Nel 2015 la docente di fisica era stata allontanata dall’insegnamento dopo aver fatto coming out come donna transgender con i suoi studenti

Il Ministero dell’Istruzione (Miur) ha avviato un approfondimento sul caso di Cloe Bianco, la professoressa vittima della transfobia che si è tolta la vita l’11 giugno scorso nel camper in cui viveva. Nel 2015 Bianco fece coming out come donna transgender con i suoi studenti.

Secondo Pino Turi, segretario generale Uil Scuola, il ministero “è colpevole in quanto è stato complice di quanto accaduto. Ha sospeso la docente dall’insegnamento, mettendola a lavorare nelle segreterie e colpendola come fosse una malata sociale. Ora dovrebbe aprire un’indagine e capire che gli errori si devono ammettere”.

Proprio 7 anni fa, infatti, la docente di fisica venne allontanata dall’insegnamento e spostata nella segreteria prima nell’istituto Mattei di San Donà di Piave (Venezia), poi di altre scuole del Veneto.

«Si devono ammettere anche gli errori passati, per evitare che la scuola si faccia condizionare dagli stereotipi e che fatti del genere si ripetano – ha dichiarato Turi – La scuola deve garantire libertà, deve aprire le menti, deve essere immune dai condizionamenti».

Interviene sulla vicenda anche il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando.

«Inaccettabile che in Italia una lavoratrice o un lavoratore subisca discriminazioni sul luogo di lavoro per la propria identità di genere, così come per qualsiasi altro elemento della propria identità sessuale o per tutto ciò che non ha a che fare con la prestazione lavorativa – ha affermato il ministro – A qualsiasi insegnante, a qualsiasi lavoratore o lavoratrice che ha rivelato o ha paura di rivelare una parte così importante di sé, voglio ribadire con fermezza: il Ministero del Lavoro è dalla vostra parte».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/FACEBOOK CLOE BIANCO