L’operaio si era lasciato andare a “urla e biasimi” dopo aver scoperto di ricevere una busa paga ridotta rispetto ai suo colleghi dello stesso livello

Era stato licenziato nel 2017 per “aver degenerato in urla e biasimi” contro il datore di lavoro; oggi l’operaio metalmeccanico è stato reintegrato dalla Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dall’azienda.

All’epoca l’uomo aveva scoperto di ricevere uno stipendio inferiore rispetto ad altri dipendenti dello stesso livello; alla notizia aveva reagito sventolando i suoi documenti retributivi davanti ai colleghi e lasciandosi andare a urla e frasi di “biasimo” e “critica”.

Di qui la decisione dell’azienda di licenziarlo, trovando l’assenso del Tribunale di Genova prima e il freno della Cassazione poi.

In alternativa, la Corte Suprema ha proposto all’azienda di avviare il licenziamento provvedendo però a corrispondergli cinque mensilità dell’ultimo stipendio.

Secondo i giudici “un singolo episodio consistito essenzialmente in intemperanze verbali conseguenti alla scoperta di essere trattato in modo deteriore rispetto agli altri dipendenti” non avrebbe determinato “nessuna ulteriore conseguenza non essendo sfociato in vie di fatto, né causato un qualsivoglia danno alla società“.

di: Marianna MANCINI

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