Imparare a cadere per trasformare la caduta in un “trampolino di lancio” per ripartire, più forti di prima: è questo il messaggio del tour “Non ci ferma nessuno” di Luca Abete. L’intervista
Imparare a cadere: è questa la prima lezione in ogni sport agonistico (e non), il primo allenamento che viene impartito a un atleta, e, metaforicamente (ma non così tanto) la prima lezione che ogni bambino nell’uscire dal nido confortante di casa sua deve apprendere. Imparare a cadere nel modo giusto dalla bicicletta, dai pattini, correndo, pattinando, saltando; ma anche imparare a cadere nel modo giusto quando a fare lo sgambetto è la vita. Quando si è nati in un posto difficile, in una famiglia disfunzionale, ad esempio, ma anche “semplicemente” quando si subisce una sconfitta.
Imparare a perdere, e dunque a cadere, e imparare a rialzarsi, sfruttando quello slancio, necessario per rimettersi in piedi, per ripartire e farlo addirittura meglio rispetto alla prima volta. È questo il concetto alla base del tour motivazionale “Non ci ferma nessuno” di Gianluca Abete, storico inviato di Striscia la Notizia in Campania.
Il Mondo lo ha intervistato in occasione dell’avvio dell’undicesima edizione.
Noncifermanessuno è arrivato all’undicesima edizione: ma come è nata l’idea di questo progetto di comunicazione?
–Sono appassionato da sempre all’evoluzione dei linguaggi della comunicazione. Fin da ragazzino li sperimentavo e non ho mai smesso. Quando mi è capitato di incontrare gli studenti, le loro domande sul mio percorso professionale mi hanno costretto a ripercorrere la mia vita e scoprire il valore di vari passaggi vissuti che avevo sottovalutato. Loro ascoltavano con attenzione e la gratitudine che ricevevo mi ha fatto capire che necessitavano proprio di questo: storie credibili alle quali ispirarsi per credere nella possibilità di raggiungere i loro sogni. Ho provato, così, a realizzare un format sperimentale che di fatto ha avuto successo.
Qual è il focus del tour, il suo obiettivo principale?
-L’obiettivo è mettersi in gioco, riappropriarsi dei propri sogni, esplorare se stessi, eliminare alibi che frenano la propria sperimentazione, riconoscere quel talento che vive dentro e che non emergerà mai se non viene cercato. Parlare di sconfitte senza drammatizzare, ma praticando il “rialzismo”: l’arte di imparare a cadere trasformando ogni caduta in un trampolino di lancio per ripartire magari più forti di prima.
Il claim di questa edizione è “Nessunə è Solə”, concetto che si può declinare in molti modi, ma trovo interessante soprattutto la contrapposizione tra solitudine e rumore: come si riconosce quindi quel disagio che “non urla”?
–Il nostro è un format basato sull’ascolto. Una delle emergenze ricorrenti che viene sviluppata durante i talk è la solitudine. Per questo, Nessunə è Solə è il claim, lo stimolo, il punto di partenza utile ad esplorare quelle che ho definito nuove solitudini. Il giudizio frettoloso a noi non interessa. Noi mettiamo a confronto i racconti, le sensazioni, i punti di vista degli studenti che riconoscendosi nelle storie ascoltate avvertono una piacevole sensazione di benessere. È questa la nostra mission: accorciare distanze e riscoprirsi più vicini, figli magari della stessa paura. Non a tutti viene facile raccontarsi, ma se si crea l’atmosfera giusta nel frastuono dei tempi che viviamo, il silenzio di chi è più fragile può lasciare il campo al dialogo proficuo e alimentare quel percorso utile a scoprire che la solitudine talvolta è solo percepita, non è reale.
I temi dell’edizione sono diversi, spaziano dalla violenza di genere all’ecologia: ce ne può parlare?
–La nostra community è fatta di sensibilità. Sono diverse le tematiche che in tanti hanno a cuore e nel nostro “contenitore” dedichiamo da sempre spazio all’ambiente promuovendo il riciclo della plastica anche nelle università installando i compattatori Recopet che con un’app premiano ogni conferimento e anche distribuendo i raccoglitori Rivending per rendere eco sostenibili anche gli spazi riservati ai distributori automatici. La lotta alla violenza di genere è al centro di un esperimento interattivo in aula sulle storie di apparente normalità che invece celano situazioni di rischio per le donne. Si chiama #sempre25novembre e sta riscuotendo grande attenzione anche tra la parte maschile della nostra community.
Che accoglienza ha ricevuto il tour nella sua prima tappa universitaria, a Napoli? E cosa si aspetta dai prossimi appuntamenti?
–Ogni tappa è diversa, ma una cosa che le caratterizza è sempre l’attesa, la curiosità, la voglia di viverla intensamente degli studenti. Quella di Napoli ha sempre un sapore diverso perché rivedo in loro me stesso quando avevo la loro età e sento l’emozione ma anche la responsabilità di riuscire nell’intento di sviluppare quelle ispirazioni utili che magari avrei voluto ascoltare e che non ho ricevuto. #NonCiFermaNessuno è un viaggio meraviglioso è la voce che disturba il silenzio imposto. È la mano tesa a chi si sente perso. È la prova vivente che il cambiamento esiste, basta non smettere di cercarlo.
di: Micaela FERRARO
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