Il Vesuvio fa paura e i fenomeni nei Campi Flegrei si intensificano: cosa sta succedendo in Campania e in cosa consiste il piano di emergenza del Governo?
La Campania trema, sempre di più e sempre più forte. Lo sciame sismico ai Campi Flegrei continua a spaventare la popolazione locale, ma non solo, e l’ultima serie di scosse avvenuta il 22 maggio nelle prime ore del mattino ha raggiunto magnitudo 3.6 con epicentro nel golfo di Pozzuoli, a una profondità di quattro chilometri. Le persone si sono riversate per strada e sono in molti a chiedere un intervento più deciso del Governo. La premier Giorgia Meloni ha convocato un vertice interministeriale per fare il punto della situazione e ha assicurato che il monitoraggio è costante, ma la paura è difficile da razionalizzare. Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha dichiarato che l’Esecutivo sta lavorando per definire il piano di evacuazione che “resta nel cassetto” ma che andrà utilizzato “se dovesse rendersi necessario”. Ha assicurato inoltre che l’orientamento della Commissione Grandi rischi è quello di “confermare l’allerta gialla” e ha confermato che il sisma bonus al momento è escluso: «si troveranno altre soluzioni, compresa l’ipotesi di capire se non sia utile anche la strada di sostenere il cittadino che decida di andare via dall’area, un’ipotesi da non sottovalutare». Per la messa in sicurezza dei Campi Flegrei servirebbero – sempre secondo Musumeci – oltre 500 milioni di euro. Una parte di risorse è stata stanziata con il decreto legge 140, la rimanente “verrà integrata”. Al momento sono all’attivo 55 squadre di tecnici, per un totale di un centinaio di esperti, che stanno cercando di capire “quanti edifici privati resisterebbero alla sollecitazione di un terremoto”. Per prima cosa il piano prevede la messa in sicurezza di scuole, municipi, carceri: ma nell’intera area vivono 80mila persone, e benché Musumeci sostenga che chi sceglie di rimanere “sa di vivere in un’area che presenta dei rischi”, è molto più difficile scegliere di andarsene, tanto per un discorso economico quanto, indubbiamente, per un discorso emotivo.
Cosa succede ai Campi Flegrei
I Campi Flegrei si estendono a ovest di Napoli tra la collina di Posillipo, Bagnoli e i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Giugliano, arrivando a includere una parte del Golfo di Napoli. È un’area vulcanica attiva da 80mila anni che comprende circa 40 centri vulcanici. Il nome deriva dal greco e la sua traduzione, “campi in fiamme”, lascia comprendere quanto questa zona sia sempre stata interessata da un’intensa attività vulcanica, fin dai tempi di Virgilio, il poeta che nell’Eneide descriveva il lago di Averno come “l’ingresso per gli inferi”, metafora ripresa poi da Dante nella Divina Commedia.

Quello che succede ai Campi Flegrei (ma anche in tutte le aree vulcaniche simili, vale a dire nelle caldere) è il cosiddetto bradisismo: un fenomeno di innalzamento e abbassamento del suolo generato dall’aumento o dalla diminuzione della pressione negli strati di roccia più superficiali (tendenzialmente qualche chilometro). L’aumento di pressione causa il sollevamento della superficie e può essere dovuto a due cose: una intrusione di magma a bassa profondità, nei serbatoi principali più profondi, e quindi il volume aggiunto del magma in risalita spiega l’innalzarsi del terreno; oppure al riscaldamento degli acquiferi superficiali, causato a sua volta dal gas più caldo che viene emanato dal magma. In questo secondo caso, che è quello che ci interessa nel caso specifico, l’effetto è paragonabile a quello che avviene quando si utilizza una pentola a pressione: l’acqua si riscalda e produce un vapore tale che aumenta di volume e fa fischiare il coperchio. L’abbassamento della superficie invece si ha o per via del rilascio di pressione, se si aprono delle fratture sul terreno ad esempio, oppure perché il magma si raffredda e la variazione di temperatura fa diminuire il suo volume. I Campi Flegrei sono una “pentola a pressione” insomma, perciò la superficie si alza e si abbassa ogni volta che le esalazioni si intensificano e poi “scaricano”, quando si creano fratture. La pressione nel sottosuolo può essere così forte da spaccare le rocce e da qui si generano i terremoti: in sostanza a un aumento del livello del suolo corrisponde un aumento di pressione interna, che fa a sua volta aumentare la sismicità.

