In corso l’Eurogruppo e l’Ecofin per dare una “risposta unita dell’Ue”. Pesa il veto dell’Ungheria mentre il tedesco Lindner rilancia il tetto al prezzo del gas
È in corso a Praga un tesissimo Consiglio Ue che riunisce i ministri dell’Energia degli
Stati membri per affrontare la spinosa questione del gas e la “situazione straordinaria sui mercati dell’energia“.
Lo scopo annunciato anche dalla commissaria Ue all’Energia Kadri Simson è quello di trovare una “risposta unita dell’Ue per mitigare gli aumenti dei prezzi e stabilizzare i mercati finanziari dell’energia” ma nei fatti le divergenze ostacolano il processo di sintesi.
«La Russia ha usato le sue forniture come arma per fare crescere i prezzi dell’energia il prossimo inverno, ma anche per indebolire le nostre economie e dividere politicamente l’Unione europea e dobbiamo fare in modo che i loro sforzi falliscano» rilancia ancora Simson.
Come previsto date le posizioni espresse nei giorni scorsi, l’Ungheria ha apposto il suo veto all’imposizione di un tetto al prezzo del gas russo, soluzione invocata da più voci oltre che dalla stessa presidente della Commissione Von der Leyen.
«Il price cap è una sanzione energetica nascosta – ha scritto in un post su Facebook il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó. – Abbiamo chiarito che non siamo nemmeno disposti a negoziare sanzioni energetiche».
«È guerra dell’energia, non c’è tempo da perdere» è l’appello del presidente del Consiglio Ue che dunque protrae la discussione.
Alle posizioni di Budapest si oppone fermamente Berlino con il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner che inviterà “tutti i Paesi membri a sostenere la proposta di un price cap sul petrolio“, come già sostenuto nell’ambito degli accordi del G7.
«Dobbiamo evitare che ci siano finanze disponibili (per la Russia, ndr) e vogliamo assicurarci di mantenere un livello di prezzi» sostenibile.
Al punto stampa ha parlato Cingolani, sostenendo che il clima introno al tavolo fosse comunque costruttivo. Il ministro ha sottolineato la difficoltà di trovare una soluzione che possa accontentare tutti i Paesi, che sono profondamente eterogenei. Il ministro ha poi dichiarato di aver “finito il lavoro” ed essere intenzionato a trovare un nuovo impiego, chiudendo la porta a possibilità politiche future dichiarandosi “un tecnico del governo Draghi“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/PALAZZO CHIGI