Il ministro della Salute ha sottolineato che una legge non è più rinviabile, caldeggiando un intervento a sostegno dei costi per il suicidio medicalmente assistito che sono stati addebitati al 44enne marchigiano

Continua a destare scalpore la notizia, rilanciata dall’associazione Luca Coscioni, che Mario, il 44enne marchigiano rimasto paralizzato 12 anni fa in seguito a un incidente stradale e primo in Italia cui è stato concesso il suicidio medicalmente assistito, dovrà farsi carico delle spese mediche per il trattamento.

«In assenza di una legge lo Stato italiano non si fa carico dei costi dell’assistenza al suicidio assistito» spiega l’associazione, che fa sapere che a Mario saranno addebitati cinquemila euro di spese per l’acquisto del farmaco e per le apparecchiature per l’infusione.

Mentre l’associazione a questo scopo ha lanciato una raccolta fondi per consentire a Mario di “esercitare il diritto di scegliere di porre fine alle proprie sofferenze“, sulla vicenda è intervenuto anche il ministro alla Salute Speranza.

Dalle colonne della Stampa il ministro assicura che “una volta che la procedura di verifica del rigoroso rispetto delle condizioni individuate dalla Consulta sia stata completata, le strutture del servizio sanitario nazionale non possono assumere atteggiamenti ostruzionistici, né è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente“.

Speranza rilancia anche il progetto di legge sul fine vita, bloccata in Senato, che “non è più rinviabile“, precisando che fino ad allora il compito del Governo sarà quello di “garantire, d’intesa con le Regioni, l’attuazione della sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul suicidio medicalmente assistito“.

«Non è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente che si rivolge, come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale, a strutture pubbliche. Anche su questo aspetto il governo non farà mancare, laddove sia necessario, un tempestivo chiarimento e intervento» conclude il ministro.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI