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La figlia non avrebbe mai incontrato il boss e non intenderebbe iniziare a farlo adesso

Ha 27 anni Lorenza Alagna ed è l’unica figlia ufficiale di Matteo Messina Denaro. La 27enne, che non avrebbe mai incontrato suo padre durante gli anni di latitanza e avrebbe troncato ogni contatto con la famiglia paterna da anni, avrebbe spiegato ai suoi familiari di non aver intenzione di contrare il boss.

Sembra che almeno per il momento la donna non andrà ai colloqui in carcere. La giovane fino al 2013 ha vissuto con la madre nella casa della nonna materna, poi ha deciso di troncare ogni rapporto con il ramo paterno. Vive a Castelvetrano dove cresce suo figlio.

Non è noto se il boss abbia altri figli avuti dalle numerose relazioni che hanno costellato la sua vita. Sembrerebbe che un figlio sarebbe nato all’inizio degli anni 2000, ma non è certo. Secondo quanto raccontato dai medici della clinica dove è stato arrestato avrebbe detto di avere “due figlie” che però vivrebbero all’estero “e di non avere altri parenti”.

Trovata l’auto del boss

Anche la vettura di Matteo Messina Denaro è stata ritrovata, si trovava nei pressi dell’abitazione di Giovanni Luppino, l’autista del capomafia arrestato con lui lunedì mattina. Era stato proprio Luppino ad accompagnare il boss in clinica all’alba di lunedì. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti il boss avrebbe lasciato la sua Giulietta vicino all’abitazione di Luppino e con la Bravo dell’uomo incensurato hanno raggiunto Palermo.

La compagna di Bonafede: “non mi ha mai detto nulla”

“Mi è esplosa una bomba in casa” dice sotto shock Rosa Leone in un’intervista al Corriere della Sera, in cui spiega di essere da 11 anni la compagna di Andrea Bonafede, l’uomo da cui il boss aveva acquistato l’identità di copertura. O almeno lo era fino a ieri: “adesso però l’ho lasciato”.

Nell’intervista la donna spiega di non essersi accorta di nulla, “mi ha scongiurato, mi ha detto: ‘Scusa Rosa ma che dovevo fare? Iddu si è presentato da me e mi ha chiesto i documenti…'”. Leone ammette: “credo che anch’io avrei fatto così se mi fosse capitato, anch’io per paura avrei ceduto a un boss di quel calibro la mia carta d’identità. Tutti secondo me al suo posto l’avremmo fatto”. Tuttavia “Andrea – continua la donna – mi ha detto che loro due si conoscono da quando erano ragazzi”. Ora la donna giura di non sapere nulla, nemmeno della casa: “non mi ha mai detto niente di niente. Così adesso sono pure molto preoccupata. Gli inquirenti hanno sequestrato il telefonino anche a me!”.

Piantedosi: “ora gli inquirenti proseguano con le indagini”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è tornato a parlare dell’arresto di Matteo Messina Denaro sostenendo che «bisogna che gli inquirenti continuino e proseguano in questo capillare e incessante lavoro che stanno facendo di analisi e di indagine della latitanza e della posizione di Matteo Messina Denaro».

Lo ha detto durante la firma del Patto per la sicurezza urbana integrata e la vivibilità a Bologna, in Prefettura, dove ha poi aggiunto: «questo è stato frutto di un’indagine sviluppatasi con sistemi tradizionali molto classici e molto normali – sottolineando l‘importante dispiegamento delle forze dell’ordine -. Ci stanno lavorando proficuamente e meritano sostegno, plauso e credito la procura di Palermo e i carabinieri in concorso con altre forze di polizia». Una precisazione che suona come un tentativo di scuse dopo le polemiche sulla lunga latitanza del mafioso a pochi passi da alcuni nuclei delle forze dell’ordine. Piantedosi ha, infine, ricordato come adesso si stia muovendo qualcosa «anche sulle indicazioni che pervengono da tutte le forze di polizia rispetto al fatto di ricercare i luoghi che erano stati frequentati».

di: Flavia DELL’ERTOLE

aggiornamenti di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA