Palazzo Chigi discute lo stato d’emergenza mentre Emilia Romagna e Lazio prevedono lo stato di calamità. Il cuneo salino risale e l’acqua continua a diminuire
L’allarme siccità si fa sempre più concreto: le regioni del Nord Italia stanno valutando la possibilità di ordinare il razionamento dell’acqua, vietando il riempimento delle piscine e destinando la risorsa ai soli fabbisogni primari.
Si resta in attesa che il Governo dichiari lo stato d’emergenza per far avere alle aziende agricole ristori a compensazioni delle possibili perdite sul raccolto e per programmare l’intervento delle autobotti. «Credo ci siano le condizioni per arrivare a dichiarare lo stato di emergenza – ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. – La preoccupazione delle Regioni è giustificata e il Governo condividerà un percorso con le Regioni. Dobbiamo sostenere il comparto agricolo, che non è solo produttivo ma vitale per il nostro Paese grazie al presidio e alla manutenzione del nostro territorio».
Il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, ha già avuto un primo incontro con i tecnici dei ministeri e ha ammesso che “la situazione è delicata” e che la politica interverrà. Al tavolo dei lavori parteciperanno anche la Conferenza delle Regioni e il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio. La richiesta che si preannuncia, oltre quella dello stato d’emergenza, è la possibilità che fondi del Pnrr vengano messi a disposizione per la realizzazione di nuovi invasi. Ancora, tra le ipotesi anche quello di un quadro comune di ordinanze per prevenire lo spreco d’acqua e di un prelievo massiccio dai laghi successivo a un’intesa con i gestori degli invasi idroelettrici.
La ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, ha annunciato che il Governo sta laorando in accordo con le Regioni a un “piano acqua”: «l’emergenza idrica non ci coglie impreparati: sono 6 mesi che lavoriamo, con tutte le Regioni e diversi ministeri, a un “piano acqua” che sostenga l’intera filiera, dagli invasi agli acquedotti alle utenze finali».
Ha poi specificato: «il piano sarà gestito con un Contratto Istituzionale di Sviluppo sul quale abbiamo avuto già positivi riscontri dagli enti territoriali: l’investimento iniziale previsto è consistente, un miliardo a valere sul ciclo 2021-2027 del Fondo di Sviluppo e Coesione, ma potrebbe essere incrementato ancora. L’emergenza idrica è stata una delle mie priorità di azione fin dall’insediamento e cominciamo a cogliere i risultati dell’azione avviata: ho voluto con forza focalizzare sugli interventi idrici il primo programma di solidarietà europea dopo la pandemia, il React Eu. E pochi giorni fa, con la definizione della graduatoria dei progetti, è partito un intervento di ammodernamento e ristrutturazione delle reti idriche della Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata per 482 milioni. Ma il problema degli invasi o degli acquedotti-colabrodo non è solo meridionale: anche per questo abbiamo cominciato a istruire un Cis Acqua di portata nazionale, che restituirà a centinaia di migliaia di cittadini, agricoltori e imprese la certezza sull’erogazione anche in periodi di siccità come questo».
Nel frattempo l’Autorità di bacino del Po ha dichiarato l’allarme rosso. Nell’ultima riunione le parti coinvolte (Regioni, mondo agricolo, autorità di bonifica, aziende elettriche e multiutility) hanno stabilito che non verrà sospesa l’irrigazione delle campagne i prelievi verranno ridotti del 20%.
Il corso d’acqua, intanto, attraversa il suo periodo più nero: la portata è ai minimi storici causando il cuneo salino, la risalita inesorabile dell’acqua del mare, e rendendo l’acqua inutilizzabile per l’irrigazione che intanto va avanti grazie al prelievo dai laghi del nord.
Il segretario dell’Autorità, Meuccio Berselli, afferma: «giunti a questi livelli ogni decisione porta con sé margini di criticità ma il traguardo è minimizzare il danno quanto più possibile in attesa di potenziali integrazioni amministrative dei territori e organi di Governo».
L’emergenza coinvolge anche l’approvvigionamento dell’acqua potabile, in modo particolare in Piemonte, con 145 Comuni alle strette soprattutto nel Novarese e nell’Ossolano, e dove il livello del lago Maggiore è sceso di un metro negli ultimi tre giorni. La situazione non migliora nella Bergamasca e nell’Appennino parmense, così come nell’area del Delta del Po. L’Emilia Romagna e il Lazio dichiareranno nei prossimi giorni lo stato di calamità così da consentire di adottare le prime misure necessarie.
Enel Green Power Italia ha reso nota la decisione di spegnere temporaneamente le turbine della centrale idroelettrica di Isola Serafini di San Nazzaro a Monticelli, in provincia di Piacenza, a causa delle condizioni del fiume, attualmente sotto gli 8 metri. I responsabili hanno spiegato che l’impianto ripartirà appena verranno ripristinate le condizioni idrauliche sufficienti.
I principali operatori del settore idroelettrico fa sapere che le centrali vengono monitorate a stretto giro, nel rispetto delle regole imposte dall’Autorità di bacino sui deflussi minimi vitali, e che la situazione è al momento sotto controllo e non si riscontrano particolari criticità.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE