Il Pm di Caltanissetta ha ordinato perquisizioni a Mondani e alla redazione di Report, esclude la pista Delle Chiaie. Ma Borsellino indagava sull’aggancio tra Mafia e Destra italiana
Dopo l’inchiesta mandata in onda ieri sera sulla strage di Capaci (leggi qui), il personale della Dia di Caltanissetta su mandato della procura ha eseguito perquisizioni in casa dell’inviato di Report Paolo Mondani, e nella redazione del programma.
Il motivo sarebbe, secondo quanto rivelato da Sigrifo Ranucci, quello di “sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc”.
La procura smentisce che sia mai stato menzionato il nome di Delle Chiaie, fondatore dell’organizzazione di estrema destra e golpista avanguardia nazionale, scomparso nel 2019, che secondo Report invece avrebbe fatto un sopralluogo dove poi venne messo il tritolo per l’attentato.
I giornalisti hanno mostrato verbali scomparsi, contenuti di informative di polizia, dichiarazioni di pentiti e testimoni. Per esempio Lo Cicero, ex guardaspalle del pentito palermitano Tullio Troia, soprannominato “O Mussolini” per le sue tendenze politiche. L’altra è la compagna di Lo Cicero, Maria Romeo, che colloca Delle Chiaie a Capaci nel giorno dell’attentato a falcone.
Delle Chiaie è stato coinvolto in alcuni processi sulla strategia della tensione e assolto per insufficienza di prove dalle accuse sulle stragi di piazza Fontana, a Milano, e Bologna e potrebbe essere l’aggancio mancante tra Stato e Mafia.
Una pista già seguita in passato perché Paolo Borsellino aveva capito e aveva cominciato a scavare sui collegamenti tra la mafia di Totò Riina ed entità esterne a Cosa Nostra come le frange eversive della destra italiana.
Il Pm Salvatore De Luca ha sottolineato che l’inchiesta è sulla “genuinità delle fonti” e non sul giornalista. «La perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario. Sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero, prima come confidente e poi come collaboratore di giustizia, che avrebbero permesso di evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina».
Secondo De Luca, «le dichiarazioni di Lo Cicero sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa procura sia dagli archivi dei carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo. Il riscontro negativo emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi. Le dichiarazioni sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa procura sia dagli archivi dei carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo. Alberto Lo Cicero sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie».
di: Micaela FERRARO
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