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È scontro aperto tra i 5 stelle, ma è esclusa l’espulsione di Di Maio

Quella del Movimento 5 stelle sembra essere un crisi così profonda che difficilmente troverà un soluzione pacifica.

L’oggetto del contendere è un nuovo invio di armi all’Ucraina che vede inevitabilmente al centro l’operato del ministro degli Esteri, il pentastellato Luigi Di Maio. Nella nota finale dopo la riunione del Movimento si legge che “il Parlamento sia coinvolto su forniture militari“, quest’oggi in una nuova riunione con i vertici 5 stelle e i componenti del Movimento di commissioni parlamentari Esteri e Politiche Ue si è tentato di trovare una linea comune da portare la voto al Senato in vista del Consiglio europeo. Il vertice in Senato è stato rimandato a domattina e il capogruppo Leu alla Camera, Federico Fornaro ha assicurato che l’accordo sia “molto vicino“.

Dai 5 stelle arriva la richiesta di “un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento con riguardo alle linee di indirizzo politico che verranno perseguite dal governo nei più rilevanti consessi europei e internazionali, inclusa l’eventuale decisione di inviare a livello bilaterale nuove forniture militari, funzionale a rafforzare il mandato del Presidente del Consiglio in tali consessi“. Nella nota si sottolinea l’importanza che gli sforzi sul piano diplomatico in sinergia con gli altri Paesi europei sia una soluzione equilibrata, equa e sostenibile.

Per quanto riguarda Luigi Di Maio nella nota si legge che le sue “esternazioni” hanno distorto “le chiare posizioni” che il Movimento aveva assunto a maggio e sono state “integralmente ribadite, sempre all’unanimità“. Quelle di Di Maio sono state parole “irrispettose della linea di politica estera assunta” dal Movimento 5 stelle, che ha ribadito di non aver mai messo in discussione la partecipazione italiana a Nato e Unione Europea. Il Ministro è accusato di aver pronunciato parole “suscettibili di gettare grave discredito sull’intera comunità politica del M5S, senza fondamento alcuno“.

Per tutta la giornata di ieri l’ipotesi più gettonata era l’espulsione o autoespulsione del ministro degli Esteri, che avrebbe causato instabilità al governo, oggi sembra essere stata scongiurata questa possibilità con Conte che si è detto rammaricato dalle parole di Di Maio ma ha cercato di mediare tra le diverse correnti interne al Movimento.

Dalle riunioni dei componenti 5 stelle è emersa la linea sulla risoluzione da votare in Senato che cerca di evitare i problemi evitando i riferimenti alle armi ma sottolineando l’importanza del Parlamento e indicando una de-escalation militare come via da percorrere in Ucraina.

Il presidente della Camera, il 5 stelle Roberto Fico, ha dichiarato: «siamo arrabbiati e delusi. Non riesco a comprendere che il ministro degli Esteri Di Maio attacchi su delle posizioni rispetto alla Nato e all’Europa che nel Movimento non ci sono e non se ne dibatteva prima. Non c’è nessun Conte-Di Maio, state sbagliando prospettiva. L’unica cosa che c’è è, al massimo, Movimento-Di Maio, perché attaccare il M5s su posizioni che non sono in discussione dispiace a tutta la comunità del Movimento. È questo il punto».

Il portavoce del ministro Di Maio, Giuseppe Marici, in una nota ha scritto: «stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti M5S, titolari anche di importanti cariche istituzionali, oggi hanno rivolto al ministro Di Maio, impegnato in questo momento a rappresentare l’Italia all’importante tavolo europeo del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, dove si sta discutendo della guerra in Ucraina. Il ministro Di Maio non replicherà a nessuno degli attacchi che sta ricevendo in queste ore. C’è un limite a tutto, ciononostante non si può indebolire il governo italiano davanti al mondo che ci osserva, in una fase così delicata».

Il clima all’interno del Movimento era già teso a seguito della debacle delle comunali.

di: Flavia DELL’ERTOLE

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