La “nuova” fase di sollevamento della caldera è iniziata nel 2005 e da allora non si è mai fermata: dall’anno scorso però i movimenti sismici si sono intensificati e la frequenza delle scosse è aumentata. In risposta a questo sono state potenziate le attività di monitoraggio del vulcano e sono state rafforzate le azioni di prevenzione del Sistema di protezione civile. Nel tentativo di scongiurare l’ipotesi peggiore è stato anche ideato un piano speditivo per l’emergenza, approvato con il Decreto legge 140 del 2023 dal Governo Meloni, che tuttavia potrebbe non essere sufficiente per arginare il problema. Ce lo ha spiegato un volontario della protezione civile che ha chiesto di rimanere anonimo: «il problema non è facile da risolvere, è una situazione estremamente delicata. Oggi si sta pagando lo scotto della cattiva politica degli anni. Il bradisismo non è un fenomeno nuovo, non esiste da ieri: hanno costruito case, hanno avviato attività, in una zona in cui non gli sarebbe dovuto esser permesso costruire. Tutta quell’area lì, intorno a Pozzuoli, è un’enorme caldera: è come vivere vicino allo sfiato di una pentola a pressione, i rischi sono molteplici». La fonte ci ha evidenziato l’esistenza di tre diverse problematiche: il magma, che però è difficile che risalga, con la camera magmatica ferma sempre nella stessa posizione; il movimento del suolo, causato dalla pressione verso l’alto dell’aria che quattro anni fa scendeva di due millimetri e adesso sale di altri due: un movimento lento e costante che fa tremare la terra e crea spaccature, le quali danno origine ai fenomeni sismici; e infine le esalazioni di anidride solforosa causate dalle suddette spaccature. «Nell’immediato le esalazioni sono il pericolo più grande: ci sono già stati dei morti perché si sono trovati vicini ai vapori tossici. Ma su larga scala il pericolo più grosso sono ovviamente i movimenti del terreno, che rischiano di buttar giù tutto». Anche immaginare una soluzione non è facile, per questo il piano messo a punto dal Governo non convince tutti: «il piano di sicurezza non può essere infallibile perché l’unico modo reale per mettere tutti gli abitanti al sicuro sarebbe costringerli ad evacuare, e va da sé che non è possibile. Se il popolo non collabora non si farà mai nulla. Ripeto, è un problema che è sempre esistito: le persone non usano nemmeno il campo allestito per sicurezza perché hanno paura a lasciare scoperte le proprie case, temono lo sciacallaggio, l’occupazione degli ambienti. È comprensibile, ma questo rende tutto più difficile. Il problema c’è sempre stato ma è stato sempre affrontato a livello locale: adesso che il pentolone è stato scoperchiato bisognerà trovare una quadra a livello politico. Il Governo attuale paga gli errori di chi lo ha preceduto nel corso degli anni, così come ogni sindaco ha pagato le scelte di chi è venuto prima, ma – per capirci – nei resti romani troviamo indicazioni del fenomeno del bradisismo. Voglio dire che questo è un problema che viene ignorato, archiviato, veramente da prima di cristo».



Come funziona il piano per l’emergenza
Con il già citato decreto legge 140 del 2023, abbiamo detto che il Governo Meloni ha approvato il “piano speditivo per l’emergenza bradisismo ai Campi Flegrei”. Ma cosa prevede, il piano? Sono identificati tre scenari di rischio, suddivisi in base ai danni che i terremoti e gli sciami sismici possono provocare. Il più grave è il terzo, che prevede “un piano di evacuazione per la popolazione”. La pianificazione, in quest’ultimo caso specifico, è suddivisa a livello comunale, regionale e nazionale ma non sono previsti gemellaggi con altre Regioni, come invece accade nel piano per il rischio di eruzione vulcanica. Ciò significa che se l’evacuazione avverrà per bradisismo (e non per fuoriuscita di magma) gli sfollati non saranno portati in altre Regioni: la Campania ha pianificato attraverso il Dipartimento di Protezione Civile regionale l’accoglienza sia nelle strutture messe a disposizione dalle istituzioni (palestre e palazzetti) sia in hotel convenzionati: è stato siglato un accordo quadro con Federalberghi Campania proprio nell’ottica si verifichi quest’ultimo scenario.
Lo scenario di rischio tre, che come dicevamo è il peggiore, scatterà nel caso di “un aumento importante” del sollevamento del suolo e un aumento in “frequenza ed energia” della sismicità nella “zona di intervento ristretta” dei Campi Flegrei, quella viola sulla mappa del bradisismo. Questo scenario prevede condizioni che provocano “danni significativi degli elementi strutturali dei sistemi edilizi ed infrastrutturali tali da non poter più garantirne la sicurezza, la funzionalità ed i servizi di base per i cittadini o comunque la convivenza della popolazione con i fenomeni in atto”. Quindi, sulla base dei danni rilevati e delle valutazioni scientifiche (dai CdC e dalla Commissione Grandi Rischi CGR-SRV e SRS), nonché dalle richieste dei Comuni, il Dipartimento della protezione civile, in raccordo con la Regione Campania ed i Sindaci dei Comuni interessati, può decidere “l’eventuale allontanamento parziale o totale della popolazione”. Perché il piano scatti è necessario che il Consiglio dei Ministri dichiari lo stato di emergenza nazionale, su proposta del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e su richiesta del Presidente della Regione. A quel punto il sindaco adotterà l’ordinanza di sgombero di tutti gli insediamenti abitativi interessati dall’evacuazione e verrà attivata la Direzione di Comando e Controllo della Protezione Civile sul territorio presso la sede di S. Marco Evangelista a Caserta. Il DPC e la Regione, attraverso la DiComaC assumeranno il coordinamento delle attività di allontanamento e trasferimento della popolazione dall’area individuata.

di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA
