».
Una delle previsioni di TS Lombard è che i rapporti tra la Federal Reserve statunitense e la nuova amministrazione di Donald Trump peggioreranno drasticamente. Prevede che «la situazione raggiungerà un punto di crisi ad agosto, quando il presidente minaccia di “chiamare l’esercito” e il presidente della Fed Jerome Powell scatena l’unica forza più minacciosa dell’esercito statunitense: il mercato obbligazionario».
Uno scenario che sembra assurdo, ma l’incredibile è comune nell’era Trump. Il suo secondo mandato è iniziato il 20 gennaio, ma il tycoon ha scatenato il caos nella politica globale sin dalla sua vittoria. La sua dichiarazione di imporre una tassa del 25% su tutte le importazioni dal Canada ha contribuito a far dare le dimissioni all’inizio di dicembre di Chrystia Freeland, ministra delle Finanze del Paese, innescando una crisi politica a tutto campo.
Ancora più preoccupante è il fatto che Trump stia facendo pressione sull’Ucraina affinché accetti rapidamente un accordo di pace. Una posizione che potrebbe essere altamente vantaggiosa per la Russia e mettere a rischio la sicurezza europea. Ha anche puntato la sua attenzione sulla Groenlandia e sul Canale di Panama, mentre il suo alleato e principale finanziatore, il miliardario Elon Musk, si è intromesso nella campagna elettorale della Germania, esprimendo sostegno al partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania).
Ma Trump non vuole solo sconvolgere la politica estera degli Stati Uniti: ritiene anche di avere un forte mandato per rivedere i pilastri principali dell’economia. I mercati azionari statunitensi hanno tratto conforto dalla prospettiva di deregulation e tagli fiscali in programma nel secondo mandato del presidente. L’ottimismo sui piani di Trump di porre fine al duro controllo governativo del settore tecnologico, in particolare delle criptovalute, ha fatto sì che il prezzo del Bitcoin superasse i 100.000 dollari all’inizio di dicembre; alcuni analisti prevedono che potrebbe raggiungere i 250.000 entro metà anno.
I mercati obbligazionari, d’altro canto, hanno risposto al ritorno di Trump alla Casa Bianca con una certo pessimismo. Da metà settembre, quando i mercati delle previsioni hanno iniziato a spostarsi a favore di una vittoria dei Repubblicani, il rendimento del benchmark dei Treasury bond statunitensi a 10 anni, che si muove inversamente al suo prezzo, è aumentato di quasi un punto percentuale. Il fatto che la svendita sia avvenuta nonostante la decisione della Fed di iniziare a tagliare i tassi di interesse, che avrebbe dovuto stimolare un rally dei titoli obbligazionari, dimostra il livello di preoccupazione per l’impatto inflazionistico delle prossime politiche.
Sebbene l’aumento di alcuni indici dell’inflazione statunitense fosse già presente prima delle elezioni presidenziali, la Fed ha iniziato a reagire alla cosiddetta “Trumponomics”. Nella riunione del consiglio direttivo prima di Natale, la banca centrale ha tagliato di nuovo i tassi di interesse, ma ha segnalato un ritmo molto più lento di allentamento l’anno prossimo, sulla base del fatto che l’incertezza sulle prospettive di inflazione era aumentata in modo significativo. Powell ha spiegato che alcuni funzionari della Fed avevano iniziato a incorporare le conseguenze inflazionistiche delle politiche di Trump, che includono tariffe punitive, deportazioni di massa e deficit fiscali più elevati (nelle loro proiezioni). I mercati sono andati subito nel panico, causando il più forte aumento del rendimento dei buoni del Tesoro a 10 anni in risposta ad un annuncio della Fed da oltre un decennio. Bank of America ha persino affermato che «la Fed potrebbe aver finito di tagliare» i tassi di interesse.
Le implicazioni globali di una battaglia tra la Fed e la nuova amministrazione Trump sono profonde. La prospettiva di interessi «più alti per più tempo» (il mantra dei falchi) ha già causato un forte aumento del dollaro USA dalla fine di settembre, contribuendo a uno dei più grandi deflussi annuali dai fondi obbligazionari e azionari dei mercati emergenti da quando sono iniziate le registrazioni, secondo i dati di JPMorgan. I mercati asiatici, in particolare quelli più vulnerabili ai cambiamenti nella politica monetaria statunitense, sono stati duramente colpiti negli ultimi mesi. Anche i settori sensibili ai tassi di interesse, come l’immobiliare, hanno sofferto e sono quelli che hanno di più da perdere da una svolta aggressiva nella politica monetaria statunitense indotta da Trump.
Data la nota imprevedibilità del multimiliardario e l’incertezza sull’impatto inflazionistico delle sue politiche, gli accenni della Fed al fatto che i piani del neo presidente per il commercio e l’immigrazione abbiano cambiato le prospettive per la politica monetaria potrebbero sembrare prematuri e potrebbero esacerbare le tensioni tra Trump e Powell. Tuttavia, le linee di battaglia sono state tracciate. La Fed sta rendendo chiaro che le politiche nazionaliste e protezionistiche repubblicane hanno un prezzo, un prezzo che potrebbe non essere disposta a pagare se l’inflazione aumentasse più bruscamente nel 2025 e i mercati obbligazionari subissero una pressione di vendita più intensa.
Se TS Lombard estremizza e vede lo scoppio di una feroce lotta tra Governo e Federal Reserve come uno dei rischi dell’anno, è comunque chiaro che Trump ha cambiato le prospettive per la politica monetaria globale ancor prima del suo insediamento. L’inflazione non era un problema nel suo primo mandato: ora è uno dei fattori chiave nella sua seconda presidenza.

