Sono queste le motivazioni rese note dal tribunale in merito all’archiviazione di uno dei casi più emblematici del movimento #MeToo

La Corte d’Appello di Parigi ha pubblicato le motivazione del non luogo a procedere pronunciato martedì in merito alle accuse di stupro avanzate nei confronti del regista Luc Besson (leggi qui).

Secondo i giudici, infatti, non sarebbe stato possibile stabilire il “mancato consenso” della sua denunciate, l’attrice belga-olandese Sand Van Roy che lo aveva denunciato nel 2018 dopo una presunta aggressione sessuale avvenuta in un hotel della capitale francese.

La Corte non ha tenuto conto di una perizia medica prodotta dai legali della donna in cui quattro medici confermavano la compatibilità di alcune ferite alla versione resa dall’attrice di un forzato rapporto anale. Allo stesso modo è stata respinta la richiesta di analisi delle lenzuola macchiate rinvenute nella camera d’albergo da Sand Van Roy.

Una sentenza che fa discutere, soprattutto perché non terrebbe conto delle testimonianze rese da altre tre donne che accusavano il regista di molestie e aggressioni sessuali, oltre che minacce di ritorsioni professionali. Secondo il tribunale, infatti, queste dichiarazioni descrivono Besson come un “predatore sessuale” ma “non sono in grado di verificare l’assenza di consenso” di Sand Van Roy.

«Non ti interessano prove fisiche e perizie (…), di qualsiasi elemento contro l’aggressore. Mi hai umiliato, diffamato, danneggiato a vita. Non credo più nella giustizia (…). Non sporgere denuncia. Soprattutto non il giorno dei fatti. Soprattutto non contro Luc Besson. Questo è tutto. Ho capito» – ha scritto Sand Van Roy su Twitter. I suoi avvocati, intanto, hanno annunciato ricorso in cassazione.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/IAN LANGSDON