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Il settore ferroviario, insieme a quello del trasporto londinese e aeroportuale, incrocia le braccia mentre i negoziati tra sindacati e aziende si bloccano

La Gran Bretagna, da oggi e per tre giorni, vive il suo più grande sciopero dei lavoratori del sistema ferroviario degli ultimi 30 anni. L’iniziativa, annunciata dal sindacato Rmt dall’inizio di giugno, vede chiuse una linea su due e cancellati quattro treni su cinque.

Sono oltre 50 mila i dipendenti che incrociano le braccia come segno di protesta nel “più grande conflitto del settore dal 1989”. Al centro della disputa ci sono la richiesta di un aumento salariale dovuto all’inflazione, il deterioramento delle condizioni di lavoro e i “migliaia di esuberi” previsti dalle numerose compagnie ferroviarie private nel Regno Unito.

I negoziati con le aziende, andati avanti fino a ieri, si sono fermati poiché i sindacati hanno definito “inaccettabili” le proposte dei datori di lavoro.

A fermarsi, insieme ai ferrovieri, sono anche i dipendenti della metropolitana di Londra. L’operatore del trasporti della capitale, Tfl, ha già annunciato che potrebbero verificarsi disagi fino a domenica. Non è escluso che venga coinvolto anche il settore degli autobus. E ancora, ad aggiungersi, c’è anche il blocco degli aeroporti causato dalla difficoltà a reclutare nuovo personale, incentivata dalla Brexit.

Il Governo di Boris Johnson si riunirà oggi per chiedere “un ragionevole compromesso per il bene del popolo britannico e dei lavoratori delle ferrovie”. «I sindacati danneggiano coloro che affermano di aiutare» – ha affermato il premier.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/ANDY RAIN