Fra le lacrime di Mou e l’emozione dei tifosi, mai così compatti, i giallorossi riportano un pezzetto d’Italia in vetta in Europa

Erano 12 anni che una squadra italiana non alzava una coppa europea: ieri sera, supportata dal calore di migliaia di tifosi in una Tirana blindata, la Roma ha vinto la Conference League (qui il racconto della partita).

L’entusiasmo, ma anche la tensione, sono alle stelle nella capitale albanese dove già dalla notte di martedì i giallorossi e gli olandesi del Feyenoord si rendono protagonisti di scontri e disordini. Nel pomeriggio pre-partita la polizia albanese, coadiuvata da un contingente di forze dell’ordine del Kosovo, ferma 60 persone di cui 48 tifosi italiani e ne rimpatria altri 80.

La situazione non è più serena a Rotterdam dove sono state arrestate 72 persone dopo una notte di caos e guerriglia urbana, tanto che la Polizia ha risposto ai lanci di pietre, petardi, bicchieri e bottiglie con gli idranti.

I tifosi della Roma aspettano da 14 anni il loro posto in Europa e, anche se si tratta di una League “secondaria”, è pur sempre il secondo trofeo continentale mai vinto dalla magica. Ed è da qui che i ragazzi di Mourinho promettono di ripartire.

Al 32esimo Zaniolo asseconda l’ambizione di Mou e, nonostante una partita non brillantissima, segna il gol che cambierà il match e porta i compagni a sognare l‘Europa League: «è stupendo, ho realizzato il sogno che avevo da bambino. Questa è per i tifosi». È ancora incredulo l’attaccante classe ’99, che dedica il trofeo “a mia mamma, mio nonno, mio papà e mia sorella che mi sono stati vicini nei momenti difficili“.

L’emozione a Trigoria non risparmia neppure il granitico special one, che ora nella sua bacheca vanta 26 titoli, fra i quali tutti i trofei esistenti nel Vecchio continente.

«Tante cose passano nella mia testa allo stesso tempo. Sono stati undici mesi incredibili. Oggi bisognava scrivere la storia e l’abbiamo fatto; vincere è sempre bello, ma vincere scrivendo la storia è speciale...» dice il portoghese ai microfoni, che non esita a rassicurare la curva, innamorata più che mai: «io rimango, non c’è dubbio, io voglio restare qui. Anche se ci sono tante voci. Sono romanista al 100%».

Davanti alle stesse telecamere con alle quali non ha mai risparmiato parole al vetriolo, polemiche e provocazioni, Mou non nasconde nemmeno l’emozione e scoppia in un pianto liberatorio in cui ci sono la gioia di una vittoria ritrovata ma anche la frustrazione di una stagione non facilissima per la Roma che, un passo alla volta, promette di guardare al futuro: «ora festeggiamo, ce lo meritiamo. Ma una squadra vera festeggia, e poi riparte: dobbiamo fissare in testa questo momento e poi farlo ricapitare prima possibile. Ai tifosi abbiamo restituito un pezzettino di tutto quello che ci hanno dato» aggiunge il capitano Lorenzo Pellegrini.

Questa mattina la squadra ha fatto ritorno nella Capitale in cui ieri, per tutta la notte, sono esplosi i festeggiamenti: erano 60 anni che la città non festeggiava un trofeo così. A Fiumicino 200 irriducibili attendono la rosa di rientro da Tirana, dopo aver colorato di giallo e di rosso un Circo Massimo gremito.

Dalle strade, il tifo arriva fino a Palazzo Madama dove oggi il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri si è orgogliosamente presentato con una sciarpa giallorossa al collo. «È una grande soddisfazione, molti dicono che non è una coppa importantissima ma noi siamo contenti perché Roma non è che vince frequentemente. E quindi lasciateci gioire. Ci saranno coppe più importanti, ma noi siamo abituati a soffrire, Roma si accontenta di poco».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ TELENEWS