Nate in seno alle politiche anti migratorie dell’amministrazione Trump le proteste sono l’occasione, per il presidente, di sferrare un attacco al governatore dem della California
Da venerdì 6 giugno in alcune zone degli Stati Uniti è iniziata una guerriglia urbana.
Le tensioni esplodono a seguito delle politiche anti migratorie portate avanti dall’amministrazione Trump per mezzo dell’ICE (l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione). A Los Angeles gli agenti dell’ICE hanno compiuto diverse operazioni per arrestare presunti migranti irregolari.

Da quanto si apprende gli agenti hanno eseguito anche perquisizioni senza preavviso in luoghi di lavoro dove reputavano fossero presenti persone migranti, per coglierle di sorpresa. Secondo quanto dichiarato dal vice-capo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, l’ICE dovrebbe arrestare almeno tremila persone al giorno. Quella delle perquisizioni a sorpresa è una pratica già utilizzata durante il primo mandato del presidente Donald Trump e ha scatenato una violenta risposta dei manifestanti contro la polizia in tenuta antisommossa. Gli scontri, infatti, sono durati fino alla sera di venerdì e proseguiti nei giorni seguenti con almeno 150 arresti secondo quanto riporta la Cnn.
Oltre a LA la popolazione è scesa in piazza anche a San Francisco, Seattle, Dallas, Atalanta, Austin e New York e la reazione dell’inquilino della Casa Bianca è stata quella di mobilitare Guardia Nazionale prima e Marines dopo. Una reazione spropositata dato che già sabato la situazione a Los Angeles era rientrata e si stava tornando alla normalità, ma che rientra nella logica trumpiana che, da tempo, minacciava di inviare l’Esercito nelle città e negli Stati a guida democratica (come Los Angeles e California) che non garantirebbe il mantenimento di “legge e ordine”.

Per disperdere la folla la polizia ha usato granate stordenti e sparato alcuni proiettili di gomma, colpendo anche una giornalista australiana che stava raccontando la situazione, Lauren Tomasi, dell’emittente Nine Network.
Per il momento l’amministrazione Trump non ha invocato l’Insurrection Act, che consentirebbe alle truppe di partecipare direttamente alle attività di polizia civile, secondo quanto riporta l’ANSA. Intanto si incendia lo scontro tra il presidente e il governatore della California, Gavin Newsom. Quest’ultimo su X scrive: «sono appena stato informato che Trump sta dispiegando altri 2.000 soldati della Guardia nazionale a Los Angeles. I primi 2.000? Senza cibo né acqua. Solo circa 300 sono schierati: il resto è fermo, inutilizzato, negli edifici federali senza ordini. Non si tratta di sicurezza pubblica. Si tratta di accarezzare l’ego di un presidente pericoloso. Questo è spericolato. Inutile. E irrispettoso nei confronti dei nostri soldati».

Newsom è uno dei maggiori critici dell’amministrazione Trump e ha dichiarato “illegale” e un “eclatante abuso di potere” l’invio dei marines in California, secondo la Casa Bianca invece a Los Angeles sarebbe in corso un’emergenza nazionale di altissima gravità, proprio il presidente sul suo social Truth ha descritto LA come “invasa e occupata” da un’“orda violenta e rivoltosa”. Il consigliere sull’immigrazione, Stephen Miller, ha parlato di una “battaglia per salvare la civiltà”.
Pam Bondi, la procuratrice generale, ha invece parlato di “paese del terzo mondo” riferendosi a Los Angeles e ha assicurato l’intenzione di perseguire penalmente a livello federale quanti stiano aggredendo le forze dell’ordine.
Il presidente statunitense ha anche portato avanti l’idea che i manifestanti siano “pagati da qualcuno” sostenendo di “non sapere chi ma qualcuno li paga oppure sono agitatori“. Dopo averli già definiti “invasori stranieri” e “criminali del terzo mondo” Trump ha chiamato i manifestati “animali“. Secondo Donald Trump “quando ci sarà la pace a Los Angeles i soldati se ne andranno” e ha ribadito che “se i manifestanti sono pericolosi, se tirano mattoni, se sputano in faccia agli agenti, se prendono a pugni le persone, l’esercito risponderà con una grande forza e loro finiranno in galera per lungo tempo“.
A Los Angeles la sindaca Karen Bass ha imposto il coprifuoco (in alcune zone) “per fermare vandalismi e saccheggi” dichiarando “l’emergenza locale“. Coprifuoco che non è stato rispettato da diversi gruppi di manifestanti, in “decine” sono stati arrestati dalla polizia di LA.
Foto di copertina: EPA/ALLISON DINNER
