I genitori del ricercatore ucciso nel 2016 tornano a chiedere chiarezza sulle circostanze della morte del figlio. Il processo a Il Cairo è ancora in stallo perché non è stato possibile avere gli indirizzi degli imputati per la notifica del procedimento

«Questi hanno confermato ufficialmente che non collaboreranno. Ed è giusto secondo noi prender dei provvedimenti seri nei loro confronti, perché la realpolitik non può prevalere sui diritti umani». Sono le parole di Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio, intervenuti in collegamento a Che Tempo Che Fa, su Rai Tre.

I genitori del ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016 hanno, poi, parlato del processo ai quattro uomini dei servizi segreti de Il Cairo, ancora in stallo perché non è stato possibile avere gli indirizzi per la notifica del procedimento. Il prossimo 15 luglio è prevista l’udienza alla Corte di Cassazione sul ricorso contro la sospensione.

«Per l’Egitto tutto è fermo, tutto è chiuso e non ha alcuna voglia di collaborare – ha continuato Paola Regeni – in questo periodo i nostri politici hanno stretto mani, hanno telefonato, hanno avuto incontri con i ministri e anche con il presidente dittatore Al Sisi, dove ogni volta veniva promessa la collaborazione. Continuano a essere presi in giro».

Claudio Regeni ha anche lanciato un appello per aiutare a reperire gli indirizzi degli imputati per poter notificare il procedimento.

«Ci sono delle foto che riguardano gli imputati – ha dichiarato Claudio Regeni – Noi vorremmo fare un appello a chiunque abbia informazioni riguardanti questi imputati che si faccia avanti scrivendo alla nostra avvocata, Alessandra Ballerini».

Il presidente della Camera Roberto Fico all’indomani delle parole espresse dai genitori di Giulio ha dichiarato che l’Italia non si ferma: «noi sappiamo che l’Egitto non vuole collaborare, anzi ha alzato un muro e noi invece dobbiamo in tutti i modi riuscire a far proseguire i processi perché è un dovere morale per il nostro Paese».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/FNSI

FOTO: