L’esercito israeliano ha comunicato che non ci sarà alcuna inchiesta relativa alla morte di Shireen Abu Akleh, uccisa in un campo profughi in Cisgiordania

L’esercito israeliano non aprirà alcuna indagine interna per accertare la dinamica dell’omicidio di Shireen Abu Akleh, la giornalista palestinese-americana uccisa nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania. La reporter di Al Jazeera è stata raggiunta alla testa da colpi di arma da fuoco (leggi qui).

«In considerazione della natura dell’attività operativa, che comprendeva intensi combattimenti e ampi scontri a fuoco, è stato deciso che non era necessario aprire un’indagine della polizia militare in questa fase» si legge sul Jerusalem Post.

Stando a quanto riferito dal quotidiano israeliano Haaretz, la polizia militare ha deciso di non avviare un’indagine perché non vi è alcun sospetto di atto illecito, ma anche perché una tale inchiesta, in cui i soldati verrebbero considerati dei sospetti, potrebbe incontrare forte resistenza all’interno della società israeliana.

Ad Al Jazeera, la famiglia della giornalista ha detto di non essere sorpresa: «Ce lo aspettavamo da parte di Israele. Ecco perché non volevamo che partecipassero alle indagini. Vogliamo che chiunque sia responsabile risponda di queste azioni. Invitiamo in particolare gli Stati Uniti, perché cittadina americana, e la comunità internazionale ad aprire un’indagine giusta e trasparente e a porre fine alle uccisioni».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/ABED AL HASHLAMOUN