Stando alle dichiarazioni del neo-pentito l’autore materiale dell’omicidio sarebbe il boss Triscuoglio e non Delli Carri, condannato a 26 anni per aver ucciso l’imprenditore pugliese
Il 6 novembre del 1922 l’imprenditore foggiano Giovanni Panunzio veniva ucciso dalla mafia. Oggi il collaboratore Patrizio Villani ha dichiarato che la “società foggiana” non doveva uccidere, ma solo spaventare l’imprenditore che si era rifiutato di pagare una tangente da due miliardi di lire.
Villani, 45 anni e allevatore di San Marco in Lamis ritenuto uno dei killer del cartello foggiano, sostiene d aver appreso l’informazione da Donato Delli Carri, condannato a 26 anni in via definitiva per l’omicidio di Panunzio.
Secondo quanto gli avrebbe confidato Delli Carri, la sera dell’agguato il commando aveva il solo obiettivo di spaventarlo ma Federico Trisciuoglio, che all’epoca dei fatti era ancora un semplice affiliato e solo in seguito sarebbe divenuto capo clan, gli avrebbe sparato agendo di testa sua.
Le dichiarazioni riaprono il caso: Trisciuoglio infatti non è mai stato imputato per l’omicidio di Panunzio. Un esponente del gruppo Francavilla-Sinesi gli avrebbe chiesto di assumersi la responsabilità dell’omicidio ma lui si sarebbe rifiutato, aprendo una frattura nella mafia foggiana.
Le dichiarazioni di Villani sono state iscritte negli atti del processo “Decima Bis” celebrato con rito abbreviato nell’aula bunker di Bitonto.
Villani si trova in carcere per una condanna definitiva a 30 anni per l’omicidio del 21enne Roberto Tizzano e per il ferimento dell’amico Roberto Bruno nell’ottobre del 2016 in un bar alla periferia di Foggia. Villani si è da poco pentito e sarà ascoltato nelle prossime udienze del processo.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/US/PS/GDF