In Sicilia per ricordare l’attentato di Cosa Nostra che uccise il giudice antimafia Falcone saranno presenti il presidente della Repubblica Mattarella e la ministra Lamorgese insieme al capo della Polizia Giannini
30 anni fa la Fiat Croma bianca del giudice antimafia Giovanni Falcone veniva fatta saltare in aria con 500 chili di tritolo, nello svincolo autostradale di Capaci. Oggi la città di Palermo ospiterà le cerimonie commemorative per il XXX anniversario della strage mafiosa di Capaci e ricordarne le vittime: il magistrato Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Alle celebrazioni prenderanno parte la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della Polizia Lamberto Giannini, che hanno deposto una corona alla Stele nei pressi dello svincolo sull’autostrada A29. Poi la titolare del Viminale e Giannini si recheranno al Foro Umberto I dove, insieme al presidente Sergio Mattarella, parteciperanno alla cerimonia La memoria di tutti. L’Italia, Palermo trent’anni dopo organizzata dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.
Con l’occasione saranno riportate le testimonianze dei componenti della squadra dei Vigili del fuoco che soccorse per prima le vittime della strage. Dopodiché Lamorgese si recherà nel Complesso monumentale di Santa Maria dello Spasimo per il convegno La vocazione globale del pensiero di Giovanni Falcone: la proiezione internazionale della lotta alla mafia.
In giornata è stato rilasciato da Askanews un audio esclusivo, nel quale il giudice Falcone nel marzo del 1989 si confronta con uomini della polizia giudiziaria e parla a ruota libera ricostruendo i tasselli di un'”organizzazione a raggiera“.
«Non c’è un omicidio sbagliato, finora, in seno a Cosa nostra – dice quasi profeticamente Falcone nell’audio, datato pochi mesi dopo lo sventato attentato dell’Addaura – quando si uccise Dalla Chiesa tutti dissero ‘è stato commesso un errore storico’. Poi hanno ucciso Chinnici, anche questo ‘errore storico’, poi hanno ucciso Cassarà e hanno detto, ‘altro errore storico’. E continuiamo a fare errori storici. Non hanno sbagliato. Hanno sempre indovinato: momento opportuno, momento giusto, hanno colpito al momento giusto, il che dimostra, a parte la ferocia e la determinazione, una assoluta conoscenza di notizie di prima mano».
Nell’audio Falcone individua con lucidità i collegamenti fra la malavita e la società, civile ma anche amministrativa. Parlando del pentito Buscetta che per primo fornì uno schema chiaro dell’organigramma e del modus operandi della mafia siciliana, Falcone ricorda: «quando sono andato a interrogare Buscetta dopo la sua deposizione al processo della Pizza Connection era in particolare stato di prostrazione psichica. Ma cosa è successo? Sono stato addestrato per il processo. Che dall’oggi al domani le persone che qualche mese prima del suo esame gli stavano accanto, i funzionari addetti alla sua protezione, che prima erano in rapporti estremamente cordiali con lui, non gli rivolsero più la parola».
Oggi, 23 maggio, le dichiarazioni si susseguono da tutto il mondo politico. «Le stragi di mafia di Capaci hanno seminato sangue, morte disperazione ma hanno lasciato un seme eccezionale soprattutto sulle giovani generazioni – ha dichiarato Matteo Salvini intervenendo in un evento elettorale a Senago – e la mafia va combattuta sempre, comunque e dovunque portando via anche le mutande a questi stronzi che hanno pensato di mettere la mafia sotto i loro tacchi e invece da Nord a Sud meritano solo sequestri».
«La forza di Giovanni Falcone – si aggiunge Giuseppe Conte con un messaggio su Facebook – [è, ndr] un seme che germoglia nella resistenza di tanti giovani, cittadini, associazioni, imprenditori, giornalisti e uomini delle Istituzioni, che si ribellano ogni giorno alle mafie. Trent’anni fa gli hanno strappato la vita, hanno spezzato l’esistenza di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta. Non ci sono bombe che possano cancellarne l’esempio».
«Dobbiamo accelerare il passo. Dobbiamo essere intransigenti. Il Movimento c’è e ci sarà per dire basta, lavorando sodo per seminare legalità e sradicare le mafie nei posti dimenticati, nei quartieri delle città, nelle periferie del Paese, nelle Istituzioni» conclude il leader pentastellato.
Sempre su Facebook ricorda la strage anche Giorgia Meloni: «Cosa Nostra ebbe vigliaccamente bisogno del tritolo per fermare un uomo forte e coraggioso. Uccisero la persona, ma non le sue idee e il suo ricordo. Giovanni vive ancora nella mente e nel cuore di chi crede in un’Italia più giusta e libera da ogni mafia».
«Falcone e i suoi colleghi del pool antimafia di Palermo non hanno soltanto inferto colpi decisivi alla mafia – dichiara ancora in una nota il premier Mario Draghi – Il loro eroismo ha radicato i valori dell’antimafia nella società, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni repubblicane. Oggi dobbiamo continuare a far rivivere il senso più profondo dell’eredità di Falcone, nella lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità. Lo dobbiamo ai loro cari e ai cari di tutte le vittime dello stragismo mafioso».
Al Foro Italico a Palermo prende la parola anche il presidente della Camera Roberto Fico, che parla di “un giorno di sofferenza collettiva e personale“.
«Credo che le vite di ognuno di noi da quel giorno siano un po’ cambiate – prosegue Fico – Bisogna insistere sempre per cercare la verità, dobbiamo arrivare a trovare tutta la verità, perché la verità significa giustizia, la giustizia significa consapevolezza di quello che siamo».
«L’intuito, la determinazione e il sacrificio di Falcone, ci indicano la strada per reprimere il fenomeno mafioso alimentando quella rivoluzione pacifica che parte dai più giovani, dalle scuole per arrivare al cuore di tutta la società nel segno della legalità», gli fa eco la presidente del Senato Elisabetta Casellati.
Interviene anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «l’Italia è unanimemente riconosciuta come Paese guida nella lotta al crimine organizzato grazie all’impegno di Giovanni Falcone. . La pietra miliare di tutto questo lavoro dal punto di vista della diplomazia è la convenzione di Palermo. Nel 2020 come Farnesina abbiamo costruito il programma Falcone e Borsellino con 400 magistrati dall’America Latina e Caraibi che si formano con le autorità italiane».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/RED
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